| GENITORI E’ BELLO – opuscolo del Gruppo
Kantutita, 1990
Tema affascinante quello della vita, quando si difende con passione e con intelligenza la causa dei più piccoli, dei più deboli, dei bimbi che sono in attesa di una famiglia. Un bambino, ogni bambino vuol vedere e godere il mondo: che è bello, bellissimo. La vita è una cosa meravigliosa. Ogni bimbo è un bene prezioso che può cambiare la vita e aiuta ogni istante a crescere come genitori riempiendo di significato l'esistenza di tutti. Il poeta indiano Tagore, nella lirica "Il Principio" così canta la nascita di un uomo, questo grande mistero della vita: "Di dove son venuto? di dove mi hai preso?” domandava il bambino alla mamma. Ella rispose mezzo piangendo e mezzo ridendo e stringendosi il figlio al petto: “tu eri celato nel mio cuore come un sospiro, mio caro; tu eri nelle bambole dei miei giochi infantili, e quando al mattino costruivo con l'argilla l'immagine del mio Dio, plasmavo e riplasmavo anche la tua. Tu eri chiuso col Dio della nostra casa dentro la nicchia ed io ti adoravo. Tu eri in tutte le mie speranze, in tutto il mio amore, in tutta la mia vita, nella vita di mia madre, in grembo allo Spirito che protegge la nostra casa. Per lunghi anni ti formasti. Quando nella giovinezza il mio cuore aprì i suoi petali, tu gli alitasti intorno come una fragranza. Il tuo dolce e delicato fiorire era come uno splendore di cielo prima dell'alba. Piccino mio, fratello della luce mattutina, tu hai vagato seguendo la corrente della vita del mondo finché ti sei arenato nel mio cuore! Quando fisso il tuo visino, vi scorgo dei misteri che mi sopraffanno. Quale magia ha attirato il tesoro del mondo in queste mie deboli braccia?" In realtà, la nascita di un bimbo
è sempre un nuovo miracolo che accende affetti e speranze, ovunque e comunque
avvenga. A CUORE
APERTO Delle persone si conoscono facilmente i dati anagrafici, gli aspetti superficiali; si entra nel loro intimo solo quando qualcuno ha il coraggio di raccontarci la propria storia. Allora è possibile scoprire i richiami incessanti della vita, le sorprese imponderabili degli incontri, le gioie gratuite che fanno brillare gli occhi. In queste pagine alcune famiglie
adottive ci hanno dato la chiave del loro cuore, permettendoci di entrare nelle
loro case. Auguro che l'esempio venga seguito da tante altre famiglie. don Eugenio Battaglia
PREMESSA
Queste pagine non hanno alcuna pretesa di chiarire i molteplici e complessi aspetti dell'adozione, ma sono il resoconto scritto di un vicendevole rapporto umano, della propria esperienza di genitori di un gruppo di famiglie adottive. Queste brevi note nascono,
soprattutto, dall'intimo bisogno del gruppo di rivolgere un messaggio a quanti
non hanno che una superficiale informazione del mondo dell'adozione, con
conseguenti pericolosi preconcetti a riguardo. Per noi l'adozione è frutto di
una decisione maturata con ponderatezza, ha rappresentato l'espressione più
alta di una scelta di paternità e maternità responsabili, laddove il primo
impegno dell'adulto che si propone come genitore adottivo non può che essere il
rispetto del bambino, delle sue origini, della sua terra, della storia del suo
paese, senza scendere a pietistici
compromessi che poco o nulla hanno a che vedere con il suo bene. Un rispetto che
trae origine anche dalla constatazione che l'aspetto prevalente che emerge nei
bambini abbandonati è il loro disperato bisogno di ricevere e di dare affetto,
è da confermare che, nel mondo delle adozioni, il rapporto figli - genitori è
un rapporto d'amore e non di sangue, derivante da una paternità e maternità -
quella adottiva - spesso più desiderata e più consapevole di quella naturale. Ci è gradito, perciò, manifestare
a quanti ci leggono la serietà del nostro impegno, che nasce da un senso di
responsabilità profonda nei confronti del bambino in stato di abbandono, in
grazia della convinzione che l'adozione è, al pari della nascita di un figlio
naturale, un evento definitivo che non ammette ripensamenti se non a danno del
bambino indifeso e debole. Le pagine che seguono questa breve
premessa sono la testimonianza di quanti confidano nell'apertura del dialogo a
quanti volessero inserirsi nel nostro gruppo in una disponibilità per un lavoro
finalizzato a favorire, al di là di ogni confine, sentimenti di fratellanza e
di amore. EDUCAZIONE
ALLA DIFFERENZA Nei casi particolari dell'adozione
precoce, i bambini di origine straniera, soltanto durante l'adolescenza,
avvertono il problema legato alla loro provenienza, interrogandosi sulla loro
identità. Nasce da qui la necessità di riuscire a risalire le fonti di un
progetto, orientando il tutto ad uno spazio educativo in grado di concretizzare
una pedagogia interculturale. Grazie alla sensibilità di alcuni
genitori adottivi e non, si è formato un gruppo composto da bambini, la cui
realizzazione, desiderata da tempo, è maturata dalla necessità di contribuire
alla formazione integrale dell'uomo al fine di concretizzare l'identità
culturale che specialmente in ogni bambino va difesa e valorizzata. Per la presentazione del gruppo
voglio far parlare in prima persona i bambini, utilizzando i testi con i quali
introduciamo il nostro spettacolo. CHI SIAMO? Siamo dei bambini, in prevalenza
latino-americani, insieme ad altri bambini italiani, facciamo parte del gruppo
Kantutita. I paesi da dove veniamo sono l'Ecuador, il Salvador, il Brasile, la
Bolivia, il Perù, l'India e
l'Italia. Il nostro nome Kantutita trae origine da un fiore dell'altopiano
Andino che ha i colori Rojo (Rosso), Amarillo (Giallo) e Verde ed è stato
eletto fiore nazionale della Bolivia. COSA FACCIAMO? Attraverso giochi, canzoni, fiabe,
danze popolari e l'uso della lingua locale dei paesi d'origine, scopriamo usi e
costumi di vita che ci aiutano a conoscere una parte del vasto patrimonio
culturale e popolare dei nostri Paesi d'origine. Tutto questo favorisce un incontro
tra le varie culture del mondo ed incentiva una reciproca valorizzazione e
comprensione. E' bello conoscere l'altra parte del mondo, il calore delle tradizioni il
fascino di usi e costumi il colore e il profumo dei fiori. E'
bello conoscere l'America
Latina che è in noi PERCHE'? Vogliamo 1. Conoscere la nostra cultura
aiutandoci a mantenere la nostra identità culturale. 2. Smitizzare i "luoghi
comuni" sul terzo mondo e i falsi miti della superiorità della cultura
occidentale, del bianco rispetto all'uomo di colore (nero, giallo, rosso, ecc.); 3. Essere solidali, imparando a
condividere le cose più essenziali della vita distruggendo le barriere che ci
impediscono di accettare la "diversità" di ogni fratello del mondo. 4. Divertirci con giochi, fiabe,
canzoni del nostro paese di origine, che ci permettono di sviluppare la nostra
fantasia. 5. Questi incontri aiutano a
confrontarci con culture diverse. La Nostra Meta Come abbiamo visto in questo periodo
l'educazione interculturale produce
risultati positivi e visibili. Questa esperienza è stata utile per
noi, ma pensiamo anche per i nostri genitori; merita di essere continuata,
approfondita perché può aiutarci a sentirci più sicuri e ad avere più
fiducia in noi stessi, per affrontare una realtà quotidiana non sempre
disponibile ad accettare le differenze e per costruire i fili di un'identità multiculturale che va
difesa e valorizzata. Bertha Bayon
L'adozione internazionale ci poneva
di fronte a un "rischio": il figlio dalla "pelle scura". Un
rischio che abbiamo affrontato con serenità, senza avvertire mai, durante il
periodo di "attesa", alcun complesso o disagio a riguardo. La venuta di Giacomo nella nostra
famiglia è stata, infatti, preceduta (come del resto è accaduto e accade per
tutte le altre coppie adottive) da un viaggio nel Paese d'origine del bambino,
nel nostro caso la Bolivia: un’esperienza bellissima che ci ha consentito,
essendo ospiti di una famiglia del posto, di conoscere le abitudini, di scoprire
la cultura e i valori umani di un mondo così diverso e lontano dal nostro, di
amare la semplicità della vita quotidiana di quel popolo. E, ispirati
all'apprezzamento di questi valori, abbiamo improntato la nostra educazione su
Giacomo, desiderosi e nello stesso tempo sicuri che egli, insieme a noi, un
giorno abbia ad amare la sua terra d'origine e la sua gente, abbia ad
apprezzarne i valori, che sono quelli di una antica e preziosa civiltà, abbia a
parlarne la lingua.
I genitori dì Giacomo
L'adozione di due bambine boliviane,
a distanza di due anni l'una dall'altra, è frutto di una decisione da noi
maturata nel tempo. L'attesa della nostra prima bambina, non esente da difficoltà
di ordine burocratico, è stata lunga ed estenuante. A una telefonata con cui si
comunicava buone notizie, spesso seguivano comunicazioni meno liete o prive di
qualsiasi speranza. Finalmente il 'grande giorno! E'
difficile descrivere lo stato d'animo - ansia e commozione insieme - che ci
prese al ricevere la notizia da tempo attesa, il pensiero che di là dall'oceano
un bambino, bisognoso di cure e di aiuto, ma soprattutto di una famiglia, era ad
aspettarci, ci fece credere subito che per noi stava per concretizzarsi il
grande dono di Dio, essere mamma e papà, sì da sentire maturare in maniera più
tangibile la nostra spiritualità di coppia. Commovente e patetico ad un tempo,
il nostro primo incontro con Magda: una bimba triste e dallo sguardo pressoché
assente che si dondolava, indifferente alla nostra presenza. Noi eravamo
attratti da quella sua aria triste; sentivamo quegli attimi come un
momento magico durante il quale la vita incomincia ad assumere un'altra
dimensione, quella fondata sull'amore: una bimba è tra le tue mani e, pur in
silenzio, ti parla al cuore e ti chiede amore, e tu non puoi, non sai
rifiutarglielo. Ormai Magda aveva una famiglia e noi una figlia. L'incontro con Mariangela è stato
bello, allegro e commovente insieme, forse più che con Magda, proprio perché
ora c'era quest'ultima con le sue effusioni di bambina ad accrescere una felicità
intima coralmente sentita. Che altro dire dopo tutto ciò se
non che la scelta fatta ci ha permesso di capire il vero significato di amore e
di solidarietà? Anche per questo il prossimo anno ci vedrà probabilmente in
Bolivia, desiderosi come siamo di far conoscere il paese d'origine alle nostre
bambine e, nello stesso tempo, di rivedere noi, insieme a loro, una terra
generosa che ci ha arricchiti spiritualmente e umanamente dandoci la possibilità
di essere genitori. I genitori dì Magda e Mariangela
Come un uomo e una donna diventano
genitori grazie alla nascita del proprio figlio e questi entra nella vita e
nella famiglia, così è stato per noi: un'esperienza che ha del normale e
dell'ordinario, pur sentendo profondamente la difficoltà e, nello stesso tempo,
la bellezza del nuovo impegno. Per questi motivi non crediamo che l'essere
genitori adottivi costituisca per noi ammirazione, come da qualcuno sentiamo
affermare con evidente manifesta superficialità ignoranza nei confronti di un
gesto che, al pari della procreazione biologica, è così naturale quanto,
spesso, intimamente sofferto, come tutte le famiglie che si amano, la nostra si
fonda sui legami indissolubili del cuore. Luìs e Sofia sono, quindi, fratelli
per adozione; essi ne sono a conoscenza, reagiscono come di fronte alla cosa più
naturale di questo mondo. Con la stessa naturalezza di tutti i fratelli, si
amano e litigano, si ingelosiscono a vicenda e sono anche profondamente solidali
nelle cose che contano. Una normalissima famiglia, quindi,
la nostra; ma con in più una singolare e piacevole mescolanza di caratteri e
tendenze, dovuta alle nostre origini che, essendo americane ed europee insieme,
convivono quotidianamente in un 'sentirci" tutti profondamente italiani e
profondamente boliviani. Mentre i nostri bambini apprendono a
scuola le vicende della storia italiana ed europea, in casa ci si sofferma sulla
lettura collettiva di libri che trattano delle antiche civiltà degli Aztechi e
degli Incas, al fine di alimentare soprattutto nei nostri figli, l'amore per la
propria Terra d'origine e, per il loro tramite, suffragare in noi la cultura di
un mondo diverso dal nostro ma non meno civile e affascinante. I genitori di Luis e Sofia
Il gran giorno per noi arrivò dopo
un'attesa durata diciotto mesi: e ciò è un motivo che ci induce spesso a
riflettere, se si tiene ovviamente presente che tale periodo costituisce
esattamente il doppio di quanti mesi occorrano per la maternità biologica. Un
viaggio di migliaia di chilometri ci portò in El Salvador Mai emozione così
intensamente provata prima, produsse in noi l'abbraccio al piccolo Carlos, di
appena otto mesi! Carlos ci ha tornito tangibili prove
del suo bisogno di ricevere e di fare affetto: il desiderio di poltrire con noi
la domenica mattina e il dirci nel suo abbozzato linguaggio "siete mii"
allargando le braccine in una solenne manifestazione d'amore ha significato per
noi la prova più chiara e più sincera di quanto nostro figlio costituisse il
nostro e il suo stesso futuro" e la necessità di dare un valore altamente
spirituale alla nostra esistenza di coppia. Un impegno, questo, che sentiamo
profondo e naturale, come il sentimento di fratellanza verso il popolo di EI
Salvador e di tutta l'America Latina, scaturito da un'esperienza meravigliosa
che si ha consentito di sentirci meglio e più intensamente 'cittadini del
mondo".
I genitori di Carlos
"Oggi sono felice perché c'è
il sole", ha detto un giorno. E il vedere nel sole un simbolo del 'calore'
del mondo è stato segno per il nostro Davìd di piena felicità, di gioia
inesprimibile, di consapevolezza di vivere con entusiasmo una stagione della sua
vita diversa da quella costituita di maltrattamenti, sofferenze, solitudine,
mancanza di amore. Oggi David sembra aver dimenticato
il suo pur breve ma triste passato ma non ha del tutto assorbito il trauma
subito negli anni della primissima infanzia, quando, per lui - come per ogni
bambino - il calore di una famiglia, l'affetto dei genitori e dei fratellini
avrebbe costituito insostituibile presenza. "lo ora non torno in Perù; ma
quando sarò grande non avrò più paura, e allora tornerò": una frase,
questa sua, sintomatica di in senso momentaneo di timore nei confronti della sua
terra d'origine ma anche di un profondissimo bisogno di vederla e conoscerla
nella semplicità della sua gente e nella bellezza della natura. David è in terzo nei nostri
bambini, venuto ad allietare la nostra casa dopo due figli biologici, il che non
ha provocato condizionamenti di alcun genere. Alcuni genitori dubitano che noi
si possa amare David con la stessa profonda intensità con cui amiamo i primi
nostri due figli. Rivolgiamo un invito a chiunque voglia trascorrere in tutta
famigliarità qualche ora o una intera giornata con noi, perché si possa
rendere conto che, pur con tutti i nostri limiti e i nostri inevitabili difetti,
il nostro cuore, il nostro amore non fanno differenze tra Davíd e gli altri
figli. Ne' abbiamo mai sottovalutato
eventuali difficoltà che 'il figlio di una terra lontana' avrebbe - lui
personalmente - inevitabilmente incontrato da adulto nel "nuovo
mondo". Le amorevoli cure, la nostra predisposizione a comprendere e ad
aiutare chiunque in stato di necessità, avrebbe senz'altro attutito l'urto
psicologico cui David sarebbe andato incontro, 'figlio di una terra lontana', ma
soprattutto figlio dell'amore e della gioia. I genitori di David |