
e-Chaski del Kantutita
notiziario elettronico in rete
Numero 1
– Settembre 2004Sommario:
Attività del Gruppo Kantutita (e nuovi nati in famiglia)
Editoriale
Benvenuti
al e-Chaski del Kantutita, rivista on line, da ora il nostro punto d’incontro sul WorldWideWeb, la rete mondiale, Internet.Come sapete, il nostro Gruppo Kantutita è cresciuto ed è diventato ONLUS, sul sito avrete maggiori dettagli sui primi 10 anni e sui prossimi anni di attività. Nel frattempo, l’Associazione il Conventino ha rallentato e poi praticamente smesso la pubblicazione del giornalino semestrale che prende il nome dall’antico "postino" andino, che percorreva a piedi il Tawantinsuyu (impero Incaico) portando i suoi quipu (cordicelle annodate) su e giù per le Ande per portare informazioni all'Inca prima della Conquista da parte degli Spagnoli nel XVI secolo. Abbiamo quindi ripreso e rinnovato il Chaski, notiziario che tanto ci ha aiutato negli anni passati, a coordinare le attività e ad informare quelli che, pur interessati, non trovavano il tempo di frequentare il Gruppo Kantutita.
Il Chaski è stato anche una preziosa risorsa di interculturalità, permettendoci di riflettere sulle questioni che riguardano i nostri figli, ispirando e dando forma ai nostri dibattiti.
Speriamo quindi che questa forma della rivista sia frequentata attivamente da tutti quelli che sono interessati al mondo dell’adozione e dell’intercultura.
Kiara del Kantutita – redazione kantutita@sax.it
Attività del Gruppo Kantutita e nuovi nati in famiglia
| 19 settembre 2004 9 ottobre 2004 20 novembre 2004 4 dicembre 2004 12 dicembre 2004 (festa di Natale) 8 gennaio 2005 - 5 febbraio 2005 (festa di carnevale) 26 febbraio 2005 19 marzo 2005 19 aprile 2005 30 aprile 2005 21 maggio 2005 11 giugno 2005 Gli incontri si svolgono dalle ore 16 alle ore 18 circa, presso l'Oratorio della Parrocchia di Zanica (BG) |
Benvenuto
a Ricardo, figlio di Monica e Alessandro, fratello di Angela del Gruppo Kantutita. Benvenuti tutti nuovi figli del nostro cuore, che possiate iniziare felicemente la vostra avventura e il vostro ingresso nel nostro mondo.
(non sono riuscita a trovare chi ha scritto questa bellissima lettera ripescata da MOL, dovrebbe essere apparsa sul forum del Centro Aiuti Etiopia)
Care Insegnanti...
"i bambini non sono tutti uguali". Non c'è nessun intento
discriminatorio in questa frase, anzi!
A partire da questa affermazione, vorremmo parlarvi di una storia, la nostra
storia, la storia di nostra/o figlia/o, che sta vivendo una fase importante
della sua crescita. Molto del tempo lo trascorre a scuola, in classe con voi e
con i suoi compagni.
La scuola, grande mediatore culturale, può essere strumento positivo
d'integrazione o in caso contrario di emarginazione.
E noi, che siamo una famiglia adottiva, lo sappiamo bene!
Nostra figlia entrando a scuola porta con sé già due grandi eventi: una
separazione ed un incontro: la perdita e la separazione da una mamma e un papà
che non hanno potuto fare i genitori, e da un ambiente nel quale aveva vissuto
precedentemente, e insieme l'incontro con una famiglia desiderosa di accoglierlo
come figlio, ed un ambiente completamente nuovi.
E' la storia di una nascita, di un abbandono, ma poi ancora di un incontro.
Una storia raccontabile, anzi, una storia che va raccontata e affrontata!
Non abbiate paura di affrontare la storia di nostra figlia!
Sicuramente ha in sè alcuni aspetti delicati, che vanno affrontati con
attenzione, ma noi, che su questo ci siamo tanto preparati in un percorso
impegnativo, desideriamo aiutarvi.
Se la scuola è un'agenzia al servizio della persona, allora noi genitori ci
sentiamo di chiedere alla scuola di avere sempre come fine ultimo non solo
l'istruzione, ma la formazione globale della persona, facendosi carico degli
specifici problemi affettivi, emotivi, di benessere dei suoi utenti.
Entrando a scuola ogni bambino porta con sé la sua storia, unica e
irripetibile.
Sappiamo quanto sia importante per i bambini essere ben inseriti nel gruppo
classe.
Le diversità tra i bambini dovrebbero rappresentare una "risorsa per far
scuola", per "parlare di famiglia a scuola", per ampliare
l'orizzonte dei termini di paternità, maternità, filiazione.
Chiaramente ciò avviene in modo diverso perché diversi sono gli ordini di
scuola, in riferimento alle età ed alla maturazione psicofisica dei ragazzi.
"La scuola dell'infanzia", come recitano gli Orientamenti del 1991,
"accoglie bambini dai 3 ai sei anni ed aiuta il loro processo di crescita
affettiva, sociale, culturale, umana."
Come aiutare nostra figlia, nel rispetto della sua alterità, della sua storia?
Il riconoscimento e la valorizzazione della diversità
Passaggio fondamentale, per ogni bambino, è il riconoscimento della propria
diversità, non la negazione o la rimozione che implica la cancellazione delle
differenze quanto più possibile.
La possibilità ad esempio per un bambino di colore di strutturare un'identità
vera, e non una maschera, richiede necessariamente che gli adulti che vivono
intorno a lui accettino come paritario non solo il bambino ma qualsiasi adulto
di etnia diversa dalla loro.
E' per noi importante la costruzione di un senso di appartenenza al proprio
gruppo classe, la costruzione di un riferimento affettivo che gli dia sicurezza
e lo faccia sentire parte, del suo gruppo, fin dall'inizio, condividendo con i
compagni il clima, le attività, i momenti di gioco, alcuni apprendimenti. Su
questi temi siamo fin da ora disponibili a collaborare per l'interesse di tutta
la classe e non unicamente di nostra figlia.
La scuola, dentro a un rapporto di stima e aiuto reciproco, può aiutare la
famiglia a sviluppare una capacità d'ascolto dei reali problemi del bambino. A
scuola trascorre gran parte della giornata, lancia messaggi, sentimenti,
desideri, vissuti, timori, ricordi che l'insegnante può raccogliere e farne
oggetto di riflessione con i genitori.
L'insegnante che tende a commiserare e proteggere il bambino richiedendogli di
fatto un rendimento inferiore a quello dei suoi compagni di classe, si dimostra
comprensivo, ma invia anche un messaggio di diversità e svalutazione che ha una
valenza negativa.
Anche minimizzare commenti e atteggiamenti poco benevoli dei coetanei, non
permette ne a lui ne ai suoi compagni di elaborare in positivo un dato di fatto
che lo etichetta come un diverso.
Il bambino adottivo "rischia" quando deve confrontarsi con le attese,
le aspettative, e per non rischiare di essere rifiutato, mette in moto dei
meccanismi che lo allontanano da sé: combatterà da solo, metterà la
maschera".
Sentirsi accolto, considerato da qualcuno importante per lui, senza negare le
sue differenze, le sue difficoltà, le parti più fragili di sé gli darà
invece serenità e maggior sicurezza. "
Un'ansietà riconducibile all'essere adottivo rinforza le domande fondamentali
che ogni ragazzo si pone : da dove vengo, chi sono, a chi assomiglio?
Tanto per incominciare, una parte della sua vita , l'inizio, gli è sconosciuta.
Non conosce le circostanze della sua nascita, non sa niente dei suoi primi mesi,
a volte anni, della sua vita. Non vive con la sua famiglia biologica, sede delle
sue radici.
La pulsione del ritorno alle origini va a svantaggio della spinta verso il
futuro.
E la conseguenza della mancanza di queste informazioni può provocare un senso
di insicurezza, vergogna, colpa, inferiorità, disagio.
L'apprendimento può essere disturbato dall'emotività, dalla conflittualità,
dalle tempeste emotive che distraggono l'intelligenza e la memoria .
Sono molto importanti spazi d'incontro informali e non; chiediamo alla scuola
che nostra figlia non abbia una corsia preferenziale, ma in quanto soggetto di
diritti gli siano garantiti tutti quegli interventi mirati che lo portino al
raggiungimento delle competenze che è in grado di conquistare.
Riconoscere che nostra figlia ha avuto una storia precedente, vuol dire
rispettare e accettare tutto di lei, i suoi ricordi, le sue paure, le sue
solitudini, vuol dire sapere che è portatrice di esperienze, di saperi che
andranno recuperati integrati, valorizzati. Dimenticare o far finta che tutto
ciò non ci sia, significa fargli credere che il suo passato non sia
raccontabile, che abbia una valenza negativa, con il rischio che il suo passato
venga abitato da fantasmi.
Le scuole italiane sono diventate negli ultimi anni una Babele multietnica,
variopinta e colorata; nella scuola sono in atto nuove trasformazioni, ma anche
nuove problematiche di carattere interculturale. Ci sono :
bambini provenienti da famiglie cosiddette "standard"
bambini provenienti da altre culture, nati in altri paesi
bambini figli di genitori immigrati, ma nati in Italia
bambini figli di coppie miste
bambini nati da pance diverse da quelle delle loro mamme (sono i nostri figli)
bambini figli di genitori separati
bambini che vivono in affidamento presso altre famiglie
bambini che vivono in famiglie allargate (con i nonni)
bambini svantaggiati
bambini con handicap.
Al bambino va riconosciuto il "diritto alla diversità", che si
traduce in una molteplicità di storie personali che ciascun bambino porta con
sé nel momento in cui arriva a scuola.
E' sicuramente importante quindi che la scuola, di qualunque ordine e grado essa
sia, debba compiere la sua parte, impegnandosi e operando concretamente, per
garantire un corretto processo di socializzazione, per una integrazione
scolastica positiva, per superare gli stereotipi, per educare alla solidarietà
sociale.
Nella scuola si dovrebbe lavorare sul rispetto delle diversità, qualunque esse
siano, vedendole non come limite ma come valore.
Un'importanza enorme assume il dialogo.
Il fatto che nostra figlia sia adottiva non va sicuramente sbandierato ma
nemmeno tenuto nascosto, per cui, nei modi e nei tempi che le insegnanti
ritengono opportuni, e in collaborazione con noi genitori, si può parlare
dell'adozione, contribuendo così a far capire cosa sia, a far crescere una
reale "cultura adottiva" visto che nella nostra società esistono
purtroppo ancora troppi pregiudizi, e soprattutto in questo modo si dà titolo
alla storia di nostra figlia.
Alcuni aspetti importanti
I testi scolastici in alcuni casi vanno integrati, laddove si parla della
famiglia, illustrando anche gli altri modelli di famiglia, in modo che il
bambino si possa riconoscere all'interno di uno di quelli proposti e non
sentirsi discriminato.
La forza della diversità, che esiste, sta nella sua valorizzazione, come
risorsa.
Il tanto discusso albero genealogico, a cui spesso si ricorre nella scuola
italiana.
E' probabilmente un approccio corretto quello di partire dal vissuto del bambino
per comprendere il concetto di storia ma nulla impedisce che possa essere
affrontato in modi diversi.
Può essere usata non soltanto la chioma ma anche le radici, in un albero nel
quale le radici rappresentano il vissuto "biologico" e la chioma il
vissuto attuale.
Utilizzando questa struttura, i bambino adottati possono rappresentare tutte le
persone che hanno avuto una parte importante nella loro vita.
Le radici non sono visibili ma vincolano l'albero al terreno, proprio come i
genitori biologici hanno fornito il bambino di un patrimonio genetico che farà
sempre parte di lui.
L'istituto ad es. è il tronco, che lo ha tenuto in custodia e lo ha aiutato a
crescere per un certo tempo. La famiglia adottiva è la chioma dell'albero
(rami, fiori, foglie, frutti).
Nello svolgere questa attività il bambino scopre di non dover sopprimere una
parte della sua storia e capisce il ruolo che le varie persone hanno avuto nella
sua vita.
La mia casa (schema della casa con la gente all'interno o uno schema con simboli
per le persone e linee che mostrano le relazioni.
Si può chiedere ai bambini di fare liberamente in gruppo una lista di
differenti tipi di famiglie, facendo fare poi il ritratto della famiglia e che
cosa significa per loro, con disegni, pitture, sculture. Con questo tipi di
lavori si potrebbe iniziare anche un percorso sui tipi di famiglie e sui modi
differenti in cui sono formate.
Questo serve per tutti i bambini si introducono parole e relazioni nuove, si
comprende il proprio posto all'interno della famiglia e si può arrivare anche a
comprendere, per es., da dove arrivano i nostri antenati, pur non essendo stati
adottati.
La famosa foto da neonati - A molti di noi è capitato di trovarsi di fronte a
tale situazione.
Non c'è da bluffare. L'obiettivo che sottostà a questa richiesta è quella di
illustrare il cambiamento, ed allora basta far portare una foto di quando il
bambino era più piccolo, oppure si può suggerire di far portare anche oggetti
facenti parte del suo passato.
La pancia
Nostra figlia è nata da una pancia come gli altri bambini della classe, ma non
esiste una foto di quel momento.
Il momento della nascita è collegato alle sue radici, ai genitori biologici,
allo strappo dell'abbandono.
E' questo un tema molto importante, che va affrontato evidenziando il positivo
della decisione da parte dei genitori biologici di dare la vita comunque a lei,
non conoscendo i motivi per cui questa nascita non è poi diventata assunzione
piena di genitorialità, e riconoscendo che a volte questo succede.
L'origine
Quando diciamo di raccontare l'origine di nostra figlia, non è che diciamo di
dirle che sua madre è stata così cattiva che l'ha abbandonata.
Diciamo di far prendere coscienza al bambino che è nato nella pancia di
un'altra donna. Questo mette in moto un meccanismo nel bambino di riflessione su
di sé che può portare a delle domande. Ovviamente è un discorso che già
portiamo avanti a casa.
Noi viviamo l'abbandono di nostra figlia ma sappiamo che è anche fondamentale
guardarla, perché è come siamo dentro rispetto all'abbandono e quindi quello
che noi sull'abbandono comunichiamo a lei. Si comunica un silenzio se ne abbiamo
paura, quindi comunichiamo una paura. Dobbiamo comunicare invece una coscienza
anche di positività pur nella dolorosità di un fatto accaduto.
L'origine di nostra figlia è legata anche a dei luoghi, a dei colori, ad una
lingua, ad un popolo.
I veri genitori
Anche qui non esistono genitori veri e genitori falsi, ma esiste un prima e un
dopo.
Esistono dei genitori che l'hanno fatta nascere, ed esistono dei genitori che
hanno deciso di farla crescere, diventando a tutti gli effetti genitori. In
questo discorso è importante il concetto che genitore non è solo colui che
mette al mondo un figlio, ma è principalmente colui che fa crescere, che educa,
che accompagna il figlio verso l'età adulta.
E non c'è un minor bene e un maggior bene, un essere "di meno"
rispetto ad un essere "di più". C'è un percorso di vita.
L'amore che genera è innanzitutto dono di sè. C'è una "generazione"
che avviene attraverso l'accoglienza, la premura, la dedizione. Il rapporto che
ne scaturisce è così intimo e duraturo, da non essere per nulla inferiore a
quello fondato sull'appartenenza biologica.
Ci sono altre situazioni dolorose nella vita sociale e scolastica dei nostri
figli; ad una apertura dei nostri figli può corrispondere una curiosità
morbosa da parte dei compagni ("ma allora quelli non sono i tuoi veri
genitori!"), alla quale i nostri figli devono saper far fronte. I nostri
figli convivono con il fatto doloroso che i loro genitori biologici non hanno
potuto (o voluto) tenerli con loro.
E' difficile ma necessario parlare di queste cose con bambini piccoli. Dobbiamo
dare loro gli strumenti.
Gli insegnanti sono delle figure significative nella vita dei bambini, delle
quali loro si fidano, e che sono chiamati ad aiutarlo a fronteggiare le sue
emozioni e a riconoscersi positivamente come persona.
Care Insegnanti, Vi ringraziamo di cuore per tutto quello che farete per far
crescere ed educare nostra figlia. Ci interessa il suo bene, ma desideriamo allo
stesso modo il bene di tutta la classe, perché sappiamo che solo attraverso la
crescita di tutta la classe può esserci un bene anche per lei.
Sappiate di poter contare su di noi per aiutarvi nel caso vi trovaste in
difficoltà. Il compito di insegnare è davvero impegnativo, e noi desideriamo
aiutarvi
Tornare a casa: per noi un ritorno, ma per i nostri figli un atterraggio in un mondo nuovo, un’immersione definitiva nel nostro oceano per loro sconosciuto. Perché emergono difficoltà di rapporto con loro che prima, nel paese d’adozione, si credevano superate? Non sono una psicologa, vorrei solo offrire qualche spunto di riflessione.
Errore da evitare: credere che nostro figlio sia ormai da vedere alla stregua
degli altri bimbi, che ormai siamo genitori, e il resto verrà da sé… non è
esattamente così, anche se affronteremo molti dei problemi dei genitori
"biologici". Io per prima non l’ho capito subito. La differenza è
sostanziale, soprattutto se i nostri figli hanno un vissuto intenso e lungo.
Immaginate di trasferirvi, voi adulti, in una città straniera di cui non
conoscete la lingua, e non per un mese, ma per sempre. Di lasciare tutto quel
che avete conosciuto finora. Insomma la situazione dell’emigrante. E non mi
dite che sarebbe facile… no che non lo sarebbe! Ci sono adulti che non
accettano facilmente nemmeno il viaggio all’estero, che partono con: caffè
– moka – spaghetti – parmigiano, insomma il nostro pronto-soccorso
culinario minimo. E che cercano di mangiare spaghetti in ogni paese straniero,
penso solo all’Europa in cui te li servono stracotti come contorno, arrivando
poi a dire che "si mangia bene solo in Italia" e senza sperimentare i
piatti del luogo. Se siete fra questi, riflettendoci capirete meglio i vostri
figli… E se invece siete dei globe-trotter, avete forse necessità della
stessa immersione nelle paure dei nostri piccoli eroi: da un punto di vista più
"in basso", più viscerale, a fondo nelle emozioni.
Logico quindi che nei nostri piccoli, a diversi livelli, operino meccanismi
simili, e che spesso loro non sanno esprimere a parole, avvertono solo il
disagio. Non facciamo quindi l’errore di pensare che "hanno trovato l’America
in Italia" o qualche altro luogo comune del genere. Invece hanno di che
lamentarsi, o piangere disperati senza che noi capiamo perché, o fare
monellerie, o provocarci… si sentono perduti, ci si aggrappano e non accettano
di essere separati da noi, unico legame in un mondo sconosciuto. Soprattutto noi
mamme, e soprattutto per i più piccoli. A volte ci rifiutano, e questo a volte
porta ad un altro, peggiore abbandono, perché attribuiamo a loro i nostri
fallimenti. Ma siamo noi gli adulti, non loro! E c’è chi arriva a restituirli
manco fossero pacchetti… Triste.
Non crediate nemmeno che manchino loro le figure di riferimento che si
occupavano di loro, voi le sostituite egregiamente, anzi, fate molto meglio:
siete sempre presenti, attenti ad ogni loro sospiro, e soprattutto vi ponete
delle domande, cercate di capire quel che pensano, di anticipare i problemi, di
risolverli preventivamente.
Insomma, credo che la soluzione stia dentro di noi, nell’ascolto, nel
liberarci dai pregiudizi, e nella pazienza. Il tempo sistema tutto. E i nostri
eroi ne usciranno pian piano sostenuti dal nostro amore.
Chi è alla seconda adozione, sa anche che un fratello maggiore aiuta e affretta
il processo di adattamento alla famiglia, anche se ne aumenta esponenzialmente
un altro: la gelosia.
Ma questo è un altro problema.
SCHEDA BIBLIOGRAFICA: Oggi a scuola è arrivato un nuovo amico, Anna
GUERRIERI e Maria Linda ODORISIO, Armando Editore, 2003.
DESTINATARI: insegnanti delle scuole materna ed elementare.
|
(dalla
quarta di copertina) Anna
Guerrieri è docente di Matematica presso l'Università di L'Aquila. Ha un
figlio nato in Ucraina. |
| Recensione
Ho ricevuto da poco questo documentatissimo libro di Anna Guerrieri e Maria Linda Odorisio, destinato agli insegnanti della scuola materna (ora dell'infanzia) ed elementare, ma utile anche per i genitori: riporto qui sotto il Sommario proprio per mostrarne la ricchezza, quasi... l'esattezza matematica nell'esplorazione dei diversi aspetti del problema esaminato.
Tutti abbiamo avuto scontri con la scuola dei nostri figli, a volte solo mugugnando, dato che siamo persone civili, e cercando di difendere in ogni modo i nostri figli nel loro percorso nella scuola dell'obbligo; molti di noi hanno dovuto sottostare, senza essere avvisati, a compiti a casa come: "portate gli oggetti che vi erano cari da bimbi" o il temuto "albero genealogico". Il libro che porto alla vostra attenzione, certamente non risolve il problema, ma da ottime indicazioni e contribuisce a creare, finalmente, la cultura dell'adozione. Forse siamo riusciti abbastanza bene a sopravvivere alla scuola, senza traumi, ma ogni volta i nostri figli si ritrovano a dover spiegare che non sono stranieri, sono solo nati lontano, che sono cittadini italiani, che parlano italiano e non qualche lingua "strana". Le maestre non sono state sempre abbastanza attente, hanno liquidato frettolosamente le nostre osservazioni con "i bambini sono tutti uguali", credendo che sia meglio negare la differenza, farla sparire, anche quando salta agli occhi: differenza è ricchezza. Libro da regalare agli insegnanti sperando che meditino.
Chiara LELLA
Sommario Ringraziamenti - Una
famiglia dopo l'abbandono: come e perché parlare di adozione in classe Perché
sei stato adottato? - Le origini: racconta quando sei nato Informare
le famiglie - comportamenti: perché non stai mai fermo? Tanti
punti di fragilità - I colori della pelle: è possibile parlare di razza? Strumenti
didattici -
Attenzione! Esperienze
dirette: genitori, maestre, figli Scheda A: Quali sono le leggi attuali in materia di inserimento scolastico di bambini di origine straniera? Scheda
B: I diritti dei bambini Scheda
C: Navigare per capire
l'adozione: una lista di siti web Scheda D: Leggere per capire l'adozione: una bibliografia |
Moussaka

Ingredienti per 4 persone: 2kg di melanzane, 1 cipolla, 5 cucchiai d'olio d'oliva, 400 g di manzo macinato, 1.5 di di vino bianco, 300 e di polpa di pomodoro, prezzemolo, origano fresco o maggiorana (in Grecia usano l'aneto), 50 g di pangrattato, 70 g di grana grattugiato. 1/2L di besciamella, burro. olio per friggere, sale, pepe, zucchero, cannella in polvere.
Lavate le melanzane e tagliatele a fette di 1/2 cm. Sistematele in una ciotola cospargendo ogni strato con sale. Appoggiate sulle melanzane un piatto con un peso e lasciatele spurgare per un'ora. Scolatele e strizzatele bene. Friggetele in olio d'oliva molto caldo finché sono calde e deponetele su carta assorbente.
Versate un cucchiaio d'olio in una casseruola e quand'è caldo fate appassire la cipolla tritata. Unite la carne e rosolatela, schiacciando spesso con una forchetta. Quando è scura, bagnate con il vino e unite il pomodoro. Salate, pepate e unite un pizzico di cannella e uno di zucchero. Fate cuocere per circa 45 minuti, unendo a metà cottura prezzemolo e origano (oppure aneto) tritati.
Nota: Si tratta chiaramente di un piatto unico, non proprio leggerissimo (!) ma davvero delizioso. Volendo, potete grigliare le melanzane invece di friggerle... non è esattamente la stessa cosa però.
Da:
www.cucinaconme.it/moussaka.htm
Posta di Kiara
gruppo_kantutita@sax.it
Programma dell'anno prossimo: sul sito sax.it/kantutita nelle Attività
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