Questa pagina raccoglie alcuni testi scritti da Chiara - altre testimonianze sono reperibili sul sito www.mammeonline.net, nella sezione Adozioni nazionali e internazionali-Kiara, la donna dell'accoglienza
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Il ritorno dei Magi
(Chiara Lella) ![]() |
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La stella guidava ancora i Magi sulla via del ritorno verso oriente.
Avevano gli occhi sognanti di chi aveva provato meraviglia e visto i
prodigi che avevano attorniato la nascita del Bambino umilmente
adagiato in una mangiatoia nella Grotta di Betlemme.
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Una maternità diversa. Come?Di Chiara Lella Un attimo di perplessità. – “Vostro figlio?” – “Sì”. Ancora un attimo di riflessione, mentre si cerca un’ipotesi plausibile. Finalmente una lampadina si accende: “Adottate un bambino?” – “Sì.” Le reazioni dei miei alunni sono le più vivaci, e rivelano disponibilità: “Che bello!” – “Ce lo farà conoscere?”. Una classe, la prima “O” dell’IPSC, addirittura mi applaude. Ne sono commossa. D’altronde non è strano, visto che anche loro sono, in parte, miei figli; invece le reazioni degli adulti sono a volte diverse, e lasciano trasparire pregiudizi radicati. Una delle domande più comuni è: “Sarà di colore?” , e la mia risposta è, invariabilmente, un’altra domanda: “Perché, farebbe qualche differenza se fosse di colore?”. La mia interlocutrice si affretta a rassicurarmi: “Certo che no, per me personalmente no, però potrebbe avere dei problemi!”. La lascio dire, ed intanto penso: sì, nasconditi dietro al tuo dito accusatore puntato verso il razzismo; il fatto che sia la prima cosa che ti è venuta in mente mi fa capire che probabilmente non ne sei immune neppure tu. La domanda seguente è, naturalmente “Perché prendete un bambino straniero e non un bambino italiano?” , domanda evidentemente tesa a difendere l’Italiano DOC, specie che appare un via d’estinzione, stando alle statistiche pubblicate di recente. Qui, la risposta deve essere più complessa: “Perché le adozioni nazionali sono spesso più difficili, perché esiste sempre l’incubo del rischio giuridico. Ciò vuol dire che se i genitori biologici ci ripensano, i giudici tendono comunque a privilegiare il legame di sangue, più che le ragioni del cuore, nonostante la legge affermi di tutelare soprattutto gli interessi del bambino. Ditemi, venire strappato a forza dall’unica famiglia che ha conosciuto fino a quel momento, è nell’interesse del bambino?” Ci sono anche degli psicologi che sembrano pensare che l’abbandono da parte dei genitori biologici è più grave di questa terribile violenza che sconvolge la vita di un bambino. Naturalmente ci sono anche degli psicologi che dicono il contrario, dato che la Psicologia è una scienza sociale e non una scienza esatta. D’altronde gli psicologi (tutti) tendono a vedere la patologia dei rapporti interpersonali piuttosto che la loro normalità. E ancora una domanda: “Sarà maschio o femmina?” – “Non lo so, e non mi importa.” – “Perché, potrete scegliere?” – “Naturalmente no, non siamo al Supermarket del Bimbo” – “Ah sì, certo, naturalmente.” Naturalmente? La prossima domanda fa capire ancora meglio i sottintesi di questi discorsi. “Lo fate perché tu non puoi avere figli?” Guardo il mio interlocutore o la mia interlocutrice con leggera aria di compatimento, e dico: “Ci sono molte coppie che adottano un bambino pur avendo già uno o due figli biologici. E poi, la causa della sterilità di coppia è dovuta per il 50% alla donna e per il 50% all’uomo. Inoltre, ci sono molti modi al giorno d’oggi per avere un figlio biologico, per esempio la provetta, ma non accettiamo nemmeno lontanamente l’idea di nostri embrioni congelati in giro per il mondo; per finire, ho sempre pensato all’adozione, prima ancora di sposarmi. Ritengo che sia giusto occuparsi dei bambini che esistono già, prima di metterne al mondo degli altri in questo mondo sovraffollato.” E vorrei aggiungere: pensate davvero che l’adozione sarebbe una stampella per un matrimonio “incompleto” di figli? Eppure stiamo così bene, mio marito ed io, abbiamo ambedue un lavoro soddisfacente, persino delle passioni in comune, e tanta tenerezza reciproca. Davvero abbiamo bisogno di un bambino? No davvero, la nostra scelta non è dettata da un bisogno. Ecco perché non abbiamo bisogno di sceglierci un bimbo biondo con gli occhi azzurri e la pelle rosea come un porcellino piuttosto che bruno con gli occhi neri e la pelle abbronzata, o , se è per quello, con la pelle verde a pallini gialli e le pupille da gatto. Se poi dico che ogni bambino ha diritto ad una famiglia, la reazione sorge spontanea: “Sì, certo, ci sono tanti bambini abbandonati, poverini.” Ed eccoci trasformati in una coppia impegnata in una Missione Caritatevole (le maiuscole sono d’obbligo). Eppure, se così fosse, avremmo fatto una scelta più coraggiosa e saremmo andati in una missione nel Mato Grosso, o nel Nord Este del Brasile (tanto per rimanere nella zona). E allora, vi chiederete voi? Perché avete fatto questa scelta? C’è, naturalmente, la voglia di avere un bambino, anzi, meglio ancora: la voglia di darci come famiglia ad un bambino. Così dovrebbe sempre essere, anche nel caso della maternità/paternità biologiche. Ed è vero che ci aspettiamo delle difficoltà, ma in fondo siamo avvantaggiati rispetto a dei genitori biologici inconsapevoli. Quanti genitori biologici in questo mondo sovraffollato sanno davvero quello che fanno mettendo al mondo un bambino? E poi, ci sono davvero delle differenze fondamentali tra l’essere genitori (biologici) ed essere genitori (adottivi)? C’è un mito che condiziona una parte considerevole della nostra esistenza e della nostra cultura: il mito del legame di sangue. La nostra letteratura occidentale è piena di genitori biologici che riconoscono miracolosamente i loro figli perduti da anni, spinti da un misterioso inspiegabile istinto. Le madri vengono spesso invitate a seguire il loro istinto nell’accudire i figli. Davvero l’amore è un istinto? O non è piuttosto una scelta? Il sangue non è acqua, si dice, e ancora: talis pater, talis filius. Questo mito è talmente forte che il personaggio cattivo delle fiabe è diventato la matrigna, e non la madre come era nelle versioni più antiche delle fiabe della nostra infanzia. Purtroppo leggiamo quotidianamente sui giornali di episodi aberranti di violenze sui bambini da parte dei genitori biologici. Certo, grazie a Dio è l’eccezione e non la regola, ed è anche la dimostrazione palese che avere un figlio biologico non vuol dire, ahimè, automaticamente amarlo. Vi invito a riflettere – ma immagino che l’abbiate fatto spesso – sul problema dell’origine del comportamento nella specie umana, natura o cultura? Cioè, siamo impastati e determinati dall’istinto o subiamo maggiormente gli influssi dell’ambiente? Annoso problema, del quale vi risparmio la cronistoria (dal determinismo a Lévi-Strauss, passando per Freud, Konrad Lorentz, Edgar Morin…) Certo è solo che il problema è complesso, e che è impossibile, allo stato attuale delle cose, prendere posizione per la natura o per la cultura, che concorrono in egual misura a formarci. Che dire inoltre del grande assente in questa diatriba, cioè il libero arbitrio? Accenno a tutto questo solo per dire che allo stato attuale delle conoscenze non possiamo dire con precisione in che misura il nostro comportamento è biologicamente determinato, ed in quale misura esso sia influenzato – e modificabile – dall’ambiente. Insomma siamo legati ai nostri genitori, fratelli, zii, cugini, nonni (e chi più ne ha più ne metta) dal bagaglio genetico che in parte condividiamo, o non piuttosto dal fatto che queste persone hanno posto su di noi una specie di imprinting (cfr. Lorentz) durante la nostra infanzia, per consuetudine quotidiana? Non avete avuto anche voi delle zie o altre persone che si sono occupate di voi come delle mamme? Del resto, se tutto fosse determinato – biologicamente o culturalmente – a che servirebbe la scuola? Adesso, stiamo aspettando di partire per una seconda adozione in Bolivia. Nostro figlio o nostra figlia ci aspetta, è già lì. Non trovate che sia emozionante? Vi prometto un seguito, se vi interessa. Sarà un viaggio d’amore. Arrivederci alla prossima puntata, quando saremo in tre, o forse in quattro, chissà. |
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Sono stata un po’ indecisa (sembrerò esibizionista? Esagerata? Incosciente? Fatalista?), poi ho pensato che il Signore forse vuole da me proprio questo, che dia testimonianza a Lui.
La mia quaresima è iniziata con un po’ di anticipo, la notte di Natale del 1998, sfumata in un ricovero alla Poliambulanza, scivolata in una inattesa diagnosi di sclerosi multipla (e quando mai ce lo si aspetta?), confortata dalla preghiera, dalla solidarietà che mi è stata dimostrata, da nuove conoscenze (tre compagne di stanza che mi hanno dato molto, in un modo o nell’altro). Sempre nella certezza profonda che non si tratta di “un tiro mancino”, ma di un “regalo” del Signore, che mi offre una vita diversa, e forse maggiori possibilità di vera conversione. Insomma, mi viene naturale (a tutti i cristiani dovrebbe venir naturale) di “farmene una ragione”, di trovare i lati buoni (sì, incredibile, ma ce ne sono!), e rendo lode al Signore di avermi corazzata con questo carattere ottimista e fiducioso, che mi aiuta a superare le prove. Almeno per ora, non mi illudo che non verranno i momenti di sconforto e di depressione, ma con l’aiuto di Dio conto di superarli.
Sclerosi multipla: la mia naturale curiosità è stata stimolata, mi sono collegata al Web (rete, Internet) ed ho scoperto probabili cause (globuli bianchi “impazziti” che attaccano i nervi), cure vecchie e nuove, possibilità di condurre una vita normale, come se la malattia non ci fosse…. Insomma, speranza. Il Signore mi ha aiutata finora (la malattia deve essere cominciata 5 anni fa, senza sintomi eclatanti), e confido che mi aiuterà in seguito. Insomma, è meno nera di come uno potrebbe credere: cammino (ma non esco ancora di casa), e mi hanno dato ottime speranze di ulteriore recupero curandomi con l’interferone, e con la riabilitazione alla Domus Salutis.
Mi dispiacerebbe molto dare di me un’impressione non vera. Vorrei che tutti ricordassero che non sono io “brava” ad affrontare le difficoltà, ma è il Signore che permette le prove e ci da la forza di affrontarle!
Lode a nostro Signore. Chiara Lella |
Because Chiara is
Italian, the interview is in Italian and English.Presentati! - Introduce yourself!"Mi chiamo Chiara, sono italiana, vivo in un paesino vicino a Brescia, Nord Italia, a pochi chilometri dal lago di Garda, con mio marito e due figli ancora piccoli, nati in Bolivia, Sud America. Brescia è tra Milano e Verona. Ho studiato lingue e letterature straniere all'università di Verona, ho visitato molti posti in Europa, ho vissuto e studiato a Parigi, Francia, ed ho insegnato francese per molti anni."
"My name is Chiara (read as 'Kiara'). I'm Italian. I live in a village near Brescia, Northern Italy, a few Km from Garda Lake, with my hubby and my 2 little children (10 years old), born in Bolivia, South America. Brescia is between Milan and Verona ("There is no world behind Verona walls", I can't verify now if it's correct...). I studied foreign languages and literature at the university of Verona and have visited many places in Europe. I lived and studied in Paris, France, and I taught French for many years." Quando la SM è entrata nella tua vita? - When did MS enter your life?"La notte di Natale del 1998: tornata a casa dalla messa di mezzanotte, ho scoperto che non potevo più camminare. Pochi giorni dopo sono entrata in ospedale, mi hanno fatto tutti gli accertamenti, ed ho avuto la sorpresa: Sclérosi Multipla. Da allora non ho più insegnato, non ho più camminato senza ausilii, non ho più guidato l'auto. Ora prendo il Betaferon per iniezioni sottocutanee, prima ho fatto il Mitoxantrone (Novantrone) per un anno."
"On Christmas Eve 1998. I came home from midnight Mass, and discovered I couldn't walk. A few days later I went to the hospital. They did all the tests, and I got a surprise: Multiple Sclerosis. Since then, I've never taught, I've never walked without aids, never driven a car. Now I'm getting Betaferon (or Betaseron in other countries) shots. I had IV Mitoxantrone for a year before that." Che cosa conosci adesso sulla SM che avresti desiderato sapere quando ti hanno diagnosticato la SM? - What do you now know about MS that you wish you'd known when you were diagnosed?"Non sapevo assolutamente nulla! Ed avrei voluto sapere di più... Quando mi hanno ricoverato in ospedale, sapevo già del sospetto di SM, e mi ero documentata sul Web, così 'giocavo' col medico dicendo che i sintomi li avevo tutti..."
"I didn't know anything at all! I wish I'd known more... When I was hospitalized, I knew they suspected MS. So I searched in the Web and 'joked' with the doctor, saying that I had all the symptoms..." Il punto più basso nella tua vita con la SM - Lowest point in your life with MS"Quando mi sono resa conto che non era un gioco; la profonda tristezza al pensare che la mia amica più cara, le mie cugine, mia zia, avrebbero pianto per me, e questo mi faceva piangere..."
"When I realized it wasn't a joke; the deep sadness of telling my dearest friend, my cousins, my auntie. They wept for me, and that made me weep." Il punto più alto della tua vita con la SM - Highest point in your life with MS"La sera stessa della diagnosi, ho trovato, su un muro dell'ospedale, una copia della poesia 'Orme sulla sabbia' (Footprints in the Sand), e questo mi ha profondamente commosso, e confermato nella fede. Ho sempre pregato molto, credo in Dio, e credo che questa prova che si rinnova ogni giorno sia come una cartina di tornasole per vedere di che tempra sono fatta. Ho poi scritto un articolo sulla mia esperienza per il giornale parrocchiale. Credo che il Signore voglia che renda testimonianza alla verità. E poi sono stata un paio di volte in una clinica per la riabilitazione, e lì ho conosciuto la mia amica Tina, con la quale faccio lunghissime chiacchierate al telefono."
"The very same night I was diagnosed, I found a copy of the poem 'Footprints in the sand' on the clinic wall. It moved me deeply and confirmed my faith. I believe in God, and have always prayed a lot. I think this challenge is like a daily test to prove what I'm made of. I think our Lord wants me to be a testimonial of the Truth, so I wrote an article about my experience for the parish paper. I was in a rehab clinic a couple of times, where I met there my friend Tina, with whom I now have long chats on the phone." Di che cosa ha bisogno la gente con la SM per aiutarli a godersi una vita appagante? - What do people with MS need to help them enjoy fulfilling lives?"Domanda difficile! O forse no: forse basta guardarsi intorno per rendersi conto che c'è gente che sta peggio di noi. E' sempre possibile trovare 'qualcosa da fare': io ora ho il tempo di curare i miei hobbies (Star Trek, principalmente!), di fare lunghe dormite, di stare al computer, di curare il giornalino e il sito web del Gruppo Kantutita, e di stare con i miei figli." "Difficult question! Maybe not: maybe it's enough to realize there are people who have harder lives than we do. It's always possible to find something to do. Now I have time for my hobbies (Star Trek mainly!), to sleep and rest long hours, to spend longer on the computer, to follow the paper and website of the Kantutita Group (families with children who were born abroad from other wombs, working for an intercultural education to mantain our children's original culture, encouraging them to be proud of it, and to absorb our culture without rejecting the other one) and, last but not least, to be with my children." Quando e come hai scoperto Jooly's Joint? - When and how did you discover Jooly's Joint?"Tramite l'AISM, Associazione Italiana Sclérosi Multipla. Quando mi hanno detto che esisteva una lista in inglese, mi sono 'buttata'. Ringrazio il Signore di avermi dato questa facilità nelle lingue, perché ciò mi permette di conoscere molte care amiche in ogni parte del mondo!" "Through AISM (Italian Association for Multiple Sclerosis). I was told there was a mailing list in English. I thank the Lord for giving me language skills, because it permits me to meet many dear friends all over the world!" Che cosa continua a farti ritornare su Jooly's Joint? - What keeps you coming back to Jooly's Joint?"La possibilità di tenere la memoria allenata? LOL! No, non solo: come ho detto ho trovato tante care persone sulla lista, e le amicizie si devono coltivare!"
"The opportunity to exercise my memory? LOL! No, not just that. I have met many dear people here and friendship is something I cherish!" Quali sono le tue ambizioni? - What are your ambitions?"Ambizioni? Aiutare i miei figli a crescere nonostante le mie limitazioni, e... tornare a ballare la salsa!" "Ambitions? To help my children to become adults even with my limitations, and... to dance salsa again!" Che messaggio daresti a chi è appena stato diagnosticato? - What message would you give to newly diagnosed people?"Affidati al Signore, Lui ci porta in braccio nei momenti difficili. Parla con altri malati come te per esorcizzare le tue paure. La vita è bella, anche con la SM! La SM può essere un inizio, certo non è una fine. E ti fa guardare dentro di te: non essere troppo severo con te stesso, siamo tutti nella stessa barca!" "Trust in our Lord, He takes us in His arms in our difficult moments. Speak with others who have the same illness to exorcize your fears. Life is beautiful, even with MS! MS may be a beginning, it's definitely not the end. It helps to look inside yourself, don't be too severe with yourself. Remember there are others in the same boat!" |
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Faccio parte del Gruppo Kantutita per un'educazione interculturale, siamo famiglie del mondo unite dall'amore
per i nostri figli nati lontano. Sono una mamma "di cuore" innamorata dei miei figli. Sono piuttosto perplessa a causa della Sua frase "Affermare che i legami che si creano attraverso l'adozione non sono inferiori a quelli biologici è sicuramente un fatto di civiltà. (_) Tuttavia non sono la stessa cosa."
Non ho mai pensato che l'adozione fosse un fatto di civiltà, e nemmeno di solidarietà,ma solo d'amore. L'amore è sempre la stessa cosa, anche se l'oggetto cambia, se non confondiamo "amore" con "attrazione" o altro, naturalmente. Nostro Signore ci ha insegnato che il Suo Amore è per tutti gli uomini, e ci ha invitato ad amarci l'un l'altro come Lui ci ha amato. Ha inoltre detto che "chiunque accoglie uno di questi bambini nella sua casa, accoglie me", davvero non mi riesce di capire la differenza tra legame biologico e "di cuore", e nella mia vita ho avuto esperienza di altre figure "materne" in famiglia, nonni, zie, ai quali ero legata come ai miei genitori. A meno che non si cerchi un'affinità genetica in caso si malattie o cercando un organo per un trapianto.
Anche il legame che si crea attraverso il matrimonio non è affatto inferiore ai legami biologici, anzi, il legame matrimoniale è più forte di quello con i genitori, perché è proiettato verso il futuro, per creare una nuova famiglia. E Le assicuro che passato l'innamoramento resta l'amore, sempre quello, uno solo. Devo ancora capire in che cosa il legame di sangue sia diverso e più importante di quello d'amore, che non è, ahimè, automaticamente generato insieme a quello biologico, come rivela la cronaca. E le esperienze riportate dall'ANFAA sui deludenti incontri con i "genitori veri" fanno capire che è una ricerca votata quasi sempre al fallimento. Ai miei figli chiedono di me: "ma non è la tua mamma vera?" Ebbene, non sono certo di plastica! Conosce la favola di Fedro Canis ad Agnum? "Il cane all'agnello. Un cane a un agnello che belava tra le capre: 'O stolto,' disse, 'tu sbagli: tua madre non è qui;' e gli mostrò da lontano le pecore separate dalle capre. 'Non cerco quella che concepisce quando le è piaciuto, porta poi il peso sconosciuto durante mesi, finalmente depone il fardello che è caduto; ma quella che mi nutre, mi offre la mammella, e defrauda del latte i propri capretti, affinché non manchi a me.' 'Tuttavia quella che generò te è preferibile.' 'Non è così: quella non ha mai saputo se io ero nero o bianco.'(...)." Anche Fedro s'interrogava sul legame di sangue, e riteneva che il vero genitore e' quello che dimostra bontà verso i figli, e questo nel I secolo.
Kiara del Gruppo Kantutita |