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Giovanni Mariano, parroco di S.Martino e prevosto di Bollate DISCORSO ALLA CITTA’ 2010 LE PARABOLE DI S.MARTINO PERCHE" BOLLATE TORNI GRANDE
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1.PREOCCUPAZIONI A TUTTO CAMPO - Nell’ultima prolusione del Presidente della CEI al Consiglio permanente dei vescovi italiani ripetutamente veniva espressa una forte preoccupazione per l’andamento della vita sociale e politica italiana. I vescovi sono giustamente preoccupati per l’Italia, per la qualità “scadente” della politica anzitutto.E per Bollate che cosa possiamo dire? La Città ha una nuova Amministrazione, ma le bacchette magiche non ci sono per nessuno: credo che anche i nuovi Amministratori se ne siano accorti. Non è meno forte la nostra preoccupazione, perché la situazione di crisi economica trascina verso crisi anche sociali e porta disattenzione ai valori più importanti. Senza dimenticare le emergenze che spuntano o si allargano nel resto del mondo, la nostra prima preoccupazione, ovviamente, è anzitutto per “casa nostra”. Ho detto “casa nostra” e non “Cosa nostra”. Adesso posso dire anche “Cosa Nostra” perché a tutte le preoccupazioni ordinarie si aggiunge quella per le ramificate infiltrazioni mafiose nel nostro territorio, che inquinano e avvelenano le relazioni economiche, sociali e politiche della nostra gente. In questo campo la determinazione nella squalifica, nella condanna e nella lotta alla malavita e alla disonestà che si fa sistema, deve essere sempre più ricercata e marcata da parte di tutti. Ho letto le pagine che riguardano Bollate scritte dal giudice milanese e, nel caso avessero fondamento,…ci sarebbe da inorridire. Ho assistito, a metà ottobre, al “Consiglio Comunale aperto” sulle indagini per ‘ndrangheta fatto dai p.m. di Milano e devo dire che avrei preferito ascoltare condanne e prese di distanza un po’ più nette e soprattutto più condivise tra maggioranza e opposizione, molto più condivise, nettamente più condivise. Capisco che è difficile parlare di queste indagini; ma, certamente, su questi temi ciascuno deve assumersi tutte le responsabilità: essere troppo “sfumati” o divisi nel denunciare e condannare può generare confusione nella gente e diminuzione della fiducia nelle stesse Istituzioni. Questa idea la ribadisco, sperando che i p.m. di Milano si siano sbagliati per quanto riguarda la nostra Città. San Martino, ai suoi tempi, più volte ha avuto il coraggio di denunciare e di combattere le mafie di allora, lo strapotere dei ricchi e dei prepotenti, che anche allora pensavano di essere dei “padreterni”, con gli immancabili caudatari e la corte di gente sempre pronta all’inchino e all’omicidio (oggi diremmo anche pronti al “killeraggio mediatico”). San Martino più volte ha denunciato le fazioni disoneste di allora: il loro potere arrivava a fare e disfare un imperatore o un suo “Cesare” in pochi giorni. Non dimentichiamoci che l’Impero romano era all’inizio del sicuro veloce declino e san Martino vedeva che in quei momenti di crisi – come dice il Salmo 12 - “emergono i peggiori tra gli uomini”, mentre avrebbero dovuto emergere i migliori, in grado di salvare l’impero. E anche lui (come ha fatto s. Ambrogio nei confronti dell’imperatore Teodosio) sapeva imporre giuste e salutari penitenze per riammettere nella Comunità cristiana i disonesti che avessero deciso di pentirsi seriamente. 2. BOLLATE, CITTA’ FELICE? - Come “media città” avremmo i numeri giusti per essere una bella Comunità stabile, che coltiva buone relazioni, che condivide le preoccupazioni di tutti e che converge sull’impegno di servizio reciproco e di sostegno nelle difficoltà. Una Città che rende più vivilbili Centro e Frazioni e lavora perché eventuali divari siano progressivamente colmati. Ma tutto questo è difficile. L’impatto, oggi, della crisi economica è pesantissimo sulla maggior parte delle famiglie; se il lavoro non c’è più, i drammi sono quotidiani; se mancano prospettive di ampio respiro chi investe? Si aggiungono poi taluni fenomeni sociali distruttivi: pensiamo all’aumento delle separazioni e dei divorzi che moltiplica i problemi sociali, educativi ed economici; pensiamo alle giovani famiglie – come vado denunciando da anni – che abbandonano Bollate in misura significativa, perché qui non si trovano appartamenti con prezzi abbordabili: è un vero esodo che ha creato una sensibile diminuzione della natalità dei bollatesi residenti. Paradossalmente, più il nostro Ospedale si rinnova nel servizio della natalità, meno Bollatesi nascono. Bisogna far di tutto non solo per sostenere la vitalità dell’Ospedale, ma anche perché questo trend si inverta e le famiglie giovani restino a Bollate. Mi veniva in mente nei giorni scorsi durante le celebrazioni per i nostri Defunti, il tanto lavoro di quella gente che ci ha preceduto e le tante risorse da loro create e spesso mandate in fumo. Ho pensato anche alle tante persone che in questi dieci anni anch’io ho conosciuto; alle tante persone illustri del passato che hanno servito la Città. Tanti ci hanno consegnato un tesoro di fede, di capacità di convivenza sociale, di cultura, di economia e di capacità lavorative e di vita concreta. Non è senza significato che il 2010 sia l’anno del Centenario dell’Oratorio Maschile, il Centenario di fondazione della Cooperativa Edificatrice Bollatese, il 60° di fondazione della Cooperativa Edificatrice san Martino, il 30° del Coordinamento Promozione Solidarietà (il nostro CPS di via Leonardo da Vinci). Questi anniversari ci dicono che quando le persone si uniscono per alti scopi comuni, affrontano i problemi e arricchiscono la Città: è giusto pensare con riconoscenza a queste istituzioni, che hanno animato, arricchito e servito l’intero territorio del nostro Comune, Centro e Frazioni. Se vogliamo costruire un buon futuro non possiamo dimenticare il passato, anzi dobbiamo valorizzarlo sempre più. L’Arcivescovo nell’ultimo suo “discorso alla città” per s. Ambrogio, diceva: “Milano torni grande” recuperando i suoi slanci di umanità, di accoglienza, di solidarietà. E Bollate? Può tornare ad essere “grande”, se si impegna a vincere le mafie e a mettere all’angolo – fuori dalle stanze del potere - chi fa dei soli suoi affari la legge e la politica. Un segnale negativo è venuto dalle ultime elezioni amministrative: praticamente quasi la metà dei cittadini non ha voluto votare. E l’altra metà della Città rappresenta democraticamente tutti, ma ciò non diminuisce tristezza e preoccupazione per questo declino. Sarà stata diminuzione della volontà di partecipazione? Nausea verso la politica nazionale? Malessere verso la politica locale? Certi “teatrini della politica” generano sfiducia, noia e disaffezione, lo sappiamo, soprattutto nei giovani; bisognerebbe non ripeterli. Invito a non ripeterli almeno qui da noi. 3. LO STILE DI MARTINO CI PUO’ AIUTARE - Tutti ovviamente ricordano di san Martino il suo gesto di catecumeno che già prendeva il Vangelo sul serio: pur non avendo ancora ricevuto il Battesimo; in qualche modo, con l’episodio di Amiens, l’ha già “battezzato” il Signore Gesù. Lasciamoci ispirare anche noi, per concludere la nostra riflessione e per lanciare il messaggio giusto e positivo, che dia speranza alla Città, sostenga gli onesti, aiuti lo spirito di accoglienza e di solidarietà. Gli elementi della scena-madre della sua vita li conosciamo: il povero, il mantello diviso, il sogno con Gesù che se lo porta addosso (ben 2 volte raffigurato nella nostra Chiesa: nell’affresco e sullo stendardo); riflettere sullo stile del giovane Martino ci aiuti tutti a far “tornare grande” anche la nostra Bollate. Propongo a me e a voi un piccolo “esercizio”. Scegliamo quale di queste tre versioni diverse dell’incontro di Martino col povero ci può interessare. 4. LE “PARABOLE” DI SAN MARTINO. Ecco i tre possibili sviluppi di quella scena. MARTINO E IL POVERO /1: Siamo alle porte di Amiens, fa freddo; Martino vede il povero intirizzito; ma in quel momento è preso dalle sue faccende; lo vede e “passa oltre” (sembra il sacerdote o il levita della famosa parabola del buon samaritano). In questo caso Martino sarebbe il “cattivo samaritano”; e il povero resta al freddo; e Martino quella notte non ha niente sa sognare; gli basta l’indifferenza con la quale tratta gli altri nel bisogno. Evidentemente non può essere questo il nostro “San Martino”: nessuno l’avrebbe onorato come santo, così come nessuno ricorderà - per quante ricchezze uno possa vantare - chi è indifferente verso i bisogni dei più poveri. E i poveri resteranno sempre più poveri, come sta avvenendo in questi tempi di crisi: più volte il “Sole 24 ore” (fonte non sospetta) segnala l’arricchimento continuo - in tempi di crisi - di chi è già ricco o straricco o almeno sta già bene e l’impoverimento continuo della maggior parte delle famiglie italiane; naturalmente bisogna aggiungere: e Bollatesi. Domandiamoci se nella nostra Città brilli a sufficienza la stella della solidarietà… MARTINO E IL POVERO /2: Siamo sempre alle porte di Bollate (scusate: di Amiens), fa freddo; Martino vede il povero, lo squadra per bene: “No, non sei del mio paese, non sei dei nostri; io aiuto solo i miei”. Anche questo Martino non è san Martino, né lo sarà mai; anzi non sarà mai cristiano ragionando così. Anche lui quella notte non sognerà nessuno; non può sognare un Gesù venuto in questo mondo per tutti senza distinzione. Chissà che impressione gli avrebbe fatto vedere in faccia il Gesù vero, il Figlio di Dio venuto in questo mondo come abbastanza scuro ebreo palestinese, così come sua Madre Maria (non bionda madonna) e come sono anche i suoi concittadini ebrei e palestinesi di oggi… I razzisti fanno sempre impressione, talvolta fanno danni e creano drammi, disagi sempre. Il vero san Martino si sarebbe ricordato subito del Vangelo: “Ero straniero e mi avete accolto”. Devo dire che nella nostra Città le persone serie auspicano che debba brillare sempre di più lo spirito di serena convivenza e di accoglienza… per chi viene da noi e ha voglia di lavorare e di inserirsi nella Città. MARTINO E IL POVERO /3: siamo sempre alle porte di Amiens: fa freddo; Martino vede il povero, lo riconosce come fratello che ha freddo (“Ero nudo e mi avete vestito”, avrà pensato ricordando il Vangelo di quel Gesù che stava per renderlo cristiano); ricopre il povero con la metà del suo mantello e… sogna Gesù, quella notte. Gesù gli dice: “Grazie, fratello Martino; vedi che il mio Vangelo è vero, oggi e fino all’ultimo giorno del mondo; e anche dopo per l’eternità”. Credo che in Bollate debba crescere ancora di più la Carità che tiene conto della Giustizia, la Giustizia unita alla Carità, soprattutto da parte di chi sa benissimo che senza Giustizia non c’è Carità; tanto è dovuto prima come giustizia (e quindi tanta carità in realtà non è ancora far del bene ma un primo parziale “restituire”). La Carità, poi, sa esagerare nel condividere. 5. GUARDATE VOI… quale delle tre scene ci dicono chi, dei tre “Martino”, si comporti da vero cristiano. E, se noi, imitandolo nello stile e nella sostanza, in grande e in piccolo, in pubblico e nel privato, qualunque sia il nostro ruolo - sindaco, prevosto, maestra d’asilo, bottegaio o operaio, dentista o pasticcere, netturbino, operaio o psicologo - ci stiamo un po’ avvicinando al suo stile, alla sua intelligenza e al suo cuore. Cuore di cristiano, sempre lo stesso, che vuole imitare il cuore di Gesù Cristo. *** In dieci anni, questa è l’undicesima Festa patronale ormai, che vivo con voi e credo che un bel pezzo di strada insieme l’abbiamo fatta, alla scuola del Vangelo e, certamente, anche a quella di san Martino. Sono onorato di essere stato chiamato a servire questa nostra Comunità. Buona festa di san Martino 2010, allora, dai sacerdoti delle cinque Parrocchie e dai Consigli pastorali; buona festa alle Comunità cristiane della Città e a tutti i Cittadini credenti e non credenti, alle Autorità cittadine e a tutti quelli che vogliono vedere Bollate “tornare grande”.
Don Giovanni Mariano, prevosto di Bollate
Due notizie belle in questa festa. La prima notizia è che, finalmente, la Soprintendenza ai beni culturali e architettonici ha dato il via libera ai lavori per la ristrutturazione della antica casa Canonica; non dimentichiamo che due terzi di essa risale a fine 1600; ora possiamo far procedere l’iter per le Autorizzazioni diocesane e avviarci all’inizio dei lavori di recupero. La seconda notizia è che la Parrocchia san Martino da vent’anni ha un premio: “Martino d’oro” per i bambini degli Oratori; sono contento di sapere che anche il Comune vuole istituire un premio cittadino da attribuire in occasione della Festa della Città; intanto noi, nel nostro piccolo, come preannunciato nei mesi scorsi nella programmazione pastorale, abbiamo anche un “Martino d’argento” (bronzo argentato…, non abbiate paura) da destinare a persone e gruppi che si sono distinti nell’impegno per “fare grande” la Città: è parso giusto, quest’anno, attribuirlo alle due Cooperative edificatrici storiche (che fanno il 100° e il 60°) e al nostro CPS (che ricorda il 30° di fondazione). Un piccolo segno di riconoscenza, con l’augurio che il loro lavoro continui sempre più vivacemente al servizio della Città.
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