
e-Chaski del Kantutita
rivista elettronica in rete
Numero 3
– marzo-aprile 2005Editoriale: Buona Pasqua!
Diario di viaggio boliviano di Monica
La storia delle bandiere: un successo
Una interessante navigazione nei siti canadesi sull'adozione (siti in francese)
Adozione e adolescenti
Articolo: "Se l'adozione è difficile?" inviato da Monica
Pasqua nel mondo
MOL mammeonline.net
Ricordo di Andrea
Nel prossimo numero:
Siamo giunti al n° 3 di questo notiziario
che vuole essere un legame concreto tra famiglie
adottive e diffondere la
cultura dell'adozione, cioè spiegare anche a chi non ha esperienza di essa, che
avere un figlio non significa soltanto "farlo nel solito modo" e portarlo nella
pancia, ma anche accoglierlo nella propria casa e nei propri affetti, che si può
andare oltre il mito del Legame di Sangue tanto caro alla letteratura "rosa" e
non solo, che in fondo siamo tutti figli adottivi, se i nostri genitori
biologici ci accettano, ci adottano. Essi possono anche rifiutare il frutto
della propria relazione e lasciare che altri facciano loro da genitori, o
affidarli a istituzioni pubbliche.
Chi sono quindi i genitori adottivi? Non certo dei missionari,
ma solo persone che prendono con sé dei figli altrui
facendoli loro, e - importantissimo! - secondo la legge. Non ladri di bambini,
ma genitori che cercano e trovano i loro figli vicino e lontano.
Pasqua, la festa più grande dopo la Pentecoste, più del Natale che festeggia la nascita di Gesù, e che rischia purtroppo di essere la festa dei giocattolai. Pasqua di Resurrezione, che ricorda che Gesù ci ha preceduti per prepararci un posto nella sua Casa, e che ricorda anche che la Resurrezione viene dopo la croce. Buona Pasqua a tutti! - Ki.
(immagine http://www.santegidio.org/img/amici/domenica/resurrezione.jpg)
Dal Gruppo Kantutita
Diario di viaggio boliviano di Monica
IL NOSTRO VIAGGIO IN BOLIVIA
E’ passato un anno
da quel giorno ed eccoci qua per raccontarvi la storia della nostra seconda
adozione e per rendervi partecipi del grande cambiamento che ha segnato
felicemente, per la seconda volta, la nostra
vita e che ha portato con se
tante fatiche ma anche tanta gioia.
Gennaio, io e mia figlia Angela siamo al
mare in Liguria e stiamo passeggiando sulla spiaggia quando il cellulare suona.
E’ Rosanna, la responsabile della nostra associazione che, con voce emozionata,
mi dice: “Ma dove siete? E’ tutta mattina che vi cerco. Al mare? Cosa ci fate al
mare, dovete partire al più presto per la Bolivia, è arrivato l’abbinamento!”.
In pochi secondi tutte le ansie, le preoccupazioni, le interminabili attese,
scompaiono nel meraviglioso mare azzurro che vedo davanti a me.
C’è soltanto
un bambino, il nostro bambino, di tre anni che ci sta aspettando a Santa Cruz.
Cerco di immaginarmi come sia, spero che stia bene, e nella mia mente di
continuo gli dico: “Ricardo aspettaci, mamma, papà e la tua sorellina stanno
arrivando”.
Che tumulto di emozioni dentro, il cuore inizia a battere sempre
più forte, ma devo restare calma, ora devo pensare ad organizzare il viaggio ed
il soggiorno che durerà ben 50 giorni. E’ la nostra seconda esperienza, non
siamo novellini mi dico, alcune cose le abbiamo già preparate, fortunatamente.
Alessandro, che è stato avvisato poco prima di me, ha già lasciato il lavoro per
andare all’agenzia di viaggi per prenotare il volo.
Dobbiamo partire il prima
possibile, non troviamo neanche il tempo di telefonare a tutti i nostri
familiari ed a tutti i nostri amici.
Così, dopo otto giorni siamo su un aereo
diretti verso il nostro destino.
Angela, che ha quattro anni e mezzo, è
ancora più emozionata di noi. In pratica tutti sull’aereo sanno che stiamo
andando a prendere il suo fratellino.
Dopo un viaggio molto lungo arriviamo a
Santa Cruz de la Sierra. Qui siamo in piena estate, ci sono 35° con molta
umidità, il clima è tropicale. Dai finestrini del taxi che ci sta portando alla
nostra casa cerco di scorgere più particolari possibili, li annoto nella mia
mente, perché possa un giorno raccontare a mio figlio quanto sia bella e
particolare la città dove è nato.
Due giorni dopo siamo in Tribunale, davanti
al Giudice. La segretaria
comincia a leggere in spagnolo l’informe (la
storia) di Ricardo. Per fortuna ce la caviamo un po’ con la lingua così
riusciamo a capire quasi tutto. Poi il Giudice ci mostra una piccola fotografia
chiedendoci se volevamo continuare con la procedura. Ma che domande! E’ Angela
che gli risponde: “Quando posso vedere il mio fratellino?”. Siamo tutti e tre
agitatissimi, ma lei è sicuramente la più ansiosa di conoscerlo. Così
il
Giudice ci firma un permesso per andare all’Hogar. Con la Sig.ra Elva,
nostra referente, andiamo subito all’Hogar Virgen de Fatima. E’ molto grande,
formato da tante casette con i giardinetti attorno, ma non vediamo in giro
nessun bambino, scopriamo che si stavano preparando per la cena.
Ci
accompagnano al suo dormitorio e ci lasciano davanti alla porta.
Intanto,
sentiamo un gran trambusto all’interno, i bambini sono affacciati alle finestre
e ci guardano.
Finalmente, la porta si apre ed una ragazza spinge fuori
Ricardo, dicendogli di salutare la mamma ed il papà. Lui tiene gli occhi bassi e
se ne sta fermo, accenna un saluto, chissà cosa sta pensando nella sua
testolina. Anche per me è difficile dire quello che sto pensando perché le
emozioni non si possono descrivere. Ho davanti a me mio figlio, un bambino
bellissimo, con gli occhi neri e grandi che non hanno il coraggio di guardarmi.
Guardo Alessandro, anche i suoi occhi sono lucidi.
Mi inginocchio e gli
prendo la mano salutandolo. Mi accorgo che non è il caso di abbracciarlo, devo
aspettare i suoi tempi, è molto teso. Angela gli prende l’altra mano e lui ci
porta in un piccolo parco dove ci sono
alcuni giochi, ma non vuole giocare.
Ci indica un tavolo con delle panchine sotto un grande albero. Ci sediamo con
lui e cominciamo a conoscerci. Abbiamo solo il tempo di vederlo mangiare e
dirgli pochissime parole anche perché dopo pochi minuti eravamo circondati dagli
altri bambini. Dopo un’ora lo dobbiamo lasciare, ma torneremo il giorno dopo e
per altri due giorni ancora.
Abbiamo passato tre giorni entrando ed uscendo
da questo istituto. Eravamo felici quando entravamo ed angosciati e tristi
quando ne uscivamo perché dovevamo lasciarlo.
Per non parlare degli altri
bambini. Non potremo mai dimenticare i loro occhi. Occhi tristi, spenti, spesso
arrabbiati, nonostante ci sorridessero sempre. Li vedevamo dietro ogni pilastro
per studiare ogni nostra mossa, mentre i più coraggiosi erano sempre intorno a
noi, ci accarezzavano, ci prendevano per mano dicendo “Mami, papà, te quiero
mucho”. Mentre noi non potevamo fare altro che sorridere loro il più possibile,
altro non potevamo fare, anche perché Angela era alquanto turbata da tutto
questo, mentre Ricardo cercava di allontanarli da noi.
Fortunatamente, il
Signore non ci ha lasciato soli ad affrontare tutto questo. C’era un’altra
famiglia (erano lì con un’altra associazione) che ha condiviso con noi tutto, ma
proprio tutto, anche il destino.
Ci siamo trovati lo stesso giorno, nello
stesso hogar, anche loro per la seconda adozione di uno scricciolo di tre anni,
amico di Ricardo. Ci salutiamo e vediamo la loro prima figlia e chiediamo: “Dove
è nata? In Perù, come Angela!”, “In quale città? A Cusco, come Angela!”, “In
quale Hogar? Da Madre Emilia, come Angela!!!!”, scopriamo addirittura che
dormivano in lettini vicini. Felicità, emozioni ed incredulità si mischiano per
iniziare un’amicizia che, ne siamo sicuri, segnerà la nostra vita, e sicuramente
quella dei nostri figli.
E finalmente arriva il giorno in cui possiamo
portare fuori con noi i nostri bambini. I nostri amici, Silvio e Betty, sono
pronti prima di noi, ci salutiamo promettendoci di rivederci fuori, magari nella
bellissima piazza centrale.
Quanta felicità per noi, pensavamo anche per
Ricardo, ma non era così. Quando siamo arrivati al cancello ha iniziato a
piangere disperatamente e sul taxi, nei trenta minuti interminabili che ci
separavano dalla nostra casa, ha continuato ad urlare, piangere e chiamare i
suoi amici. Lui non capiva cosa stava succedendo. Perché lo stavamo portando via
da quella che considerava la sua casa, dai suoi amici, dalle sue
mamitas?
Alessandro lo ha dovuto tenere stretto perché cercava con tutte le
sue forze di scendere dal taxi e non c’erano parole che lo consolassero. Mentre
io abbracciavo forte Angela perché anche lei piangeva vedendo il fratellino
così. Riusciamo a calmarli poco dopo l’arrivo alla nostra casa, quando hanno
visto i giochi che avevamo in giardino e salendo sull’altalena.
Sono seguiti
giorni molto duri perché Ricardo è inavvicinabile, non si lascia toccare,
continua a chiederci di riportarlo dai suoi amici, non si lascia convincere
dalle nostre rassicurazioni. Per fortuna c’è Angela con cui gioca, canta e
balla. La situazione è migliorata solo dopo aver incontrato Silvio e Betty con i
loro bambini, così ha potuto vedere che anche il suo amichetto ora si trova con
la sua famiglia e noi gli stavamo dicendo la verità. Un secondo passo positivo
lo abbiamo avuto all’arrivo di un’altra coppia, Elda ed Elvio che hanno adottato
un altro bambino di tre anni anche lui amico di Ricardo. Anche loro due care
persone con cui abbiamo condiviso momenti belli ed altri difficili.
Ho letto
recentemente in un bel libro di Mery La Rosa: “Penso che ben poche cose uniscano
come adottare dei bambini”, condivido sicuramente. L’amicizia nata con la
condivisione di esperienze così importanti ha dato a tutti noi la forza e la
sicurezza di poter contare l’uno sull’altro, rendendoci tutto più
sopportabile.
E dobbiamo dire grazie anche ai nostri genitori, ai fratelli e
ad alcuni grandi amici, che con le loro telefonate ed a-mail ci sono stati molto
vicini facendoci sentire meno la nostalgia di casa nostra.
Cinquanta giorni
sono molti, ma sono comunque passati velocemente, tra visite ed esami medici,
udienze in Tribunale, code di ore negli uffici pubblici per preparare il
certificato di nascita, la carta d’identità ed il passaporto. Ma ci sono
soprattutto serviti per costruire ogni giorno di più la nostra nuova famiglia,
anche se i passi in avanti erano di formica con qualche passo indietro da
elefante!
Siamo riusciti anche a fare due brevi viaggi per conoscere meglio
la meravigliosa Bolivia e per lasciare un buon ricordo a Ricardo della sua terra
natale.Abbiamo trascorso un intenso week-end a Cochabamba, alla Ciudad de los
Niños, dove abbiamo conosciuto, con tanta emozione, il bambino con la sua
famiglia che sosteniamo a distanza ormai da 10 anni.
Mentre nel week-end
successivo siamo andati a Samaipata, un tranquillo villaggio di montagna,
dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Sembrava di essere nell’antico
Far-West con le strade in terra battuta e cavalli, mucche ed asini legati
davanti alle case, mentre pappagalli e colibrì volavano tra gli alberi.
Non
siamo riusciti a vedere altre città perché ci hanno dato i documenti per
viaggiare solo gli ultimi dieci giorni. Il passaporto di Ricardo ci è stato dato
solo il giorno prima della partenza per l’Italia. Quanta trepidazione e quante
telefonate per questi documenti che non erano mai pronti!
Ma poi tutto è
andato per il meglio e la voglia di tornare a casa nostra era infinita. Non
avremmo voluto lasciate questa bellissima gente molto ospitale, e la sua terra,
dove tra l’altro è rimasta parte del nostro cuore (l’altra parte l’abbiamo
lasciata in Perù), ma avevamo il timore che qualche imprevisto potesse
fermarci.
Siamo arrivati all’aeroporto con tre ore di anticipo e con una
montagna di bagagli e dopo un ultimo controllo dei documenti siamo partiti. Ci
preoccupava molto il lungo viaggio con due bambini ma fortunatamente hanno
dormito molto (beati loro).
All’arrivo ci stavano aspettando alcuni carissimi
amici del gruppo Kantutita che ci hanno accolto con dei lunghissimi abbracci. Le
nostre famiglie, invece, ci stavano aspettando per festeggiare a casa nostra,
addobbata per l’occasione con palloncini e cartelloni di benvenuto per Ricardo e
bentornati per noi ed Angela. Tutta la famiglia ha accolto con gioia il nuovo
arrivato che con il suo sorriso e la sua vivacità ha saputo conquistare il cuore
di tutti.
Sappiamo che da oggi in poi dovremo affrontare una lunghissima
strada tutta in salita, ma siamo anche consapevoli che tutte queste difficoltà
ci aiuteranno a costruire una famiglia sempre più unita e sempre più solida.
Siamo stati fortunati, abbiamo due figli meravigliosi ed in buona salute, sono
svegli ed intelligenti, ma anche con due caratteri molto tosti.
Vogliamo dare
il nostro incoraggiamento a tutte le coppie che stanno aspettando: forza, non
mollate mai! La strada dell’adozione non sarà facile ma quando poi avrete tra le
braccia il vostro bambino che vi dice: “Ti voglio tanto bene”, capirete che ne
sarà valsa la pena.
Monica, Alessandro, Angela e Ricardo.
Dal Gruppo Kantutita
La storia delle bandiere: un successo natalizio (e-mail di Roby)
Ti ricordi quella fiaba
delle bandiere
che litigano in una soffitta? Beh l'ho
messa in
scena a scuola
ed è stato un successo.
ti racconto la scena,
un semicerchio di mamme era di spalle al pubblico ognuna indossava una
bandiera, a
lato una mamma vestita da nonno su una sedia a dondolo....un bambino
(una mamma
piccola di statura)
entra con un monopattino e
si dirige verso il nonno, si siede accanto a lui ed insieme fanno girare un
mappamondo...il nonno gli spiega che in gioventù dai suoi viaggi ha portato una
bandiera da ciascun Paese che ha visitato... le bandiere le conserva in soffitta
ma...non ha più l'età per salire le scale ripide dell0a soffitta e quindi manda
il suo nipotino a controllare la preziosa collezione di bandiere e quando il
bambino sale in soffitta resta immobile ed assiste ad una furibonda lite tra le
bandiere.
Io dietro le quinte ho
dato la voce a tutte le bandiere interpretandole con l'accento proprio di quel
paese...(le mamme non hanno voluto recitare il pezzo per timidezza e quindi
l'hanno mimato)
ogni mamma si muoveva
appena io parlavo ad esempio la mammaGermania aveva in mano una caraffa di
birra e per interpretarla ho scelta una mammona bionda e alta....poi è stata
la volta della mamma francese che sfilava con la puzza sotto il naso...poi
boliviana,brasiliana spagnola americana cinese romena
ti assicuro che è
stato bellissimo....infine il bambino interviene arrabbiandosi con le
bandiere dicendo loro che non devono litigare...al punto che taglia un pezzo di
stoffa di ciascuna di loro....le bandiere tremano di paura a questa reazione del
bambino...
il bambino con un
grosso ago ed un lungo filo si mette a cucire....e sorpresa dentro ad uno
scatolone ho fatto nascondere una mamma che sale su un trespolo con una
meravigliosa bandiera WHIPALA che ho provveduto a comprare su internet c/o un
sito di bandiere.
il bambino indica la
Whipala come vera e unica bandiera di pace e tutte le bandiere fanno un
girotondo intorno alla whipala.
Poi come comitato
genitori abbiamo donato la bandiera alla scuola con la spiegazione del
significato dei colori, la preside,le insegnanti e le mediatrici culturali ci hanno fatto
i complimenti e ci hanno detto che gli avevamo insegnato qualcosa di nuovo,
perché non conoscevano la bandiera WHIPALA.
ora la Whipala è
appesa nella scuola, io ne sono fiera. tutte le mamme e le maestre
sono rimaste colpite per come i bambini sono rimasti in silenzioso
ascolto,scatenandosi in un applauso finale interminabile.
Ma la cosa che mi
rende ancora più felice è che le insegnanti hanno deciso di portare la
storia ad un concorso x le scuole...ed i bambini al posto della whipala
originale ne faranno una con tanti centrini quadrati all'uncinetto rispettando
l'impostazione della Whipala
Non trovi che sia
straordinario tutto questo? I bambini si sono già messi al
lavoro.
Ti farò conoscere
l'esito di questo concorso indetto dal comune di Cinisello B. per le scuole
elementari.
il tema è : I RAGAZZI
E LA SOSTENIBILITA' NOI CITTADINI DEL MONDO il
concorso è alla quarta edizione e si chiama
L'Albero dell'amicizia promosso dal comune di Cinisello B. per le scuole
elementari
Vi segnalo un sito canadese francofono (Québec) sull'adozione
Molto ricco, tocca diversi argomenti, come:
Par où commencer (Da dove iniziare) - Pré-adoption (Pre-adozione) - Voyage (Viaggio)
Post-adoption (Post-adozione) - Santé (Salute) Ressources (Risorse) - in cui trovate una bibliografia francofona e dei link a siti in lingua francese e inglese, e altri ancora, più legati alla situazione legislativa locale, come la lista dei Paesi disponibili (ricordiamo che non è affatto indicativa per l'Italia, dato che dipende da accordi bilaterali tra Paesi).
Se cercate suggerimenti su come aiutare i vostri figli appena arrivati, trovate la parte più interessante se cliccate su Post-adoption nello stesso sito:
Les grands défis (le grandi
sfide)
La
dépression postadoption - (La depressione post-adozione) -
Les
pièges pour les nouveaux parents - (Le trappole per i
neo-genitori) - Les
12 caractéristiques de l'enfant adopté - (Le 12
caratteristiche del figlio adottato) - Les
enfants victimes de violences - (I figli vittime di
violenze) - L'attachement
au nouvel enfant - (L'attaccamento al nuovo figlio) -
Quand
l'enfant rejette son parent - (Quando il figlio rifiuta il
genitore)
Les défenses sensorielles et les effets de l'institutionnalisation - (le difese sensoriali e gli effetti dell'istituzionalizzazione)
L'intégration de l'enfant
(L'integrazione del figlio)
Le sommeil de l'enfant adopté (Il sonno del figlio
adottato)
Changer
le prénom de l'enfant adopté (Cambiare il nome del
figlio adottato)
L'adoption
et l'allaitement (L'adozione e l'allattamento)
L'intégration
au milieu (L'integrazione
all'ambiente)
Français,
langue d'adoption (Francese, lingua d'adozione)
Grand-maman
et grand-papa (Nonna e nonno)
L'intégration
à l'école (L'integrazione a
scuola)
L'entrée
à l'école: dire ou ne pas dire (L'ingresso a scuola: dire o
non dire
Guide
à l'intention des enseignants (Guida per gli insegnanti)
***
Vivre adopté (Vivere da
adottato)
L'identité
et la différence - Deux
mères ? Deux pères? Deux familles? - Expliquer
l'adoption à son enfant
Vingt
choses que les enfants adoptés souhaiteraient que leurs parents
sachent
Adoption
et anniversaire
Racisme et familles
multiraciales
Les
préjugés et le racisme
Aidez
votre enfant à vaincre le racisme
L'adoption
transraciale et transculturelle
Bâtir
une famille adoptive multiraciale saine (en 2 pages)
Documentation - Un livre incontournable: (un libro imperdibile:)
L'enfant adopté dans le monde en 15 chapitre et
demi.
Auteurs: J-F Chicoine, M.D.,
pédiatre, P. Germain, M.Sc., infirmière, J.
Lemieux, B.Sc., travailleuse sociale
Collection Parents, Éditions de
l'Hôpital Ste-Justine, 475 pages.
L'intégration familiale et sociale des enfants adoptés à l'étranger:
recension des écrits,
de Ouellette, Françoise-Romaine et Hélène Belleau,
204p., avril 1999.
Télécharger ici la version électronique
française
Pour commander une version papier, voir l'entrée
bibliographique correspondante.
FACQ, Familles Au Coeur Québecquoises è un'associazione di famiglie adottive
Adozione e adolescenti
Tutti i genitori si preoccupano più o meno quando il loro figlio si avvicina all'età dell'adolescenza. Che succederà? Sarà facilmente influenzabile? Comincerà a tingersi i capelli di malva mentre era così tradizionale fino a quel momento? I genitori adottivi possono anche iniziare a preoccuparsi e possono avere una serie di domande supplementari. Il figlio diverrà confuso a proposito della sua identità? Un sentimento di abbandono o di rifiuto emergerà? In breve, forse il fatto di essere adottato renderà l'adolescenza più difficile per il figlio?
Queste domande non hanno risposte semplici. Gli studi sull’argomento e gli esperti del campo non sono d’accordo che su due punti:
·
Il fatto di essere adottato costituisce senza dubbio un elemento importante della storia del giovane e non deve essere ignorato;·
gli adolescenti adottati possono riuscire a fronteggiare e a risolvere i loro problemi particolari di sviluppo.Nel corso del loro sviluppo, i ragazzi alternano tra l'attaccamento alle persone che si prendono cura di loro e l'apprendimento dell'indipendenza. Essi devono rendere solidi il loro sentimenti di appartenenza a une famiglia padroneggiando le conoscenze e le abilità richieste per divenire autonomi. Verso l'età dell'adolescenza, i loro sforzi per modellare la loro propria identità possono renderli perplessi, dar loro l’impressione di essere sorpassati e a volte portarli ad avere dei comportamenti problematici.
I comportamenti tipici dell'adolescente
Nell'adolescenza, i cambiamenti fisici sono evidenti e abbastanza rapidi mentre lo sviluppo emotivo e mentale può prendere anni. Gli adolescenti devono formare la loro identità, come pure definire i loro valori, le loro credenze, la loro identificazione sessuale, la loro scelta di carriera, le loro attese verso sé stessi e la vita. Non è un compito facile.
Durante questo processo, i giovani provano differenti personalità; cercano, imitano poi rifiutano diversi modelli. Esaminano in maniera molto critica la loro famiglia. Cambiano spesso d'opinione; possono essere volta a volta molto sicuri di loro o ancora pensare che sono buoni a nulla. Mentre tentano di distinguersi dalla loro famiglia, al tempo stesso vogliono assomigliare ai loro amici.
Eppure, sono ancora molto dipendenti dai loro genitori, particolarmente sul piano emotivo. Essi oscillano tra il fuggire e restare vicini alla loro famiglia. In questo contesto, non è strano che dei disaccordi con i genitori sopravvengano. Gli adolescenti vogliono maggiore indipendenza ma non sanno ancora chiaramente quale grado di libertà essi possono veramente gestire. I genitori vogliono che i loro figli diventino autonomi ma sono reticenti a perdere il controllo. I figli sono confusi a proposito del loro avvenire, i genitori sono preoccupati da quello che i loro figli diverranno.
L'adozione e l'adolescenza
L'adozione aumenta la complessità di questo processo sui seguenti piani: la formazione dell'identità, la paura del rifiuto o dell'abbandono, l'equilibrio tra esigenze di inquadramento e di autonomia, il sentimento d'appartenenza alla famiglia e all’ambiente di vita e la curiosità al riguardo delle sue origini.
La
formazione dell'identità degli adolescenti adottati può essere più complessa perché essi hanno in qualche sorta le loro famiglie: sembra loro più difficile distinguere fino a che punto sono simili o differenti dalle loro coppie di genitori, soprattutto dato che molto sovente non sanno nulla dei loro genitori biologici. Essi si pongono ogni sorta di domande: da dove mi viene tale tratto di carattere, talento o interesse? Ho forse fratelli e sorelle? I membri della mia famiglia biologica sono piccoli o alti?Sovente, i genitori adottivi non hanno risposte a queste domande legittime. Gli adolescenti adottati possono ripiegarsi su sé stessi o cercare di fuggire lontano da casa per trovare la loro vera identità. Essi possono essere molto critici sul modo in cui i loro genitori adottivi li hanno preparati al loro status di figlio adottato.
D’altronde, è ben possibile che certi adolescenti abbiano paura di lasciare la loro casa perché hanno già sofferto la perdita dei loro genitori biologici. Per esempio, se essi devono seguire degli studi lontano da casa loro, certi adolescenti adottati possono temere che i loro genitori adottivi li dimentichino, che non ci sarà più una «casa» in cui ritornare. Essi avranno paura di essere
abbandonati.La tensione tra i genitori che non vogliono perdere il
controllo e gli adolescenti che esigono più autonomia è una caratteristica essenziale dell'adolescenza. I figli adottati possono risentirne più profondamente perché essi hanno la sensazione che qualcun altro ha sempre deciso al loro posto. La loro madre biologica ha deciso di affidarli in adozione; i loro genitori adottivi hanno deciso di accettarli. Questi ultimi possono temere, a torto o a ragione, che il loro figlio è predisposto ad avere dei problemi di comportamento perché ha avuto una partenza più difficile nella vita (soprattutto per un figlio adottato quando non era più neonato).In ragione di questi timori, i genitori adottivi possono stringere il loro controllo al momento stesso in cui l'adolescente vuole più libertà. Il figlio può dedurne che i suoi genitori non hanno fiducia in lui. Bisogna allora che i genitori e gli adolescenti arrivino a concludere una intesa su quello che costituisce un comportamento degno di fiducia, in tutti i campi (scuola, scelta degli amici, scelta di attività). Essi possono convenire dei privilegi e delle conseguenze associate al fatto de dimostrare o di non dimostrare tale comportamento. Se le due parti hanno la loro parola da esprimere, ci saranno meno lotte di potere.
Gli adolescenti adottati hanno meno punti di riferimento per comprendere chi sono, da dove prendono la loro identità. In effetti, si fa loro spesso notare che sono differenti: essi non assomigliano ai loro genitori, né ai loro fratelli e sorelle. Non ci si sorprenda quindi che l'adolescente possa risentire un
sentimento di non appartenenza.I figli di famiglie cosiddette « trans-razziali » (sic!) possono risentire ancor più questo sentimento di alienazione. Diventano molto coscienti delle loro differenze fisiche e lottano per conciliare la loro origine culturale alle loro percezioni di sé stessi. I genitori adottivi possono aumentare il sentimento di appartenenza alla famiglia frequentando degli adulti e dei ragazzi della stessa origine culturale del loro adolescente. Dovrebbero così valorizzare giorno dopo giorno la sua cultura d'origine. Essi dovrebbero parlare di questioni razziali non tollerando il razzismo.
Maturando, i giovani adottati s'interrogano su quello che sarebbe stata la loro vita se non fossero stati adottati o se lo fossero stati da un’altra famiglia; diventano molto curiosi di conoscere le loro «vere» origini. In più di tutte le possibilità che offre la vita, essi prendono coscienza del fatto che non avranno mai potuto realizzarsi. Essi possono dire: «poco importa tutto quel che posso leggere o dire ai miei genitori, non posso davvero spiegare la sensazione di vuoto che provo».
Tutte queste sfide inerenti alla condizione d'adolescente possono essere acuiti nel caso dei figli adottati a un'età relativamente avanzata. Essi possono avere stati vittime di abusi, di negligenza o avere cambiato famiglia diverse volte. Il loro sentimento di rifiuto o di perdita o ancora la loro mancanza di stima di sé può essere più seria. Essi possono diffidare ancor più degli adulti e essere alle prese con difficoltà emotive più severe. Tra l’altro, i genitori devono dar loro l'occasione di raccontare i loro ricordi, di esprimere le loro emozioni.
In fondo, sarebbe strano che degli adolescenti adottati, soprattutto se essi vengono «dall’altro lato del mondo», non siano per niente colpiti dalla loro condizione particolare. Però, ciò non costituisce necessariamente un problema. I genitori adottivi non devono sentirsi colpevoli d'avere aggravato la «crisi d'adolescenza» di loro figlio. I temi abbordati in precedenza fanno parte dello sviluppo normale di un adolescente adottato.
La situazione può essere più complicata se la famiglia insiste per dire che la realtà di figlio adottato è la stessa che quella del figlio biologico. L'adolescente adottato sa che è differente. Il si sentirà più accettato se i genitori comprendono la sua curiosità sulle sue origini, sa confusione a proposito della sua identità.
Quando bisogna davvero preoccuparsi e che fare?
I comportamenti seguenti indicano che un adolescente vive male la sua realtà di figlio adottato:
fa commenti a proposito del fatto che 'non è trattato ugualmente rispetto agli x altri figli biologici o che 'è trattato ingiustamente perché è adottato;
presenta nuovi problemi a scuola, come dei disturbi d'attenzione;
è improvvisamente preoccupato dall'ignoto;
Sviluppa nuovi problemi con i suoi compagni;
si richiude emotivamente e rifiuta di dividere i suoi sentimenti.
Se il clima familiare è fondato su una comunicazione aperta, è possibile comporre con queste senza aiuto esterno. Potete imparare con la lettura o assistendo a dei laboratori. Potete diventare membro di un gruppo di aiuto o di una associazione di genitori adottivi.
Per contro, è molto probabile che i genitori adottivi non siano mai stati a proprio agio per discutere di queste domande con il loro figlio nel passato trovano difficile stabilire un dialogo all’inizio dell'adolescenza. Malgrado ciò, sta ai genitori fare gli sforzi necessari per abbozzare la discussione.
Come per ogni adolescente, i genitori dovrebbero richiedere un aiuto professionale se essi osservano i comportamenti seguenti nei loro adolescenti:
un abuso di droga o di alcool;
un abbassamento drammatico dei risultati scolastici o un aumento improvviso dell'assenteismo;
un ritrarsi dalla famiglia o dal cerchio di amici;
un esagerata ricerca di rischi;
delle tendenze suicide.
Il fatto che i genitori adottivi riconoscano apertamente la validità delle domande sollevate dall'adozione migliora le possibilità che il consulto sia efficace. I genitori che non si sentono minacciati e che accettano che l'adolescente possieda due «mazzi» di genitori hanno più possibilità d'instaurare un clima positivo per il loro adolescente. Il mantenere il segreto consuma inutilmente una grande quantità d'energia.
Conclusione
L'adolescenza può essere un periodo confuso per certi giovani. Coloro che sono stati adottati hanno dei bisogni particolari in termine di formazione della loro identità e di equilibrio tra il loro bisogno d’inquadramento e di libertà. Essi devono fare i conti con dei sentimenti di rifiuto e d'abbandono e essi hanno bisogno di riappropriarsi delle loro radici.
Dei genitori aperti e comprensivi, che non si sentono rimessi in questione dall’iniziativa del loro adolescente, possono aiutare molto questi a trovare il suo cammino. Con questo aiuto, gli adolescenti adottati possono superare questa tappa cruciale della loro vita altrettanto bene degli adolescenti che non sono stati adottati. Essi possono anche forgiare dei legami familiari ancora più forti che continueranno a nutrire le loro relazioni future.
Parenting the Adopted Adolescent» del National Adoption Information Clearinghouse, un organismo del Congresso americano. Esso è disponibile, come molti altri testi visitando il sito del NAIC.1. Questo testo è stato redatto adattando l'eccellente documento seguente: «
© Copyright 1998-2002 Gil Breton Tous droits réservés.
Date de
publication: février 1998
10/19/2004 11:58:27 http://www.quebecadoption.net/adoption/postadopt/6postadopt.html
Articolo: "Se l'adozione è difficile?" inviato da Monica
VITA IN FAMIGLIA
Se l'adozione è difficile
Non c'è settimana che
non arrivino notizie sulle difficoltà dei bambini stranieri adottati. Che
fare?
Di Gianna Fumagalli
«Nel '90 ho adottato una bambina straniera di 8 anni che nel conoscerci aveva manifestato nei nostri confronti tanta simpatia. Dopo poco tempo però cominciò a dire che desiderava tornare al suo paese. Noi non sapevamo cosa fare, là non l'aspettava nessuno e poi era ancora così denutrita: abbiamo pensato di persuaderla a restare, per il suo bene. Ma in seguito i problemi sono aumentati. Non è sincera, è ribelle e soprattutto non mi accetta come mamma. Sembra che voglia far pagare a me il dolore di essere stata abbandonata da sua madre. In questi anni, specialisti, colloqui, letture, mi hanno offerto consigli utili, ma vorrei sentire qualcosa che viene dal vissuto...». G.P. - Liguria,
Una nostra collaboratrice ha una situazione molto simile alla sua. Le abbiamo fatto leggere la sua lettera, chiedendole di farci dono di qualche tratto della sua esperienza.
«Abbiamo accolto più di 15 anni fa una bambina di 10 anni che, vittima di un
trauma prenatale, aveva alle spalle un’infanzia dolorosa, trascorsa tra la
famiglia che non la voleva e un istituto dalle regole molto severe. Speravamo
che il nostro affetto avrebbe guarito presto le profonde ferite che quella vita
difficile aveva lasciato in lei. Ma non è stato così. «M. ha sempre manifestato
una forte nostalgia della sua mamma, con la quale ha mantenuto rapporti
periodici nonostante l’aperto rifiuto della stessa. Per tanto tempo io le ho
fatto da mamma, senza aver di ritorno. alcun gesto d'affetto. «Considerava la
vita con noi come un periodo di passaggio e sperava sempre di poter tornare dai
suoi.
Questo però è stato impossibile: gravi motivi lo
impedivano.
Sembrava insensibile al nostro amore, alle nostre cure. Abbiamo
vissuto accanto a lei momenti molto duri: bugie, sotterfugi, ribellione,
rifiuto... Ai problemi legati al periodo dell'adolescenza, si univa
un’inquietudine dovuta alle ferite della vita.
«Ora non è più così. Ci sono
sempre problemi, ma molto meno gravi. In questi anni siamo stati aiutati da
un'équipe medica con colloqui che ci hanno dato modo di comunicare i nostri
dubbi, le nostre difficoltà e di capire come valutare certi suoi comportamenti,
che mi ricordano proprio quelli di sua figlia e che sono frutto per lo più di
traumi vissuti nell’infanzia.
«Con mio marito, ogni giorno abbiamo chiesto e
chiediamo a Dio di aiutarci in questo difficile compito. Un compito che ha
incontrato sofferenze. delusioni. ma anche conquiste e momenti di gioia
profonda. Le parole di Gesù: "Qualunque cosa avete fatto al più piccolo dei miei
fratelli l'avete fatto a me" danno, a me e a mio marito, la certezza che il
nostro amore non andrà sciupato. Se lui ritiene fatto a sé o
Pasqua nel mondo
Quantomanca.com - la guida divertente per viaggiare con i bambini
Germania, Francia
Tralasciando gli aspetti religiosi che sono simili a quelli italiani, in Germania ci sono alcune tradizioni che non si ritrovano in Italia. Per i bambini il simbolo della Pasqua è rappresentato da un "coniglietto".
Cile: cucina
PAN DE PASCUA CHILENO

Per sei
persone
1 chilo di farina, 500 gr. di zucchero, 1 bicchierino di rhum,
mezzo bicchiere di Brandy, 1 cucchiaio di lievito per dolci,
400 gr. di
burro, 6 tuorli d'uovo, 6 chiari d'uovo, 200 gr. di gherigli di noci, 200 gr. di
frutta candita assortita,
1 cucchiaino di cannella in polvere, mezzo
cucchiaino di noce moscata, 1 cucchiaino di bicarbonato, sale.
Mescolate
bene il burro con lo zucchero, aggiungete i tuorli d'uovo a uno per volta,
continuando a mescolare, poi unite il rhum, il Brandy, le noci tritate e la
frutta candita a pezzettini. Montate a neve i chiari d'uovo e aggiungeteli al
composto insieme al lievito, al sale, alla noce moscata e alla cannella. Quando
avrete ottenuto un impasto omogeneo, unitevi il bicarbonato sciolto in un po'
d'acqua.
Aggiungete la farina e formate una pasta morbida, quindi versatela
in una teglia imburrata, coprite con carta da forno o di alluminio e passatela
in forno caldo a 200 gradi per un'ora.
Pasqua nel mondo, Pasqua cristiana e non solo
"A Pasqua, i paesi nordici festeggiano per primi l'arrivo della
primavera.
In Svezia e in Finlandia, il giorno delle Palme
vengono benedetti i gattici (rami del pioppo bianco con le gemme che
assomigliano alla coda di gatto).
Nei giorni che precedono la Pasqua, i bimbi
si travestono da streghe e vanno a distribuire le loro lettere in cambio di
caramelle.
Queste usanze derivano del medioevo, quando si aveva paura delle
streghe.
In Svezia a Pasqua, si mangiano uova sode con il guscio
colorato.
In Finlandia, si mangiano il "Pasha" a base di formaggio e
il "Mammi", il tradizionale budino Pasquale di segale.
In Danimarca a
Pasqua, le case vengono decorate con rami fioriti e uova dipinte.
La domenica
di Pasqua la famiglia si incontra per un buffet freddo nel quale i bambini
ricevono il coniglio di cioccolato.
In Olanda, in Belgio e in
Germania, i genitori nascondono in giardino le uova per il divertimento
dei bambini che devono cercarle.
In Portogallo c'è l'usanza di offrire al proprio padrino un dolce
di pasta lievitata con un uovo sodo e il guscio colorato.
Questo tipo di
dolce ed anche conosciuto in tanti altri paesi del mediterraneo.
In Israele a Pasqua, arrivano da tutto il mondo gruppi di
pellegrini dove festeggiano due tradizioni: la Pasqua cristiana e la festa
ebraica del "Passah".
A Gerusalemme si svolgono processioni durante la
settimana santa e i cristiani ripercorrono la Via Crucis.
Il giovedì prima di
Pasqua è il primo giorno del "Passah", la festa ebraica che si ricorda l'esodo
degli ebrei in Egitto e dura sette giorni.Tutta la comunità ebraica la festeggia
anche quelli che non sono religiosi. (NdR: Proprio come la Pasqua cristiana,
direi...)
In Inghilterra, Australia e Nuova Zelanda si mangiano
gli "hot cross buns" delle brioches fatte con la cannella e uvetta.
Sopra a
questi dolci vi è una croce di glassa di zucchero per ricordare la passione di
Cristo.
In Inghilterra, come a Malta, i più poveri ricevono
delle elemosine ed agli anziani si lavano i piedi.
Invece in Irlanda è
tradizione mangiare l'arrosto d'agnello accompagnato da una salsa di
menta.
Gli Stati Uniti sono paesi con molte culture diverse e così le
famiglie festeggiano la Pasqua in base alla loro religione, cultura e
nazionalità.
A Pasqua, in Russia si guarda alla cittadina di Sagorsk, dove
risiede il pope di Mosca e di tutta la Russia (massima autorità della religione
cristiano-ortodossa).
La celebrazione del
rito Pasquale incomincia a mezzanotte di sabato con una processione attorno alla
cattedrale.
La mattina del giorno di Pasqua la famiglia Russa si reca sulla
tomba di un parente e lì consuma un picnic.
Alla sera si fa un banchetto con
diversi tipi di carne, pesce e funghi, dove non manca il "Pabcha", un piatto
sostanzioso a base di quark.
La Grecia festeggia la Pasqua con i riti cristiani greco-ortodossi.
Con il suono delle campane
nella notte di Pasqua e la celebrazione del rito della resurrezione termina la
quaresima.
Ogni fedele accende nella chiesa tenuta al buio la candela che ha
con sé e che porterà a casa accesa.
Si mangerà poi il pane pasquale,
dolcetti, uova colorate di rosso e le tipica "Maghiritsa", una zuppa fatta con
le interiore dell'agnello.
In Polonia, Ungheria e in Cecoslovacchia, i giovani
spruzzano le ragazze con l'acqua di sorgente.
Si tratta di un antico rito
della fertilità.
In Cecoslovacchia soprattutto, le ragazze ricevano colpi di
bacchetta sulle gambe ma non se la prendono e premiano i ragazzi con uova
pasquali o invitandoli a mangiare!
A Pasqua, gli occhi di tutto il mondo guardano all'Italia per la benedizione pasquale del Santo Padre "urbi et orbi" (alla città e al mondo) trasmessa in mondovisione e migliaia di turisti giunti da tutto il mondo vi prendono parte in piazza San Pietro.
L'uovo per i cristiani è un simbolo della resurrezione e nei tempi antichi
era un simbolo di fertilità, un dispensatore di energia, un dono gradito per gli
dei, e si usava anche metterlo nelle tombe per i morti.
Durante la quaresima
le uova erano vietate, a Pasqua quindi si consumavano tutte quelle che si erano
accumulate, ed erano talmente tante che si utilizzavano anche per diversi
giochi.
All'inizio le uova si coloravano solo di rosso, il colore del sangue
di Cristo.
Oggi vengono usate le tonalità e le decorazioni più diverse.
http://utenti.lycos.it/griantino/99-1/art991d.htm (in rosso le note della redazione)
MOL mammeonline.net
Pea73 ha scritto:Io voglio "rubarli" questi
bambini.
Rubarli alla loro vita destinata, forse, a non essere vita di
bambino, rubarli alla loro terra che, forse, non ha nulla da offrire loro,
voglio rubarli al freddo e alla fame per vederli riposare nel letto della loro
stanza e consolarli se stanno male e farli andare in bicicletta e al mare e
sulle giostre, fargli mangiare il gelato e la cioccolata e farli giocare a
pallone e farli andare a scuola ...
Voglio rubarli alla solitudine per farli
stare con noi sul divano la sera ...
Voglio rubarli a "nessuno" per dargli un
papà e una mamma...
La cassiera ha qualcosa da ridire? Voglio essere una
ladra di bambini...
http://www.mammeonline.net/forum
Autore: TigrottiRicordo di Andrea
L'ho conosciuto solo virtualmente, per una serie di circostanze, scriveva sul NG it.sociale.adozione. Ha anche scritto un racconto, che ho revisionato personalmente prima di metterlo sul sito del Gruppo Kantutita, tra le Fiabe. Ha voluto chiamarlo "Il castello di faldoni".
Padre adottivo in AN, innamorato del figlio oltre che della moglie, molto attento e stimolante nella discussione, partecipava alla vita dell'ANFAA della sua città.
Lascia moglie e figlio 12enne, per una leucemia
particolarmente rapida e tenace, che gli ha succhiato via la vita.
Ti
piangiamo, amico carissimo, ti rivedremo solo nell'Ultimo
Giorno.
Kiara
Andrea diceva per esempio:
"stefy" ha scritto; Emanuela Belloni wrote: > > > > Sono d'accordo con Kiara e Stefy che i colloqui con assistenti sociali e > > psicologi siano importanti per preparare una coppia a adottare un bambino che > > ha sicuramente una situazione piu' complessa di un bambino biologico. > > Nel mio caso pero' i colloqui con assistente sociale e psicologo si sono svolti > > con una serie di domande su di me e su mio marito, sui nostri genitori ed in > > generale sulla famiglia dalla nascita ad oggi; non si è quasi parlato del > > bimbo/a che avremmo adottato e dei problemi che avremmo potuto trovarci ad > > affrontare. > > Le uniche domande sul bambino/a sono state: > > Come vi immaginate il bambino? > > Accettereste anche un bambino di colore? > > Verso quali paesi vi rivolgerete per l'AI e per quali motivi? > > A dire tutta, ma proprio tutta la verità, non è che le domande fatte dai servizi > sociali durante il percorso precedente all'adozione di mia figlia fossero molto > diverse...eppure mi sono molto servite. Mi sono servite a vedere molto chiaro in > me stessa(...) > > > Ho poi capito che problemi possono avere i bambini adottati da letture e dagli > > incontri con altri genitori adottivi che frequento organizzati dall'Anfaa > > Confermo che i corsi dell'Anfaa siano fatti in modo splendido, e siano utilissimi (...) > > > Come la pensate sulle proposte di Maroni sul togliere il compito dell'idoneità > > ai tribunali e darla alle associazioni ? > > Io non sono assolutamente d'accordo!! > > Nemmeno io. Mi pare che questo porterebbe ad un sovraccarico di lavoro per le > associazioni e ad un minore controllo sulla qualità della preparazione dei futuri > genitori adottivi, con quali eventuali danni per i bambini è facile immaginare. > > Stefy Sottoscrivo tutto quanto quello che ho letto. Purtroppo chi sceglie l'AN deve cercarsele le associazioni, deve spulciare le notiziole sui giornali per trovare un dibattito e/o un convegno sull'adozione. Il tempo dell'attesa, senza queste esperienze, diviene sterile ed inutile, sopratutto perché non vi è un traguardo preciso nel tempo, dal TdM sappiamo solamente di essere in una lista e che prima o dopo ci chiameranno. Con mia moglie nei nostri due anni e mezzo di attesa ci siamo confrontati su migliaia di cose, abbiamo discusso sulla scelta adottiva, al momento del rinnovo abbiamo - ricontattando i servizi sociali - dichiarato che qualcosa era cambiato. Mica eravamo incavolati o depressi perché il TdM non ci contattava. Sapevamo che nostro figlio da qualche parte ci stava aspettando. Ed un bel giorno una telefonata ci ha convocato in Tribunale. Le cose che avevamo sentito, in associazione ed in qualche convegno, si sono puntualmente verificate. Ascoltandole ci eravamo spaventati, vivendole eravamo preparati. Andrea & Amelia dueallaseconda
Nel prossimo numero di e-Chaski:
Interventi di genitori sulla scuola
Le nuove proposte legislative per cambiare l'adozione
ATTENDIAMO COME SEMPRE I VOSTRI CONTRIBUTI IN ARTICOLI!