Chaski - giugno 2000

 

Sommario

  1. 11 Giugno 2000 - XX Giornata della Solidarietà
  2. Solidarietà
  3. Famiglia ammalata ma crescono le adozioni
  4. Rosario: "La mia esperienza come animatrice - coordinatrice del Gruppo Kantutita"
  5. Il Tesoro - di Camila
  6. Elmer l'elefantino variopinto
  7. Programma dei giochi per la XX Giornata della Solidarietà
  8. Progetto di prevenzione e cura delle malattie renali in Bolivia
  9. Io e l'altra mamma - di Daniela
  10. Associazione "Progetti Solidarietà Il Conventino Onlus"




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11 GIUGNO 2000
XX GIORNATA DELLA SOLIDARIETÀ
Grande festa nella famiglia del Conventino

Programma
ore 9.30 Accoglienza alle famiglie
11.00S. Messa
12.00Pranzo
14.00Giochi all'aperto organizzati dal Gruppo Kantutita
14.15Incontro dei genitori con d.Giuseppe Belotti, vice-direttore del Centro. Parlerà sul tema: I disturbi del bambino interrogano la famiglia
16.00estrazione della lotteria

* il ritrovo è al Patronato San Vincenzo (v. Gavazzeni n. 3 - Bergamo)
* per la S. Messa i genitori e i bambini sono invitati a preparare spontanee preghiere dei fedeli.
* per il pranzo funzioneranno due mense; saranno serviti fino a 300 pasti per ogni mensa, secondo il numero progressivo del buono-pasto.
* alla Festa possono partecipare parenti ed amici.
Durante la S. Messa faremo conoscenza con i bambini arrivati durante l'anno e ringrazieremo il Signore per questo dono



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SOLIDARIETA'
Vlad é uscito per la quarta volta dal Rizzoli di Bologna ed é ospite dell'Oasi dell'Accoglienza di Fano della signorina Maria Chiera, assistito giorno e notte dalla signora Rosaura.
Nel mese di maggio, liberato finalmente dal gesso, inizierà una lunga riabilitazione che gli permetterà di camminare con le proprie gambe.
Siamo tutti ammirati da come Vlad ha sopportato tanto male senza quasi mai lamentarsi, in seguito ai quattro interventi ai quali é stato sottoposto in neppure sei mesi. Cresciuto con la sua paralisi, forse non é ancora consapevole che finalmente tra poco la sua vita avrà una svolta decisiva e questo grazie a tutti Voi che con i vostri contributi ci avete dato fiducia.
Vi comunico anche un'altra bellissima notizia: Vlad avrà una famiglia che si sta preparando ad accoglierlo come figlio.
Devo rivolgere un grazie particolare a un sacerdote bresciano, don Antonio Rossi, che ha fondato l'Associazione "Chiese dell'Est", che per Vlad ha raccolto tra i suoi amici la bella somma di L.17.304.000.
E' stata una provvidenziale "trasfusione".
Abbiamo in cassa 8 milioni che sono necessari per l'assistenza di questi mesi. Rimarrà da affrontare la spesa della lunga riabilitazione per cui chiedo, a chi ha ne la possibilità, un ultimo forzo.
Grazie a tutti con un bacione da parte di Vlad.
Resoconto economico al 15 aprile 2000
Entrate  L.66.338.019
Uscite    L.58.798.300



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Famiglia ammalata ma crescono le adozioni
Campanello d'allarme per lo stato di salute della famiglia italiana. Dalla fotografia Istat sull'anno 1998 emerge una famiglia sempre più fragile. Sono aumentati separazioni e divorzi. Le donne - 7 su 10 - scelgono di più la via dello scioglimento del legame. L'uomo preferisce tagliare i ponti imboccando la strada del divorzio. Nel 1998 in Italia le separazioni sono cresciute del 4,1 per cento rispetto all'anno precedente - oltre 62 mila in tutto mentre i divorzi sono stati 33.510 (più 0,5 per cento). L'età del malessere è tra i 38 e i 44 anni. Più della metà di divorzi e separazioni ha coinvolto coppie con figli. Il quadro. è davvero allarmante ed è in peggioramento ormai da anni. Il Papa ha ribadito come la famiglia sia un argine alla secolarizzazione e costituisca una garanzia per costruire una società responsabile. Una buona notizia giunge dal fronte delle adozioni, soprattutto nazionali: diventa meno complicato adottare un minore italiano anche se la maggioranza delle adozioni riguarda ancora bambini stranieri, che nel '98 sono state 2.374, il 56,9 % del totale, mentre quelle riguardanti i minori italiani sono state 1.611, pari al 40%. Sono state pure in aumento le domande di adozione sia nazionale (10.424) che internazionale (6.779). Sono molte ormai le coppie che si rivolgono agli Enti autorizzati in quanto molti paesi, avendo sottoscritto la Convenzione dell'Aia, hanno messo come condizione ala coppia l'obbligo di essere presentata dall'Ente autorizzato. Le statistiche confermano questa tendenza. Nel 1996 i bambini adottati tramite gli Enti autorizzati sono stati 522, nel '97 592, nel '98 1006 0 l'anno scorso 1255. Fra due o tre mesi entrerà in funzione l'Autorità centrale, prevista dalla Convenzione dell'Aia e da quella data sarà obbligatorio per tutte le coppie ricorrere agli Enti autorizzati come previsto dalla legge n. 476.

 


La Convenzione dell'Aja
Ricordiamone i punti principali.
La Convenzione é del 19 maggio e detta i principi comuni per l'adozione internazionale con l'obiettivo di ridurre i conflitti tra le varie legislazioni. In particolare la Convenzione dell'Aja impegna gli Stati ratificanti ad una serie di norme volte a riaffermare il carattere autentico dell'adozione quale istituzione tesa a promuovere e favorire l'interesse del minore nel rispetto della sua identità personale e socio culturale.
In tale ottica possono configurarsi come elementi qualificanti della Convenzione:
  • l'obbligo di accertare 1'effettivo abbandono del minore;
  • l'obbligo di privilegiare l'adozione nel paese di origine, configurando quella in un paese diverso quale soluzione di estremo ripiego;
  • l'obbligo di valutare la capacità degli aspiranti genitori adottivi di accogliere il bambino stranierà;
  • l'obbligo di attuare una trasparenza dei percorsi e delle pratiche attraverso cui pervenire all'affidamento pre-adottivo del bambino straniero.
Proprio quest'ultimo aspetto è stato particolarmente approfondito dalla legge 476, che sancisce il principio dell'obbligatorietà del ricorso ad enti autorizzati per il compimento dell' adozione internazionale, sanzionando penalmente (con la reclusione fino ad un anno!) chiunque svolga pratiche inerenti l'adozione internazionali senza la prevista autorizzazione.



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Rosario: "La mia esperienza come animatrice - coordinatrice del Gruppo Kantutita"
Non mi sembra possibile siano passati già dieci anni! Un genitore, facendosi portavoce, ci chiese se potevamo fare qualcosa perché i loro figli nati in Bolivia non dimenticassero le loro radici. Fu molto bello sentire quest'interesse e come Boliviana mi sentii orgogliosa di trasmettere a quei piccoli nati nel mio paese fiabe, leggende, folklore, costumi, e tutto l'amore per la terra che mi vide nascere e che ho dovuto lasciare e, per amore, adottare una seconda patria, l'Italia. Sono felice di abitare qui da più di vent'anni con la mia famiglia, felice di essere italo - boliviana. L'esperienza di animazione con i bambini del gruppo, che poi si sarebbe chiamato "Kantutita", inizialmente non è stata facile, perché capivo che, specialmente i più grandicelli, quasi rifiutavano ogni nostro tentativo di avvicinarci: sentendoci parlare la loro lingua d'origine, sicuramente si ravvivava in loro il ricordo dell'orfanotrofio, sinonimo di solitudine e abbandono. Alcuni genitori ci hanno poi confessato che all'inizio erano un po' restii, perché sembrava di portare i loro figli in un ghetto. Non fu così, perché ben presto il gruppo s'ingrandì, non solo con la partecipazione di bambini arrivati da lontano, ma con bambini italiani e di famiglie miste (come la mia e quella di Bertha). Con Bertha ci demmo da fare e, non molto tempo dopo, con nostra gioia, vedemmo cambiare nei bambini quell'atteggiamento inizialmente diffidente e introverso, ora pieno d'affettuosità ed espansione verso di noi e fra di loro. Questi bambini crescevano sereni e con il chiaro senso della tolleranza verso la diversità di ognuno. Ricordo benissimo la prima reazione di ogni bambino, ma in particolare quella di un ragazzino di nove anni, molto timido, che ispirò subito la mia simpatia: capii subito che era un bambino da tenere stretto stretto. Gli parlammo invitandolo a far parte del gruppo appena nato, lui ci guardò, e subito ci disse di no. Quella volta non insistemmo, ma la seconda volta che ci incontrammo, accettò, per dimostrare al papà che era forte e bravo come lui voleva. Da allora è stato presente a tutti gli incontri, mostrando impegno e interesse per il gruppo e diventando un forte punto d'appoggio per noi. E così potrei raccontare altre esperienze, come quella di una bambina di sei anni. Al contrario del primo, si dimostrò subito disponibile, si vedeva in lei la gran voglia di assorbire tutto di noi, soprattutto i balli. Ci osservava molto, ci chiedeva spesso come si diceva questo o quello in spagnolo, oppure semplicemente prendeva le mie mani e mi chiedeva se in Bolivia le donne usano dipingersi le unghie; alla mia risposta affermativa, lei diceva: “Anch'io da grande me le pitturerò, perché così sono belle”. In un'altra occasione, guarda i miei orecchini e mi chiede: “Te li hanno messi appena nata?” Io le risposi di no, e lei chiese “Perché no? A me sì, me li hanno messi appena nata e penso che sia stata la mia mamma per dirmi che mi voleva bene. Quando i miei genitori sono andati per adottarmi io avevo già gli orecchini”. Mi disse anche che il pensiero che la sua mamma naturale le abbia voluto bene la faceva vivere felice.” Non vi dico l'emozione che mi prese al sentire quel ragionamento in una bambina così piccola! L'abbracciai forte e le dissi: “Certo, cara, la tua mamma ti ha amato e sono contenta che tu abbia interpretato quel gesto come prova sicura del suo amore per te”. Queste due esperienze sono le prime che vi racconto, ce ne sono ancora altre, belle e interessanti, forse un giorno ve le racconterò tutte. In tutti questi anni, non solo ho dato, ma ho ricevuto molto dai bambini del "Kantutita" e dalle loro famiglie, nelle quali ho scoperto dei valori umani che nel mondo in cui viviamo li fanno sembrare “pesci fuor d'acqua”. Credetemi: i bambini del “Kantutita” crescono sereni, consapevoli e fieri delle loro origini, e questa serena consapevolezza da loro le basi per acquistare sicurezza in se stessi. Quest'anno gli adolescenti stanno lavorando parallelamente ai piccoli, per trasmettere loro quella sicurezza di cui hanno tanto bisogno per vivere la loro nuova realtà. Un saluto speciale a tutti, ragazzi e bambini delle Famiglie del Mondo, che per esigenze particolari non possono frequentare il nostro gruppo.
Un bacio da Rosario

IL TESORO
(di Camila Omini)
Un giorno una mamma e la sua bambina, che erano molto povere, andarono in un centro commerciale. La madre disse alla sua bambina che poteva comperare quello che desiderava; alla piccola piacevano molte cose, ma sapeva che erano troppo povere per permettersele , allora rispose "Ho già tutto" . "Ma se hai pochi vestiti" le fece notare la madre "E nessun giocattolo!"; e la piccola rispose "Sì, ma ho te". La madre commossa l'abbracciò e disse "Sei tu il mio tesoro!", ed ogni passante vedendole abbracciate sorrideva: pensava che erano le persone più ricche del mondo perché una aveva l'altra.

I bambini e i ragazzi del gruppo Kantutita Vi aspettano per condividere con loro nuove esperienze



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Raccontiamo questa fiaba ai nostri figli, in un giorno in cui si sentono 'diversi'...
ELMER, L'ELEFANTE VARIOPINTO
(di David McKee)


C'era una volta un branco di elefanti. Elefanti giovani, vecchi, grassi o magri. Elefanti come questo, quello o quell'altro, tutti differenti e felici e dello stesso colore.
Tutti all'infuori di Elmer. Elmer era diverso. Elmer era multicolore.
Elmer era giallo, arancione, rosso, rosa, porpora, blu, verde, bianco e nero. Elmer non era color elefante. Era Elmer che intratteneva il branco. Talvolta scherzava con gli altri elefanti, e qualche volta erano gli altri a scherzare con lui.
Ma dovunque ci fosse un sorriso era Elmer che l'aveva acceso.
Una notte Elmer non riuscì ad addormentarsi perché aveva un pensiero sciocco: era stanco di essere diverso.
"Non si è mai sentito di un elefante multicolore!" pensava. "Ecco perché tutti mi ridono intorno." All'alba, prima che gli altri si svegliassero Elmer scivolò via. Gironzolando nella giungla Elmer incontrò molti animali. Tutti dicevano: "Buongiorno, Elmer". E ogni volta Elmer faceva un sorriso e rispondeva: "Buongiorno". Dopo una lunga passeggiata Elmer trovò quello che stava cercando: un grande arbusto. Un grande arbusto pieno di bacche, un grande arbusto pieno di bacche color elefante.
Elmer afferrò l'arbusto con la proboscide e lo scosse, lo scosse fino a far cadere a terra tutte le bacche. Quando il terreno fu coperto di bacche, Elmer ci si rotolò in mezzo. Poi, con la proboscide multicolore, afferrò grappoli e grappoli di bacche e se li strofinò addosso fino a far sparire ogni traccia di giallo, di arancione, di rosso, di rosa, di porpora, di verde, di blu.
Alla fine Elmer sembrava un qualsiasi elefante.
Elmer s'incamminò per tornare al suo branco. E sulla via incontrò molti animali.
Questa volta ogni animale disse: "Buongiorno". Era felice di non essere stato riconosciuto. Quando Elmer raggiunse il branco tutti gli elefanti dormicchiavano e nessuno si accorse di Elmer che si infilò in mezzo a loro.
Dopo un po' Elmer si accorse che c'era qualcosa che non andava. Ma cosa? Si guardò in giro: la solita giungla il solito cielo splendente, le solite nuvole che tornavano di tanto in tanto e infine i soliti, proprio i soliti elefanti.
Elmer li guardò. Gli elefanti se ne stavano fermi fermi. Elmer non li aveva mai visti tanto seri prima d'allora. E più guardava quei seri, silenziosi, immobili elefanti, più aveva molta voglia di ridere.
Alla fine non ne poté più.
Alzò la proboscide e urlò a perdifiato.
Colti dì sorpresa gli elefanti saltarono in qua e in là, in su e in giù, e caddero da tutte le parti. E videro Elmer che scoppiava dalle risate. "Elmer", dissero. "Quello dev'essere Elmer". E quindi anche gli altri elefanti si misero a ridere, e risero come non avevano mai riso prima.
Cominciò a piovere e la pioggia lavò Elmer che ritornò variopinto. E gli elefanti risero ancora più forte.
"Oh Elmer", disse un vecchio del branco. "Ci hai sempre fatto ridere, ma questa risata é la più bella di tutte. Non ci hai messo molto a tornare variopinto".
"Dobbiamo festeggiare questo giorno ogni anno", disse un altro elefante. "Questo sarà il giorno di Elmer. Tutti gli elefanti si tingeranno coi colori di Elmer, e Elmer si farà color elefante."



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PROGRAMMA DEI GIOCHI PER LA XX GIORNATA DELLA SOLIDARIETA'
I giochi saranno organizzati dal Gruppo Kantutita, si svolgeranno a squadre e comprenderanno: la staffetta a gambero, il millepiedi, il tiro alla fune, la mummia, il gioco del palloncino con schiuma da barba, più un gioco a sorpresa. Le gare si svolgeranno nel campo da calcio del Patronato San Vincenzo e in caso di pioggia nel teatro della Casa del Giovane.
Per la gioia di grandi e piccini una famiglia adottiva ha offerto l'affitto dei "gonfiabili"
VI ASPETTIAMO NUMEROSI. BUON DIVERTIMENTO A TUTTI

Progetto di prevenzione e cura della malattie renali in Bolivia
Il Progetto si concluderà nel corrente anno, in quanto é stato programmato perché diventasse autonomo.
Al 15 aprile 2000 questi sono stati i movimenti economici:
Entrate 509.996.360
Uscite 491.379.634.
In cassa ci sono 18 milioni, dobbiamo arrivare a 70 milioni.



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Io e l'altra mamma
(di Daniela)

"Tu non sei la mamma vera". Lo dicono talvolta i figli adottivi, lo indovini nel compatimento di certi conoscenti e nel tono delle trasmissioni televisive ad effetto. Volente o no, alla mamma più spesso che al padre tocca questo confronto con la figura del genitore biologico.
Personalmente non mi importa di essere considerata un surrogato, so che molto dipende dalla strana idea che fare la madre sia solo procreare: come se i successivi vent'anni di vita fossero acqua fresca! Dalle mie figlie (adottate una a cinque anni e una a undici) mi sono sentita dire che non ero bella o buona come “le mamme di prima”, persone che si erano occupate della loro infanzia; ma si trattava di un momento di rabbia, del bisogno di sicurezza, della richiesta di un aiuto per ricucire i ricordi. E sono stati episodi utili perché ci hanno permesso di parlare apertamente delle reciproche attese e del nostro rapporto madre-figlia.
Mi ha invece turbata il libro Perché l'amore continui scritto da una madre che ha cercato, e ritrovato dopo vent'anni, il bimbo dato in adozione appena nato. Vi si rivaluta la figura della madre biologica, considerata un'insensibile che abbandona il figlio mentre spesso è vittima della propria inesperienza o di pressioni familiari e sociali. Trovo giusto questo riequilibrio, e non concordo con i genitori adottivi che proteggono il figlio dai ricordi “per la sua serenità”, perché vivere con un buco nella memoria non dà serenità ma solo una temporanea anestesia dal dolore. Ma il libro sostiene senza eccezioni la necessità di cercare i genitori biologici di un figlio adottivo, come indispensabile supporto alla crescita del minore. E questo, lo confesso, mi ha suscitato un immediato istinto di autodifesa.
Vedendolo nell'ottica della seconda mamma, ho pensato ai vecchi film del cinema muto in cui la "vera" madre bussa alla porta e in un tripudio di lacrime di gioia si porta via il figlio a lungo cercato, mentre "l'altra" si ritira di fronte al diritto indiscutibile della "madre-che-ha-generato". La nostra società sguazza ancora nei miti del legame di sangue, e anche se la legge tutela la nuova famiglia, quali spinte sociali e culturali potrebbero minacciare l'equilibrio di nostro figlio?
Penso perciò che il rapporto con la figura dell' "altra mamma", sia essa la madre biologica o un'altra persona a cui nostro figlio ha legato la propria infanzia, debba richiedere un'elaborazione serena e forte da parte della madre adottiva. Prima di tutto perché nostro figlio possa completare il quadro affettivo conservando, per quanto possibile, quella parte di relazioni significative che hanno accompagnato i suoi primi anni di vita. Ma anche perché sappiamo combattere il complesso di inferiorità che la cultura corrente ci alimenta in continuazione.
Il legame d'amore che si forma con i nostri figli si consolida giorno per giorno, ed ha le sue radici nell'attesa e nel desiderio di accoglierli, che noi abbiamo maturato come e più di una gestazione; e anche nell'attesa che i nostri figli hanno a loro volta coltivato, nelle loro fantasie di una mamma e un papà tutti per loro. Ci uniscono poi i tanti momenti di gioia e di battibecchi, i discorsi, la vita in comune, la nostra famiglia che è di tutti noi, e che noi, genitori e figli insieme, manteniamo viva ogni giorno.
Lo dice con concretezza un figlio adottivo nel libro Storie di figli adottivi - l'adozione raccontata dai protagonisti: "L'idea di tornare alle 'radici' attraversa raramente la mente dei figli adottivi che trovano identità all'interno della famiglia adottiva (…). E' qui che nella quotidianità si sono creati i rapporti affettivi indissolubili, i legami d'amore così straordinariamente forti e totalizzanti al confronto dei quali quelli di carne sono nulla."
In questa prospettiva, l'ipotesi del confronto con una persona che ha occupato un posto significativo nel passato di nostro figlio ci vedrà serene e pronte, capaci di accompagnarlo nella ricostruzione della sua storia personale.
C'é infine un concetto che una mamma adottiva assorbe prima e più in profondità di quanto avvenga per alcune mamme biologiche. I figli non sono nostra proprietà: amarli significa aiutarli a prepararsi per la loro vita, noi dobbiamo solo dar loro gli strumenti per fare la "loro" scelta. Nel momento in cui diventiamo mamme sappiamo che il nostro amore sarà messo nello zaino che i figli si porteranno per il mondo, e sarà il bagaglio più prezioso che avranno perché darà loro fiducia nella vita.
Bibliografia:
FRANKLIN, Lynn C. , Perché l'amore continui, Pratiche Editrice
E. DIRIENZO, C. SACCOCCIO, F. TONIZZO, G. VIARENGO, Storie di figli adottivi, UTET



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Associazione "Progetti Solidarietà Il Conventino Onlus"
Il 26 febbraio 2000 é diventato realtà il progetto che ci stava a cuore: quello di costituire un'Associazione non lucrativa di utilità sociale ONLUS avente requisiti e finalità previsti dal decreto legge n. 460 del 4\12\1997. L'Associazione denominata " Progetti Solidarietà Il Conventino Onlus" si prefigge la realizzazione di progetti a favore di persone svantaggiate o di Istituti d'assistenza in Italia o all'estero, adozioni a distanza ecc., che acquisiranno maggior valore ed efficacia; per questi scopi l'Associazione usufruirà di trattamenti fiscali privilegiati e i donatori potranno beneficiare di agevolazioni come le detrazioni dalla denuncia dei redditi. 24 sono stati i soci fondatori, che hanno eletto un Consiglio Direttivo e il Collegio dei Revisori dei Conti. sono stati eletti Presidente e vice-presidente del Consiglio Direttivo don Eugenio Battaglia e la signora Giuliana Campana.
Siamo in attesa del riconoscimento ufficiale della Prefettura, per cui quanto prima sarà comunicata l'inizio ufficiale dell'Associazione, aperta a chiunque desideri diventare socio.



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