| GIOCHI E GARE ALLA GIORNATA DELLA SOLIDARIETA' |
| Quest'anno alla Giornata della Solidarietà il pomeriggio sarà animato da sfide all'ultimo
palloncino.
Il Gruppo Kantutita, che organizza i giochi del pomeriggio, ha preparato alcune gare per grandi e piccoli che vi metteranno alla prova. Ci saranno: la gara dei rumori (indovinare i rumori da una cassetta), il tiro alla fune multiplo, il passa-palloncini (con una sorpresa ), i puzzle da ricomporre, e il percorso a ostacoli: una corsa con varie prove da superare. In caso di pioggia le gare si terranno ugualmente al coperto. Nei giochi c'è spazio per tutti, preparate le squadre! Il Gruppo Kantutita-Famiglie del Mondo |
Intorno alla capanna africana che ospitava il Presepe, tante famiglie hanno festeggiato, allietate da un ricco e vario spettacolo teatrale e musicale. Il Gruppo Kantutita ha presentato il frutto del lavoro svolto da grandi e piccoli. Dopo il benvenuto di Don Battaglia a tutti i presenti, il compito di aprire la festa è stato dei bambini, che hanno rappresentato La leggenda dei Figli del Sole (la nascita del popolo degli Incas e la fondazione di Cuzco), con una piccolissima Mirian che impersonava Sinchi, il figlio di Manco e Mama che fu uno dei primi imperatori Inca. Ha seguito un intermezzo musicale, con suggestivi canti natalizi cantati e suonati dagli adolescenti del Gruppo. E' stato poi il turno del balletto: prima un'interpretazione classica-moderna del Natale, con il gruppo di danza del "Bergamo danza" ; poi il gruppo Bolivia-Italia con coloratissimi balli del folklore boliviano. La festa è proseguita con gli immancabili dolci e tanta musica. |
La lunga vicenda della ratifica della Convenzione dell'Aja del 1993 sull'adozione internazionale è giunta al suo compimento con l'approvazione della legge del 31 dicembre 1998, n. 476, che riscrive la disciplina dell'adozione internazionale contenuta nella legge 184 del 1983, per adeguarla alla Convenzione. Questa ratifica ha collocato anche l'Italia fra i paesi che riconoscono l'urgenza di regolare una materia tanto delicata quale l'adozione internazionale. E' diritto dei bambini abbandonati avere una famiglia. Quali i contenuti della nuova legge? 1) L'Italia deve nominare un'autorità centrale per tenere tutti i contatti internazionali resi necessari dalla procedura adottiva e vigilare sugli enti autorizzati. 2) La coppia, sposata da almeno tre anni, presenta la dichiarazione di disponibilità al Tribunale per i minorenni e richiede che ne dichiari l'idoneità ( è rimasta invariata la differenza di età dei 40 anni). 3) E' obbligatoria la formazione specifica affidata ai servizi psico-sociali delle ASL e/o degli enti autorizzati. 4) Il tempo che intercorre tra la presentazione della domanda e la dichiarazione di idoneità è di sei mesi e 15 giorni. 5) La durata del decreto di idoneità è variabile a secondo della decisione del Tribunale competente, in media due anni. 6) Gli aspiranti all'adozione, che abbiano ottenuto il decreto di idoneità, devono conferire l'incarico a uno degli enti autorizzati. 7) Diritti sul lavoro 8) Il 50 % delle spese sostenute dai genitori adottivi per l'espletamento della procedura di adozione costituisce un onere deducibile dal reddito complessivo.
Hanno ratificato la Convenzione i seguenti paesi: 1994: Messico e Romania 1995: Sri Lanka, Cipro, Polonia, Spagna, Ecuador, Perù e Costa Rica 1996: Burkina Faso, Filippine e Canada 1997: Venezuela, Finlandia, Svezia, Danimarca e Norvegia 1998: Olanda, Francia, Colombia, Australia, El Salvador e Italia.
Per approfondire gli aspetti psicologici e giuridici dell'adozione consigliamo la lettura di alcuni libri: "Genitori si diventa" di G. Belotti ed. Ferrari "Storia di Paquito" di Zattoni-Gillini ed. Queriniana "Bambini di colore in affido e in adozione" di A. Dell'Antonio ed. Cortina "Il figlio del desiderio" di Farri-Castellani ed. Bollati "Crescere insieme" di Castelfranchi-Persichetti ed. Armando "Adozione internazionale e Convenzione dell'Aja" di A. Dell'Antonio ed. Angeli
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Internet - semplicemente "la Rete", per il popolo Web - é un potente mezzo di dialogo, che avvicina persone lontane per distanza, fuso orario, favorendo così lo scambio tra culture diverse. E se si leggono brutte storie di adescamento telematico, è anche vero che la Rete può dar voce ai più deboli e ignorati: come il dissidente cinese che da un computer del suo ufficio sta raccontando a tutto il mondo le oppressioni del suo Governo, ed è ormai corteggiato dai quotidiani internazionali come un'agenzia-stampa. Anche il Gruppo Kantutita-Famiglie del Mondo ha aperto una porta sulla Rete, per avvicinare le famiglie che non possono, per impegni o distanza, partecipare agli incontri. Il sito é visibile all'indirizzo www.sax.it/kantutita , raccoglie notizie sulle attività: il calendario degli incontri, i progetti di aiuto che il Gruppo segue (e che vengono finanziati con i ricavi dei banchi vendita), le adozioni a distanza (collegandosi con la 'pagina' di un altro componente del Gruppo). Vi sono discussi argomenti che ci toccano ogni giorno: i pregiudizi razziali, i preconcetti sull'adozione internazionale, il rapporto con le istituzioni, in particolare la scuola. Abbiamo raccontato alcuni episodi vissuti nella pagina "Intolleranza?" (v. .sotto), per condividere esperienze comuni a molte famiglie "del mondo", e per spiegarle a chi, non vivendole direttamente, talvolta non le comprende. Io, che vi scrivo, sono la responsabile del sito (in gergo mi chiamo webmaster), nonché socia della Sax srl, società che lo ospita tecnicamente; e naturalmente faccio parte del Gruppo Kantutita. Mi occupo della pubblicazione sul sito dei contributi che vengono proposti, con la collaborazione di tutti. Tra poco sarà attivo lo spazio "parliamone" a cura di Chiara Lella: chiunque voglia proporre un tema di discussione può scrivere a Chiara alla casella postale kantutita@sax.it , e può anche chiedere che il suo contributo venga pubblicato su questo spazio per condividerlo con tutti.Due parole sulla sicurezza del sito: mi preoccupo anche di questa, sono pagine destinate a grandi e piccoli, bisogna che chi le legge sia tranquillo. Nomi e riferimenti telefonici saranno pubblicati sul sito solo se autorizzati o se provenienti da fonti pubbliche (ad esempio un giornale, il notiziario Chaski, un depliant). Siamo consapevoli delle manipolazioni che possono avvenire con i dati in rete (su questo ho una discreta esperienza, sono consulente tecnico del Tribunale di Milano nel settore informatico), e cercheremo di adottare tutte le cautele possibili. Senza però demonizzare un mezzo che, ne sono convinta, può superare tante barriere unendo le persone di buona volontà. Aspettiamo le vostre idee, a presto sul Web.
Il Gruppo Kantutita si trova a: Per scrivere: kantutita@sax.it
(dal sito www.sax.it/kantutita) Intolleranza? Un pizzico di ignoranza e un po' di pigrizia mentale: è la ricetta del pregiudizio, da cui nessuno è immune. Come dimostrano queste esperienze raccontate direttamente dai protagonisti. Queste insegnanti Una mamma adottiva va a parlare con l'insegnante di scuola media del figlio, che le dice "sa, con questi bambini ..."Educatrice di razza Un'educatrice di asilo, rivolgendosi alla mamma adottiva di un bambino di origine latino-americana "è un po' lento e pigro, del resto è la sua razza che è così...".Multicultura secondo il programma ministeriale Scuole elementari, una mamma propone di organizzare alcuni incontri sulle diverse culture nel mondo, con l'intervento di persone originarie di Paesi latino-americani ed africani. La maestra é d'accordo, ma è meglio rinviare in quinta, quando è in programma la geografia extra-europea.Siamo tutti uguali, ma qualcuno di più Da un libro di testo per l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari: "come noi siamo figli dei nostri genitori perché abbiamo lo stesso aspetto fisico, così siamo figli di Dio perché ci ha fatti a sua immagine".Salvato dal conterraneo Scuola lombarda, uno psicologo della struttura sociale viene chiamato da una maestra elementare preoccupata perché ha un nuovo alunno che si isola, non reagisce alle domande e non parla: avrà problemi psicologici? Lo psicologo incontra il bambino e dopo pochi minuti intavola una fitta conversazione in stretto dialetto calabrese. Il bambino é appena arrivato al Nord con la famiglia, ed ha sempre parlato in dialetto."Prima di giudicare un tuo simile devi camminare per tre lune nei suoi mocassini" (proverbio amerindiano) |
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"...Per noi il 1999 è cominciato con un nuovo 'grattacapo' che ci siamo voluti prendere: il 4 gennaio abbiamo aperto il Comedor "Amiguitos de Maristella" per bambini denutriti; nei prossimi mesi lo apriremo agli adolescenti molto poveri che studiano e agli anziani soli e senza mezzi. Il Comune di Uchiza ci ha donato un terreno per fare orti e ora stiamo portando avanti le pratiche per farci regalare un terreno limitrofo dove intenderemmo creare un centro di accoglienza per anziani soli che potrebbero così passare il tempo coltivando verdura (oltre che a controllare che altri non la rubino). All'Aldea procede tutto come previsto, abbiamo cominciato a fare dei "corsi" che per ora sono solo culturali; in pratica stiamo tentando di elevare le nozioni basilari dei nostri bambini che sono davvero basse. Qualche successo l'abbiamo già ottenuto, visto che tutti sono stati promossi, ma ora si tratta di portarli ad un livello tale che li sproni ad interessarsi e ad apprendere sempre più nozioni. La partita più difficile la stiamo giocando qui e cioé; creare una famiglia, una comunità solidale. Purtroppo gli esempi che danno la scuola e la società locali non ci aiutano, qui ognuno fa per sé senza preoccuparsi degli altri e questo lo si nota anche nei nostri ragazzi. Tuttavia ce la stiamo mettendo tutta, anche se i germogli stentano a farsi vedere, abbiamo fiducia però, e la sicurezza che ci dà la nostra guida, la nostra adorata Maristella. La prossima estate avremo ospite un gruppo di Lonato (BS) e speriamo anche qualche amico dell'Associazione Famiglie del Mondo. A giorni arriverà una ragazza che desidera fare un'esperienza di volontariato di 3 mesi; questo è utile anche per i nostri ragazzi che ampliano così i loro orizzonti di conoscenze: il contatto con "l'altro" è sempre arricchente". Sergio e Giusi salutano e ringraziano tutti quanti seguono e aiutano il loro progetto; se qualcuno volesse accogliere il loro invito ad un'esperienza di volontariato presso di loro, può rivolgersi al Gruppo Kantutita (035/4599063) che darà indicazioni per attuare questa esperienza. |
Nel mese di gennaio le signore Nadia e Rossella Gregis di Azzano S. Paolo hanno visitato l'Hogar del Niño di Chorrillos in Perù. Hanno incontrato la direttrice Suor Hortensia Vera e soprattutto hanno conosciuto personalmente le bambine da loro adottate a distanza e le loro famiglie. Le Signore Gregis si sono rese disponibili a portare lettere e regali a riportare in Italia le risposte e alcuni piccoli regali che i bambini stessi hanno voluto inviare ai loro padrini. Questi regali, (un cioccolatino, una collanina infilata a mano, un cappellino lavorato a maglia, ecc.) hanno emozionato non poco le famiglie riceventi che ringraziano di cuore. Nel loro viaggio le signore Gregis hanno anche visitato la missione di Sergio e Giusi Rossa e ne hanno riportato un'ottima impressione, sia per quanto riguarda l'organizzazione dell'Aldea Infantil che per il morale dei nostri amici, che sommersi come sono dal lavoro, pur pensando sempre alla loro Maristella, non hanno certo il tempo di abbandonarsi a ricordi e tristezze. |
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Stiamo arrivando al 10^ anniversario del gruppo KANTUTITA. Sembra ieri quando questa piccola fiaba è iniziata, ma quando mi soffermo a guardare le fotografie dei primi anni mi accorgo che il tempo è passato; la voglia di ritrovarsi rimane, l'animazione interculturale continua. Quest'anno abbiamo creato con i genitori un gruppo di lavoro per confrontarci sul rapporto genitori e figli di diverse etnie, genitori e figli adottivi, problematiche del vivere quotidiano, quali il rapporto tra famiglie che vivono nell'interculturalità e scuola, ancorata al modello culturale prevalente che generalmente valuta ancora il " diverso" non come occasione per arricchire o allargare i propri orizzonti, ma come l'ignoto di cui diffidare o in alcuni casi da accettare (si parla di " integrazione" culturale conformandosi al buonismo attualmente imperante). Da queste riflessioni è nata una piccola mostra dove noi focalizziamo alcuni tematiche centrali sul ruolo della scuola e della famiglia, la visione dei bambini sull'interculturalità perché crediamo opportuno che si possa impiantare nella scuola un progetto educativo basato sulla pedagogia interculturale e dove vengono valorizzate le " differenze" nell'esperienza quotidiana del bambino per costruire quegli atteggiamenti profondi di disponibilità e apertura culturale. Gli impegni educativi per essere significativi ed efficaci devono tradursi in azioni positive e permettere l'apprendimento di comportamenti rispettosi dei diritti di tutti all'autonomia e alla dignità personale. Senza questi, ogni progetto di arricchimento e di confronto culturale diventa improduttivo. Passare dal multi culturale all'interculturale significa passare dall'immaginario al reale. (Bertha Bayon) |
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Luisa ha sei anni. È stata adottata da uno, è serena e frequenta con piacere e con successo la prima elementare. Ha trovato la sua famiglia in Italia, dopo aver trascorso due anni in un istituto romeno, dove era stata abbandonata. Un giorno, lei che di solito è allegra e chiacchierona, torna da scuola disperata: durante una disputa fra bambini, un compagno l'ha aggredita con un crudele: "Taci tu, che non sai neanche chi è la tua mamma!" Fra le braccia della madre adottiva, singhiozza: "Io me la ricordo la mia mamma. Aveva i capelli neri ed eravamo in una casa dove c'era sempre confusione". La madre adottiva cerca di calmarla: "Adesso la tua mamma sono io". E Luisa: "Ma al mio compagno dovevo dire chi era la mia mamma vera, non te. E invece non gliel'ho detto". Il pomeriggio passa fra crisi e pianti, da entrambe le parti. Verso sera, dopo aver ragionato con il marito sull'accaduto, la mamma trova la forza per parlare a Luisa con più calma: "Anche a me hanno detto che una volta c'era la tua mamma, tanto tempo fa. Si chiamava Antonia e certamente aveva i capelli neri, visto che i tuoi sono così neri e belli". UN NOME E UN SEGRETO CONDIVISO Evocare il nome di battesimo della madre biologica e sapere che la mamma adottiva condivide il suo segreto e non la spaventa, produce un effetto magico su Luisa. Poter dare un nome alla donna da cui è nata, le consente di non chiamarla più "mamma vera" in contrapposizione con la mamma adottiva che, prima, era vissuta dalla bambina come "falsa mamma". Anche la madre adottiva si sente sollevata, notando che la bambina accenna di tanto in tanto ad Antonia, senza più chiamarla "mamma vera". UN'ALTRA ONDA DI CRISI La quiete dura un mese. Una domenica sera, dopo una gita con i genitori, Luisa fatica a prendere sonno e torna ad arrovellarsi: "L'Antonia era sempre malata. Magari adesso è morta e prima di morire voleva rivedermi". La mamma adottiva è di nuovo sconvolta: Luisa aveva solo due anni quando fu abbandonata, come può ricordare? Che cosa può significare tutto questo? Cerca di consolare come può la figlia, che ad un certo punto dichiara, apparentemente rasserenata: "Anche se l'Antonia mi cercasse, io ho deciso di stare qui con te, perché adesso sei tu la mia mamma. Mi terrai sempre con te, vero?". "Certo tesoro. Sempre", la rassicura la madre. E Luisa: "Ma mi devi tenere sempre sotto vista". Quando finalmente la bambina dorme, la madre riferisce al padre quest'ultimo episodio e ne ragionano insieme a lungo. Non è così strano che Luisa abbia parlato solo della madre naturale: probabilmente il padre biologico non era stato mai presente, nella sua vita, e quindi ha accettato quello adottivo senza problemi. Il nodo è legato alla figura della madre biologica di cui Luisa conserva qualche ricordo. In ogni modo, i genitori sono convinti di aver fatto un buon lavoro con la bambina, di averla aiutata ad accettare in pieno la sua mamma adottiva. Non danno peso a quell'ultima frase di Luisa: "Mi devi tenere sempre sotto vista". L'indomani mattina, però, Luisa non vuole alzarsi per andare a scuola. La madre crede si tratti di un capriccio. Forse durante la gita domenicale si è stancata troppo e non conviene darle corda. La prepara, l'accompagna e la lascia in classe. Verso le undici, la direttrice della scuola telefona: Luisa ha vomitato, piange e non si riesce a calmarla. Alla madre, che si precipita a riprenderla, ripete fra le lacrime: "Tu e il papà dite che non lo sapete, ma io lo so. L'Antonia, che era vecchiolina, è morta in ospedale. Se tu vai via, io resto sola". I genitori non sanno più come comportarsi. Si rendono conto che la bambina si aggroviglia in un problema troppo grosso per lei, ma non trovano modo di aiutarla. Impossibile che la mamma non si separi da lei nemmeno il tempo della scuola. E come mai solo ora quest'ansia? Sarà vero che Antonia è morta? Se Luisa ha deciso che così è stato, perché si dispera tanto? NEI PANNI DI LUISA Per capire qualcosa di più, il papà propone di consultarsi con altre coppie adottive e cerca di informarsi sull'evoluzione psicologica di ogni bambino, chiedendo anche aiuto agli esperti del consultorio familiare. Con la moglie si sforza di entrare con l'immaginazione nel mondo di Luisa, nei suoi possibili ricordi e sentimenti. Forse, per un meccanismo tanto normale quanto frequente, tipico dell'interpretazione del mondo da parte del bambino, che tutto riferisce a sé, Luisa si sente in qualche modo responsabile del fatto d'essere stata abbandonata dalla madre biologica (è facile che il bambino pensi: se mi hanno abbandonato è perché ero cattivo) e ha deciso di farla morire per chiudere la partita. Ma il fatto di aver assunto su di sé la colpa dell'abbandono, unito al rimorso per la morte di Antonia (per lo stesso meccanismo detto sopra, Luisa attribuisce a sé la responsabilità della morte immaginaria di Antonia) fa scattare in lei il terrore di venire a sua volta abbandonata dalla nuova mamma, quasi per una inevitabile e dura legge del contrappasso. Oggi, insomma, la figura di Antonia si mette in mezzo fra Luisa e la sua mamma adottiva, rappresenta un ostacolo insormontabile al formarsi della relazione madre-figlia perché impedisce alla bambina di sentirsi davvero figlia, e alla donna di sentirsi madre a pieno titolo. A Luisa non basta sapere che ha una mamma che le vuole bene e che non la lascerà mai, anche se la manda scuola, dove deve stare sola. Ha bisogno di sentirsi dire che non è stata lei ad abbandonare Antonia, ma viceversa. Glielo diranno i genitori adottivi, spiegandole che è stata Antonia a rinunciare a lei, perché non era in grado di fare la mamma. Non perché fosse malata o povera, ma perché non ce la faceva a fare la mamma, ad occuparsi notte e giorno di lei, dopo averla messa al mondo. D'altra parte, Antonia non ha agito da persona sconsiderata perché sapeva che Luisa avrebbe presto trovato una mamma: l'ha "parcheggiata" nell'istituto, proprio in attesa che una mamma e un papà la venissero a prendere. Perciò i suoi unici e veri genitori sono questi che vivono con lei, che hanno scelto di farla crescere, anche se non l'hanno fatta nascere.
(da Albero Verde giugno 1998) |