Proverbi
e poesie

 

SPENDI L'AMORE
Spendi l’amore
a piene mani!
L’amore è l’unico tesoro
che si moltiplica per divisione:
è l’unico dono che aumenta
quanto più ne sottrai.
E’ l’unica impresa nella quale
più si spende più si guadagna:
regalalo, buttalo via,
spargilo ai quattro venti,
vuotati le tasche,
scuoti il cesto,
capovolgi il bicchiere
e domani ne avrai più di prima.

Anonimo

 

Respiro su respiro
Giorni faticosi cantati in leggerezza
Risate lontane perdute nel tempo
Bimbi lavati e pasta scolata
Capelli in disordine e jeans scuciti
Pensieri veloci in attimi rubati
Gioia e dolore mischiati
Orgoglio di donne
Orgoglio di mamme
Ninnananne a fior di bocca
Colori di cieli lontani
Neve che fiocca cadendo sugli occhi
Sole bollente che scalda l'animo
Bimba d'oriente dolce gelsomino
Piccolo Zar ridente rubacuori
Gazzella sottile violetta africana
Pagine sfogliate ancora da leggere
                                    ...per voi
                                                         Rosaccia

 


Ghirlanda
Abbiamo costruito con amore il nostro nido
ognuno di noi portando la sua pagliuzza
lasciandovi qualche piuma strappata dal petto
per renderlo più morbido e accogliente.
Abbiamo accolto i nostri figli caduti da altri nidi
cercati con tenacia e pazienza, pregando
affidandoli al Signore dall'inizio del lungo viaggio
perché Lui li conosceva per nome, li proteggeva.
Accolto il nostro primo gioiello prezioso, indomiti
abbiamo voluto che non fosse solo con noi nel nido
siamo partiti di nuovo alla ricerca di un'altra gioia splendente
sapendo che le pietre grezze devono essere lavorate
adattate, incastonate nella corona della nostra unione.
Siamo forse gazze ladre, attratte dal luccichio effimero
di qualche oggetto lucente? No, non ladri di figli
ma famiglia che si cerca oltre i confini dell'oceano
che impara giorno dopo giorno ad amarsi oltre i difetti,
intessendo una ghirlanda colorata per ogni stagione.

Kiara

 

"Ascoltatemi ancora, si dice infatti che dalla bocca dei bambini viene la verità:
se sono un bambino, sfuggito dal carnaio notturno, trattenuto da un filo d'amore lanciato da chissà dove.
Se sono un bambino caduto dal nido, abbandonato da padre e madre, rapiti o mortalmente feriti alle sbarre della loro gabbia.
Se sono un bambino nudo, senza panni d'amore, o con panni imprestati, ma col diritto di vivere, perché sono vivo.
E se nello stesso istante persone innamorate piangono davanti a una culla vuota, consumandosi nel desiderio di accarezzare un bambino.
Se sono ricchi d'amore che ritengono sprecato, e vogliono gratuitamente donarlo, perché cresca e fiorisca ciò che non hanno piantato.
Allora voglio che vengano silenziosamente a chiedermi se io desidero adottarli come miei genitori del cuore. Ma non voglio dei fanatici del bambino, come collezionisti d'arte che cercano febbrilmente il pezzo raro che manca alla loro vetrina. Non voglio clienti che hanno fatto l'ordinazione e, pagata la fattura, reclamano il loro bebè prefabbricato.
Perché non sono fatto per salvare genitori dalle membra amputate, ma loro sono stati fatti, misterioso percorso, magnifico progetto, per salvare dei bambini dal cuore malato, forse anche condannato. E sarà come addormentarci l'un l'altro. Io berrò il latte di cui ignoravo il sapore, ascolterò musiche sconosciute, imparerò nuove canzoni sulle vostre dita, sulle vostre labbra genitori adottati, decifrerò lentamente l'alfabeto della tenerezza. E l'amore sconosciuto per me prenderà volto alla luce dei vostri occhi.
Voi innesterete le vostre vite sulla mia crescita selvatica e grazie a voi io rinascerò una seconda volta. Così sarò ricco di quattro genitori, due lo saranno della mia carne e due del mio cuore e della mia carne cresciuta.
Voi non giudicherete i miei genitori sconosciuti, li ringrazierete e mi aiuterete a rispettarli. Perché dovrò riuscire lo so, ad amarli nell'ombra, se un giorno vorrò poterli amare nella luce.
E se in una sera di tempesta, adolescente focoso, impacciato di me stesso, io vi rimprovererò di avermi accolto, non vi addolorate, ma amatemi ancor di più: lo sapete, perché un innesto prenda ci vuole una ferita e, chiusa la ferita, rimane la cicatrice.
Ma io sogno. Io sogno perché non sono che un bambino in viaggio, lontano dalla terra ferma, la mia parola è muta e il mio canto senza musica. Ciò che vi dico piano non potrò dirlo ad alta voce, se non il giorno in cui, avendomi voi adottato, mi avrete messo in cuore tanto amore e autentica libertà, sulle mie labbra parole sufficienti, perché possa dire: papà, mamma, io vi scelgo e vi adotto allora saprete che il vostro amore è dono, e che è riuscito"
( Michel Quoist - dal testo "Parlami d'amore")

 

Di dove son venuto?

Il poeta indiano Tagore, nella lirica "Il Principio" così canta la nascita di un uomo, questo grande mistero della vita:

"Di dove son venuto? di dove mi hai preso? domandava il bambino alla mamma.
Ella rispose mezzo piangendo e mezzo ridendo e stringendosi il figlio al petto: tu eri celato nel mio cuore come un sospiro, mio caro; tu eri nelle bambole dei miei giochi infantili, e quando al mattino costruivo con l'argilla l'immagine del mio Dio, plasmavo e riplasmavo anche la tua.
Tu eri chiuso col Dio della nostra casa dentro la nicchia ed io ti adoravo.
Tu eri in tutte le mie speranze, in tutto il mio amore, in tutta la mia vita, nella vita di mia madre, in grembo allo Spirito che protegge la nostra casa. Per lunghi anni ti formasti.
Quando nella giovinezza il mio cuore aprì i suoi petali, tu gli alitasti intorno come una fragranza. Il tuo dolce e delicato fiorire era come uno splendore di cielo prima dell'alba.
Piccino mio, fratello della luce mattutina, tu hai vagato seguendo la corrente della vita del mondo finché ti sei arenato nel mio cuore! Quando fisso il tuo visino, vi scorgo dei misteri che mi sopraffanno. Quale magia ha attirato il tesoro del mondo in queste mie deboli braccia?"

 

       Cittadino del mondo

Il tuo Cristo è ebreo
e la tua democrazia è greca
la tua scrittura è latina
e i tuoi numeri sono arabi
la tua auto è giapponese
e il tuo caffé è brasiliano
il tuo orologio è svizzero
e il tuo walkman è coreano
la tua pizza è italiana
e la tua camicia è hawaiana
le tue vacanze sono turche,
tunisine o marocchine.
Cittadino del mondo
non rimproverare il tuo vicino
di essere...
straniero

 

I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi.
E benché vivono con voi non vi appartengono.
Potete donar loro l'amore ma non i vostri pensieri: Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:
La vita procede e non s'attarda sui passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccati in avanti.


da: IL PROFETA
Di Gibran Kahlil 1923, New York



"Prima di giudicare un tuo simile devi camminare per tre lune nei suoi mocassini"
(proverbio amerindiano)

"Una madre é come una sorgente di montagna che nutre l'albero alle sue radici, ma una donna che diventa madre del bambino partorito da un'altra donna é come l'acqua che evapora fino a diventare nuvola e viaggia per lunghe distanze per nutrire un albero solo, nel deserto"
(dal Talmud)


Quando avrete abbattuto l'ultimo albero,
quando avrete pescato l'ultimo pesce,
quando avrete inquinato l'ultimo fiume,
allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.

(Proverbio Indiano)



IL DENARO

può comprare una casa
ma non un focolare;

può comprare un letto
ma non il sonno;

può comprare un orologio
ma non il tempo;

può comprare un libro
ma non la conoscenza;

può comprare una posizione
ma non il rispetto;

può pagare il dottore
ma non la salute;

può comprare l'anima
ma non la vita;

può comprare il sesso
ma non l'amore.

(detto cinese)



Nel mio Paese
(liberamente rielaborato da un testo di Brecht)

nel mio Paese:

.... hanno portato via gli immigrati,
e non ho detto niente

.... hanno portato via i nomadi,
e non ho detto niente

.... hanno portato via i senza fissa dimora,
e non ho detto niente

.... hanno portato via gli anziani,
e non ho detto niente

   poi hanno portato via me, e non ho potuto dire niente: non c'era nessuno a difendermi.




Amigo blanco

...amigo blanco:

   Cuando yo nacer, yo negro
   Cuando yo crecer, yo negro
   Cuando yo sol, yo negro
   Cuando yo frio, yo negro
   Cuando yo asustado, yo negro
   Cuando yo enfermo, yo negro
   Cuando yo morir, yo negro


   Cuando tu nacer, tu rosado
   Cuando tu crecer, tu blanco
   Cuando tu sol, tu rojo
   Cuando tu frio, tu morado
   Cuando tu asustado, tu amarillo
   Cuando tu enfermo, tu verde
   Cuando tu morir, tu gris


   Entonces... tu tener bolas de llamarme a mi "de color"?


amico bianco: quando nasco, sono nero - quando cresco, sono nero - quando è caldo, sono nero - quando è freddo, sono nero - quando ho paura, sono nero - quando sono malato, sono nero - quando muoio, sono nero.
Tu, quando nasci, sei rosa - quando cresci, sei bianco - quando è caldo, sei rosso - quando è freddo, sei viola - quando hai paura, sei giallo - quando sei malato, sei verde - quando muori, sei grigio.
allora, perchè continui a chiamare me "di colore"?