QUALI RAZZE???
Spunti di riflessione per chi crede ancora nella "distinzione di razze".

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  1. Il concetto di razza non ha senso (17 dicembre 2002)
  2. Tra Ottocento e Novecento il fallimento dell'idea di razza
  3. GENETICA / Pronto in America un "Atlante" dei popoli del mondo.

Il concetto di razza non ha senso, dicono i ricercatori
(tratto da: www.abc.net.au/science/)
17 dicembre 2002

 

Le caratteristiche fisiche come il colore della pelle e il tipo di capigliatura non hanno alcuna relazione con l'ereditarietà genetica. Lo afferma una importante ricerca che demolisce ulteriormente il concetto di "razza".

Ricercatori Brasiliani dell'Università Federale di Minais Gerais (Rio Grande du Sul), insieme ai colleghi dell'Università portoghese di Porto, hanno condotto test sul DNA di individui appartenenti a due diversi gruppi di popolazioni.
La ricerca aveva lo scopo di accertare se, studiando le caratteristiche fisiche generalmente associate a specifiche "razze", era possibile determinare l'origine genetica di una persona. I risultati sono pubblicati sulla rivista scientifica "Proceedings of the National Academy of Sciences".
Il Dr. Sergio Pena ed i suoi collaboratori hanno usato un insieme di identificatori genetici per stabilire quanto strettamente delle caratteristiche fisiche "di razza" potessero attribuirsi ad una stirpe, in Brasile. La scelta del Brasile dipendeva dal fatto che qui la popolazione ha una lunga storia di mescolanze inter-etniche, tra discendenze europee, africane e dei nativi americani.
Il gruppo di lavoro ha isolato tre tipi di popolazioni ritenute rappresentative dei tre principali gruppi fondatori del Brasile: i portoghesi, gli africani ed i nativi americani. "Volevamo accertare - scrive Pena - se e a quale livello il colore di un brasiliano poteva indicare il grado di appartenenza ad una discendenza genetica africana".
Il primo gruppo di individui esaminati era formato da 173 persone abitanti in una comunità rurale; essi sono stati classificati come "bianchi", "neri" o "intermedi" a seconda della loro pigmentazione della pelle sulle braccia, del colore dei capelli e della forma del naso e della bocca. Il secondo gruppo consisteva di 200 uomini che vivevano nelle principali aree metropolitane del Brasile, e che si auto-classificavano come "bianchi", o caucasici.
I ricercatori hanno utilizzato un indicatore genetico per distinguere tra la popolazione portoghese e quella africana. Il numero di volte che l'identificatore africano era presente veniva riportato nell' "AAI" (African Ancestry Index= indice di ascendenza africana). I valori di AAI sono utilizzati perchè possono con ragionevole certezza distinguere tra europei e africani.
Secondo l'ipotesi di "razza", la gente che appariva "nera" avrebbe dovuto presentare un più alto valore di AAI; invece, nelle popolazioni esaminate, la differenza di AAI tra i vari gruppi era minima, sebbene esse fossero state inizialmente classificate come nere, bianche o intermedie. E il gruppo che si era autonominato "bianco" presentava valori di AAI intermedi tra i valori europei ed africani.
"E' interessante notare come il gruppo di individui classificati come neri avesse un'elevata percentuale di ascendenza non-africana (48 %) - affermano gli autori - il gruppo intermedio, con il 45 % di ascendenza africana, era più vicino al gruppo nero che non a quello bianco".
Il concetto di razza - che vuole classificare gli uomini in gruppi diversi in relazione a caratteristiche fisiche di tipo - è sopravvissuto per secoli, ma non ha fondamento scientifico - dicono gli scienziati. Questo nuovo studio dà un ulteriore rinforzo a questa affermazione, e per la prima volta ne dà anche una dimostrazione quantitativa.

Concorda anche il dr. Robert Attenborough della Scuola di Archeologia ed Antropologia dell'Università Nazionale Australiana di Canberra - che ha studiato la basi storiche e genetiche all'origine del concetto di razza. E' stato un vecchio ed ora squalificato concetto pseudo-scientifico, basato su false evidenze e pregiudizi personali, ha detto lo scienziato parlando a ABC Science Online. 
Nonostante ciò, l'aspetto esteriore delle persone influenza ancora oggi fortemente il modo con cui altri si rapportano, e la "razza" a cui si pensa esse appartengano, affermano gli scienziati brasiliani e portoghesi. La loro ricerca dimostra come, almeno in Brasile, l'aspetto fisico è un mezzo del tutto inaffidabile per determinare l'appartenenza ad una stirpe. 
Attenborough dice che questo studio differisce da altri precedenti poichè - piuttosto che osservare un'intera popolazione - esso analizza dati a livello di singolo individuo. E' molto più facile trovare analogie quando si esamina sotto il profilo genetico un'intera popolazione. "Ci sono differenze anche tra gruppi di persone, ma è molto più difficile trovare distinzioni nette - dice Attenborough - nessuno mette in dubbio che, biologicamente, gli esseri umani differiscono tra loro, e se raggruppate gruppi con una medesima origine, troverete mediamente più differenze tra questi e gruppi omogenei con un'origine differente".

Danny Kingsley - ABC Science Online


Tra Ottocento e Novecento
il fallimento dell'idea di razza.

All’inizio dell’Ottocento la discussione sulle razze era ancora vivace, ma ben lontana dal mettere d’accordo tutti gli studiosi Alcuni di essi, come lo svedese Anders Retzius, pensavano di poter distinguere le diverse razze umane non tanto in base al colore della pelle, ma misurando il cranio degli uomini!
Un passo avanti assai importante nel campo della ricerca venne fatto grazie agli studi di Charles Darwin. Egli era convinto che esistesse una sola razza umana: nonostante le differenze nel colore della pelle e nell'aspetto esteriore, durante i suoi viaggi lo studioso era rimasto molto colpito dalle numerose similitudini esistenti tra i vari popoli.
Darwin ebbe anche un’altra intuizione molto importante: quella, cioé, che le caratteristiche fisiche potessero essere trasmesse agli individui direttamente dai genitori. All’epoca, l’idea non poteva essere provata e non ebbe immediata risposta, ma qualche anno dopo, all’inizio del Novecento, te nuove scoperte in campo scientifico resero assai importante l’intuizione dello studioso inglese.
Nel Novecento lo sviluppo scientifico mise a disposizione degli studiosi altri strumenti Fondamentali. Il più importante di questi, al giorno d’oggi, è il DNA umano, una specie di "mappa", diversa per ogni individuo, nella quale sono conservate tutte le informazioni relative al suo organismo.
Le notizie che gli scienziati ricavarono da queste scoperte misero definitivamente in luce l’impossibilità di distinguere la specie umana in razze: in realtà, nonostante le apparenze, gli uomini sono davvero tutti uguali. Le differenze tra le popolazioni sono determinate soprattutto dalle migrazioni e dalle mescolanze che si sono avute tra individui già dal tempo dell’ Homo erectus.

(Da Popoli del pianeta Terra , giugno 2001, Demetra, Verona)

GENETICA / Pronto in America un "Atlante" dei popoli del mondo.

"Le ricerche sul sangue confermano

Siamo proprio tutti simili.
Le razze non esistono


La novità non è tanto che le razze non esistono, questo si sapeva da tempo. Ma che il concetto è errato".
Paolo Menozzi, professore di Ecologia all'Università di Parma ci racconta la sua avventura dentro una ricerca genetica che dura dal 1977, condotta all'Università di Stanford, California, dal genetista Luigi Lucca Cavalli-Sforza. E come una foto aerea del popoli del mondo, un'immensa "analisi del sangue" fatta mettendo nel computer i dati degli ultimi trent'anni: "Sì, questo è l''atlante' che uscirà nel prossimi mesi edita dalla Princeton University Press, Storia e geografia dei geni dell'uomo: una raccolta dei fatti storici divisi per continenti che siano rilevanti ai fini dello scambio dei geni tra le popolazioni. Noi possiamo vedere la struttura genetica di oggi e da questa risalire all'indietro: chi viene e da dove, le grandi migrazioni, l'origine dell'uomo". E con i dati di oltre 3 mila località diverse, per un totale di 25 mila casi, che "sono state ricostruite 518 mappe, sono un po' gli alberi filogenetici delle singole popolazioni. E con tecniche di statistica spaziale abbiamo avuto la conferma che speravamo: le popolazioni sono tra loro simili, non esistono separazioni nette, le uniche distinzioni si possono fare in base a piccolissimi elementi differenziali. E allora il colore della pelle, i capelli, naso, occhi, lingue? "
Con gli studenti uso questo esemplo", spiega il professor Menozzi. "Se si devono classificare due vermetti e uno ha un cornino e per il resto sono uguali, è molto facile. Chiunque è capace di dire che un negro è diverso da un bianco. Ma il numero di geni per cui questi due uomini sono diversi è molto basso. A occhio vediamo solo le piccole differenze. E' un problema di ignoranza: anche gli asiatici ci sembrano tutti uguali, e non lo sono affatto. Così, via le razze, i genetisti di Stanford hanno ricostruito la storia di sette grandi famiglie: gli africani, i caucasici che comprendono gli europei, i nord asiatici, gli amerindi, i sud asiatici, gli isolani del Pacifico e gli australiani." E' come un immenso platano, con tutti i suoi rami, che non si possono vedere staccati. Anche l'Europa è un ramo, anche se molto complicato dalle variabilità locali. Però da un punto di vista genetico, tutte Ie popolazioni che sono vicine dovrebbero essere più simili. E allora anche i cosiddetti scontri etnici, come in Jugoslavia, in Palestina, o le minoranze dell'Est, dovrebbero essere chiamati scontri culturali. Il sangue non c'entra nulla".

Paolo Grass.