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GIOVANNI MARIANO
Parroco di s.Martino e Prevosto di Bollate

 

"ALZATI, VA' A BOLLATE
LA MEDIA CITTA'"

 

 

Quasi una lettera pastorale,
da condividere con 23.000 parrocchiani

 

QUADERNI DI SAN MARTINO 1/2001

Sommario

  1. Un desiderio
  2. "Alzati, va' a Bollate"
  3. Una curiosa obbedienza
  4. Le valigie per Bollate
  5. Ho trovato Ninive?
  6. I tesori che ho trovato
  7. I difetti di Bollate-Ninive
  8. Dentro la nostra storia
  9. Parlare ai Niniviti
  10. I preti di Bollate-Ninive
  11. Un grande e bel sogno con i niniviti-bollatesi
  12. Le scelte fondamentali per Bollate-Ninive
  13. Consigliare a Ninive-Bollate
  14. Una "margherita" per Bollate-Ninive
  15. Un grosso pesce e un ricino
  16. Anche S.Martino é stato a Ninive


1. Un desiderio

      Quando uno diventa parroco di una nuova Comunità ha un desiderio: conoscere subito tutti i suoi parrocchiani. Quelli che sa essere credenti e praticanti (non sono la maggioranza e qui a Bollate forse non arrivano al 20%); quelli che sanno che la Chiesa esiste e ne chiedono "i servizi" nelle occasioni più importanti della vita (un altro 60% o forse più); quelli che sembrano piuttosto estranei alla Chiesa, pur se battezzati, ma ne rispettano l’esistenza e, talvolta, ne ammirano l’attività (e forse sono più del 19%); e quelli, infine (e, grazie a Dio sono meno dell’1%), che disprezzano cordialmente Vangelo, preti e Chiesa, con tante nobili e quasi sempre meno nobili motivazioni: ma che un parroco non sente ugualmente come estranei.

      Io vorrei proprio conoscere tutti i Bollatesi. Per questo ho scelto di celebrare tutti i Funerali che posso, i Matrimoni e i Battesimi che posso: non celebro solo se sono impegnato contemporaneamente con motivazioni più impellenti o, quasi sempre, se la "quantità" non lo permette: se no, cerco di essere sempre presente, di scambiare una parola con tutti, di diventare un volto amico per tutti.

      Così che, se devo scrivere una lettera, non so scriverla se non… per tutti.

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2. "Alzati, va' a Bollate"

Fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, questa parola del Signore: “Alzati, va’ a Ninive la grande città”. 1 (Giona, 1,1)

      L’antico comando fatto da Dio al profeta Giona, lo sento come il comando fatto dal Vescovo a me. E’ esagerato? Non so: so che il Vescovo mi ha mandato a una "media città", alle porte della grande città che è Milano, ma in una Parrocchia che è ormai la più popolosa in assoluto di tutta la Diocesi… e che cresce ancora…

      I comandi del Vescovo sono segno della volontà di Dio.

      Io stavo bene a Busto Arsizio, volevo bene alla mia gente e ne ero ricambiato. Ma il Vescovo, a nome del Signore, ha ritenuto più opportuno che diventassi parroco qui, a Bollate, colmando il vuoto lasciato da don Franco. Dato che non ho altre mire se non quella di servire il Vangelo, ho detto di sì, con semplicità e disponibilità.

      Anche se Bollate può somigliare a Ninive, difficile da evangelizzare, si va, si ubbidisce al vescovo come al Signore Gesù Cristo.

      Si va in questa "media città", non "grande" come Ninive, vicina, anzi confinante, con quella "Ninive" che è Milano, ma certamente non meno problematica di lei. Anche perché Giona finisce subito il suo ministero, mentre un parroco è nominato tendenzialmente fino a quando il Signore e il Vescovo vorranno. Ninive ce l’ha davanti ogni giorno, tutti i giorni, fino all’ultimo giorno.

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1 Il breve testo biblico del LIBRO DI GIONA è riportato in appendice.
3. Una curiosa obbedienza

      Come si fa a entrare in una Città come parroco, in una realtà così vasta? Nessuno ti conosce… quale gente troverai…? sarà gente accogliente…? saprà accoglierti in nome del Signore, non solo mettendo gli striscioni sulla facciata della Chiesa, ma realmente…? quali preti troverai?… i preti avranno voglia di collaborare, avendo l’occhio e il cuore aperti verso tutti, oppure saranno tutti dediti alla loro singola e arbitraria "pastorale" o saranno intenti alla Pastorale comune… o -come succede spesso altrove- privilegeranno i loro gruppi, amicizie e clientele e mal sopporteranno l’intruso che viene a molestarli…? le suore saranno una comunità serenamente collaborante e amica come quella che avevo a Busto…? i giovani avranno voglia di riprendere un cammino…? I bambini saranno radunabili alla Domenica in una bella Messa per loro…? la gente più bisognosa della città avrà fiducia in te…? i benestanti e i potenti cercheranno di comprarti…? i pubblici amministratori vedranno in te un collaboratore privilegiato per una città migliore…? tutti ti saluteranno per strada, rispondendo al tuo saluto, che sei solito dare per primo…?

      Tanti pensieri, grandi e meno grandi, passano nella mente e nel cuore di un parroco quando inizia i primi approcci alla sua Città…

      Non così era successo al profeta Giona. Sente sì con le orecchie il comando di Dio ma "invece si mise in cammino per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore" (Giona 1,3).

      Io dove posso fuggire? Ma io non voglio fuggire: ho detto un serio sì una volta per tutte e quel sì rimane.

      Di più: al Vescovo si obbedisce come al Signore. Un prete, inoltre, sa che è mandato in un certo posto non “a caso” né “per caso”, ma perché lì, secondo i progetti provvidenziali di Dio, si realizza la sua vocazione cristiana: un prete non sceglie la destinazione, nè si sceglie i parrocchiani, ma li riceve in dono.

      Io so per certo che non è “per caso” che sono capitato qui a Bollate, ma perché, appunto, c’è un disegno di Dio, per cui o ci salviamo insieme o ci perdiamo insieme.

      Questa è l’obbedienza di un parroco.

      A me basta.

      So che avrò davanti i problemi di ogni evangelizzatore. So che avrò a che fare spesso con un “primo annuncio” a chi non crede, con un ulteriore annuncio per proporre e riproporre continuamente il Vangelo, con la stimolazione dei credenti perché a loro volta annuncino il Vangelo non solo esplicitamente ma anche con la silenziosa testimonianza della vita 2 .

      Sarà certo importante aver cura di coloro che sono già battezzati per accompagnarli e sostenerli nell’itinerario verso la santità 3 . Senza dimenticare che il Signore manda Giona a Ninive perché “la sua malizia è salita fino a me” (Giona 1,2): quindi ci sarà qualcosa da fare per continuare a indicare alla città la via della conversione…

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2 Cfr la lettera del Card. Martini Alzati, va’ a Ninive, la grande cittagrave;, 1.a.

3 Ivi,cfr 1.c.


4. Le valigie per Bollate

      Lasciare Busto Arsizio, da un certo punto di vista, non è stato facile: dopo tanti anni un prete diventa parte del “paesaggio umano” di una Parrocchia e di una Città, conduce la gente al Vangelo, vive con la sua gente “gioie, speranze, tristezze e angosce” (è sempre bello usare queste iniziali parole della Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II! Sono quasi un programma di Chiesa).

      A Busto posso dire di aver lavorato tanto, in tutte le direzioni, con l’unica finalità di mettere tutto il possibile a disposizione della gente, perché accogliesse e vivesse il Vangelo.

      Umanamente parlando bisognerebbe dire: è necessario continuare.

      Evangelicamente parlando, invece, bisogna dire: noi siamo servi inutili, chi porta alla fede è il Signore, chi serve il Vangelo è la Chiesa, non i singoli preti da soli.

      Dico (anzitutto per me): come sarebbe triste quella Comunità o quel gruppo di persone che si legassero troppo a un prete: perderebbero la Chiesa e al massimo resterebbero con la loro “chiesuola”; guai a quel prete che legasse a sé la gente: dimenticherebbe Colui al quale la gente va unicamente legata, Gesù Cristo (dimostrerebbe, infatti, di cercare una rendita, non le priorità del Vangelo).

      Così si fanno le valige e si parte. Posso dire di aver “fatto san Martino” per la Parrocchia di san Martino… E il giorno dopo il trasloco, aprendo le finestre sul nuovo panorama di Città, sembra di essere lì da sempre.

      Sapendo che ogni città, ogni realtà è un po’ “Ninive” e un po’ “Città di Dio”.

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5. Ho trovato Ninive?

      Ninive nella Bibbia è anche la città “piena di malizia”, ostile, cattiva, lontana. Come mai allora Dio si preoccupa di lei?

      Dio ama anche i malvagi e gli ingrati: “è benevolo”, dice il Vangelo, perfino verso i crocifissori di suo Figlio.

      No, non esistono le città totalmente cattive, le città maledette, le città perdute. Non esistono, almeno per un cristiano. Non per me.

      Ninive è certo problematica: ma va amata.

      Anzi, secondo la logica del Vangelo, più è problematica e più va amata, sproporzionatamente di più.

      Bollate è certo problematica. Ma va subito amata. Io non saprei annunciare il Vangelo a una realtà che non amo. E qualora mi capitasse di criticarla sarà… è… perché la amo e la vorrei migliore. E, comunque, sono qui per spendermi per lei. Non come il profeta Giona, che non sa amare Ninive e la disprezza: ma sarà Dio stesso ad amarla e a rimproverare il profeta. Io vorrei crescere ogni giorno nell’amore per Bollate, “la mia Bollate”.

      Ninive esige che ci si faccia solidali con lei, per risollevarla.

      Così Bollate, città bella o brutta, ordinata o anarchica, costruttiva o dispersiva, eppure così amata da Dio, tanto da chiamarla a un rinnovato impegno di lavorare insieme, perfino con un nuovo parroco.

      Parroco. O Prevosto di una città di 48.000 abitanti e che cresce ancora? Preferisco essere prima Parroco a tutti gli effetti e, contemporaneamente, ma senza farne una malattia, Prevosto della Città. Ciò significa -comunque si veda la cosa- che Bollate (o Ninive) deve starci bene tutta nel mio cuore.

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6. I tesori che ho trovato

      Voglio elencare i “tesori” che ho trovato a Bollate: tesori da non nascondere sotto terra o nel fazzoletto (come avviene nelle parabole evangeliche), ma da valorizzare e moltiplicare.

      I “tesori” che ho trovato sono cinque (almeno i primi che ho scoperto; gli altri li scoprirò nei prossimi mesi ed anni):

  1. Tanta gente: per tanti preti “piccolo è bello”; per me “in piccolo” forse “morirei”. Ringrazio allora il Signore per le dimensioni provvidenziali di questa Parrocchia, ormai in assoluto la più popolosa della Diocesi, con i suoi circa 23 mila abitanti e tante centinaia in arrivo nei prossimi mesi. Questo significa tanti problemi, ma significa anche ben diversa e maggiore ricchezza: tanti collaboratori reali e potenziali, per una più vivace vita cristiana. “Piccolo” può significare asfitticità; a Bollate non c’è questo pericolo: ne ringrazio il Signore e accetto questa realtà come dono da incrementare, da far evolvere, moltiplicando le occasioni perché la tanta gente non si senta solo “massa”, ma popolo di Dio, Chiesa, Comunità.

  2. Una lunghissima tradizione cristiana, radicata… a partire dal V-VI secolo dopo Cristo… Non è poco. Dovremo continuamente riscoprire la nostra storia, molto ricca. Magari scopriremo chi fosse quel prete di nome Bezo che quasi mille anni fa era a Bollate (era il 1039), in una posizione importante (praepositus?) chi fossero i canonici della “basilica” di san Martino, chi fosse quel Rainaldo, prima canonico di Bollate, poi vescovo di Treviso e poi Arcivescovo di Ravenna e poi… santo, settecento anni fa… E via via, passando in rassegna i secoli, valorizzare le tracce di chi è vissuto, ha predicato, ha testimoniato in Bollate… fino agli ultimi prevosti: don Antonio Donadeo, don Carlo Elli, mons. Giuseppe Sala, don Franco Fusetti. Con tutti i cristiani dei loro tempi. E siamo ad oggi. La “santità popolare”, frutto tanto vero dell’azione pastorale nella nostra Diocesi, è il risultato dell’azione di chi ci ha preceduto: tutta volta non a creare “élites” di persone che si gloriano di aver incontrato il Signore a dispetto della maggioranza “perduta” (quanto di Giona serpeggia spesso nella mentalità di certi troppo buoni cristiani…!), ma a creare le possibilità perché tutti, nella concreta Comunità ecclesiale bollatese, possano incontrare il Dio della loro comune salvezza 4 .

  3. Un ruolo importante di anima del territorio e della Città. Nessuno può seriamente affermare che, se togliessimo la Parrocchia di san Martino, non succederebbe niente. Anzi: fino a pochi anni fa la Parrocchia era proprio tutto; oggi… è ancora così per la stragrande maggioranza dei Bollatesi. Siamo l’anima della Città: è con gioia che riscopriamo consapevolezza e responsabilità.

  4. Tante strutture al servizio del Vangelo: siamo una Comunità ricchissima di strutture, dovute all’ingegno dei miei predecessori, i quali, senza mitizzare le strutture, hanno lasciato intendere che sono al servizio della vita cristiana: ed è vero. I grandi numeri dei loro utenti non solo ne giustificano la presenza, ma anzi ne incoraggiano la saggia conservazione e qualificazione. La gente deve sentirle sempre più come “proprie” e sostenerne la vita in una logica di condivisione e corresponsabilità. Qualche cantiere è già aperto: ampliamento e adeguamento della scuola materna, riqualificazione del cinema-teatro, numerose manutenzioni straordinarie…

  5. Tanto “personale ecclesiastico”: preti e suore, ai quali additare continuamente la logica della comunione di intenti e di azione, sotto la mia diretta responsabilità. E tanti “laici impegnati” in molti settori della vita parrocchiale, sociale, del volontariato, della realtà civile e civica. E’ proprio entusiasmante e consolante vedere tanto impegno dei nostri laici: vuol dire che “credono” sul serio. Chissà se noi preti siamo sempre degni della nostra Chiesa e dei nostri Laici?!

      Sarebbe bello che ciascuno adesso cominciasse a recuperare molti spunti della lettera del Cardinale “Alzati, va’ a Ninive” 5 , applicando a Bollate con facilità molte delle cose dette per Milano: Bollate, infatti, condivide con Milano la sorte di “grande città”: ne è un’appendice, lo si voglia o no. E poi non dimentichiamo che Bollate aveva un piede in Milano: Villapizzone era, in antico, Pieve di Bollate…

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4 Ivi, cfr cap.2.

5 Vedi l’appendice II, con alcune parti della lettera del 28 marzo 1991, dedicata alla Città di Milano.

7. I difetti di Bollate-Ninive

      D’ora in poi potrei chiamare la mia Città “Bollate-Milano” oppure, meglio, “Bollate-Ninive”. Pur se con gli opportuni “distinguo”.

      Se sono onesto, infatti, non posso identificare completamente, in tutto, Bollate con Milano, né con Ninive. Tuttavia sono grandi le affinità, per cui mi permetterò di chiamare Bollate col nome di Bollate-Ninive, senza, dunque, nasconderne i difetti, anzi senza nasconderne perfino i peccati.

  1. Per rintracciare i difetti di Bollate, mi faccio aiutare dalle tre domande che l’Arcivescovo si pone nel c. 3 della lettera “Alzati, va’ a Ninive”:

    •  la grande città è “una”?

    •  La città è, come tale, luogo di salvezza?

    •  Che senso può avere l’intervento pastorale?

    E’ facile fare un elenco anche per chi vive a Bollate da pochi mesi: Bollate fatica a essere “una”; ma noi siamo cristiani qui proprio per questo, se no saremmo quasi inutili.

    Bollate fatica a essere luogo di salvezza… 6 se non ci accorgiamo, nella fede, che è già luogo di salvezza.

         Certamente risulta abnorme lo sviluppo del “privato”, così che le persone vivono solo quello; le esigenze del lavoro e il pendolarismo diffuso sottomettono la vita delle persone a ritmi e modalità assurde e impoverenti dei rapporti familiari e comunitari; gli anziani vengono ridotti spesso a “problema”; l’inquinamento non dà tregua; l’emarginazione occupazionale dei giovani (e non solo dei giovani) è una piaga.

         Molti, troppi, non sentono la loro appartenenza alla tradizione storica della città: i “vecchi bollatesi” devono domandarsi sempre più se stiano aiutando molto i “nuovi bollatesi” a integrarsi.

         Se non si crescerà nella capacità di integrazione finiremo come Milano: con tanti gruppi sociali diversi, tante subculture, tante abitudini e tradizioni che non comunicano tra loro se non occasionalmente.

         Se non ci fossero le Parrocchie i muri si alzerebbero altissimi…!

         Questo fatto rivela la profonda –come chiamarla?- “stupidità” di chi vorrebbe veder sparire le Comunità parrocchiali, le uniche realtà che, su un territorio, possono davvero accogliere e unire la gente.

  2.      

  3. Per rintracciare i peccati di Bollate basta guardarsi attorno. E si scopre un certo raffreddamento della fede, almeno in apparenza e un crescere di una “fede-fai-da-te”, condita di incoerenze pazzesche, di irrazionalità preoccupanti, di devozionismi non cristiani, di innumerevoli e umilianti superstizioni. E si scopre la diffusa ignoranza religiosa; si scopre la crisi dei valori cristiani, a cominciare dalla famiglia: la logica delle separazioni, dei divorzi, delle ricomposizioni, delle nuove combinazioni… non sono valori cristiani; si scopre che il senso del dovere non è diffuso in certi settori della popolazione…; si scopre che i giovani non sono più interessati a trovare le risposte ai “perché” della vita ma si accontentano del “mangia e bevi e datti alla gioia” 7 .

     Tutto questo ha un risvolto, una ricaduta gravissima sulla stessa vita sociale: se cade il riconoscimento dei valori più veri, decade la vita sociale e comunitaria, crolla il senso della legalità e il rispetto delle regole civili, crolla il senso di responsabilità pubblica.

     Guardandoci attorno e “ammirando” i tanti palazzi senz’anima e che non prevedono spazi per incontri tra le persone, comprenderemo facilmente quale sia il terreno fertile per tanti mali.

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6 Ad esempio per i tanti che immigrano, ma si sradicano dalla precedente comunità cristiana senza entrare nella nostra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7 Lc 12,19. Non possiamo consolarci con i migliori del 20% dei praticanti, dimenticando l’altro 80%, oltre ai “peggiori” del 20%.!

 

8. Dentro la nostra storia

      Abbiamo davvero una grandezza passata e un futuro sempre più da periferia milanese? Abbiamo davvero una Comunità cristiana gloriosamente viva da (forse) 1400 anni, Prepositura da (quasi) 1000, Parrocchia da (almeno) 700, e che desidera “ridursi” al lumicino nel prossimo futuro?

     Non vediamo negativamente l’essere ai confini della Grande Città: la quale è grande anche perché ha noi ai suoi confini: noi che le permettiamo di guardare oltre i confini e scoprire un po’ più di vivibilità, un po’ più di tranquillità, un po’ più di verde, un po’ più…: noi che la rendiamo “un po’ media” e un po’ più vivibile, come noi…

     In qualche prossima occasione ritorneremo sulla nostra storia bollatese, per valorizzarla: non è stata storia da poco, oscura, senza gloria!

     Le ricchezze religiose, umane, culturali e sociali create dalla nostra gente, in tempi più difficili e meno attrezzati dei nostri, sono importanti traguardi che segnano il presente (pensiamo, ad esempio, alle vicende della cooperazione, dell’impegno civile).

     Quando sarò entrato di più nello spirito della storia bollatese, riprenderemo il discorso.

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9. Parlare ai Niniviti

     Ninive-Bollate ha i suoi bravi abitanti. Forse non sono come quelli dell’antica Ninive “che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra” 8 , ma forse in qualche settore della vita vi si avvicinano.

     C’è un immenso campo di azione, allora.

     Un Parroco è mandato qui proprio per questo. E proprio per questo trova già tanta gente e tante iniziative, perché tutto serve alla sempre più profonda e autentica conversione di Ninive, dei suoi abitanti.

     Bollate è meno di mezza Ninive e trenta volte meno di Milano, ma da questo punto di vista la realtà non cambia: c’è un immenso campo di azione, su tutti i fronti.

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8 Giona 4,11.

10. I preti di Bollate-Ninive

     Gli altri Niniviti ai quali mi sento di parlare sono i preti (e le suore) di Bollate. Loro dovrebbero saper “distinguere la mano destra dalla sinistra”, anzi dovrebbero insegnare agli altri tutto questo.

     Sto cercando, in questi mesi, di far capire loro che occorre imparare a lavorare insieme su un medesimo progetto pastorale. Nessun prete serio può seguire “la sua pastorale” ignorando quella “parrocchiale” o agendo in direzione opposta, inseguendo i propri “pallini”.

     Occorre “lavorare insieme” per una pastorale condivisa e in spirito di comunione e obbedienza, che parta dalle urgenze manifestamente (anche a un cieco)  evidenti per arrivare a costruire, in ascolto profondo del Signore e della gente, un progetto pastorale che serva al cambiamento continuo di mentalità e di vita.

     Confido molto, ovviamente, sulla loro intelligente collaborazione e li ringrazio.

     Mi piacerebbe che riuscissimo a realizzare insieme quello che l’Arcivescovo nella sua lettera “Alzati, va’ a Ninive” diceva a proposito della pastorale cittadina 9 : una pastorale fatta con stile comunicativo, educativo, pieno di amorevole discernimento e capace di accoglienza, così da permettere alla Comunità cristiana di essere davvero “l’anima della città”.

     Vorrei che la nostra pastorale offrisse un’immagine di Chiesa “amica di chi è in ricerca10 , “piena di attenzione e delicatezza verso le persone che vengono a chiedere i sacramenti”, capace di aiutare ogni recupero cristiano.

     Condivido e domando sia condiviso ciò che l’Arcivescovo ricorda a proposito della Parrocchia: “La Parrocchia, per la sua connotazione di territorialità, ha un rapporto più lungo con la vita dell’uomo e della donna, e in questo senso essa va preferita, a parità di condizioni, ad altre comunità educative, come luogo nel quale fare quella privilegiata esperienza di introduzione alla comunità cristiana11 nei momenti e nei cammini fondamentali della proposta evangelica nella Chiesa.

     Così come domando di condividere le scelte prioritarie che il Cardinale indicava e che sono attualissime: il dopo-Cresima, i diciottenni-diciannovenni, i giovani missionari verso gli altri giovani, l’intera pastorale giovanile da ripensare, i catechisti da formare veramente, la pastorale della preparazione remota e prossima al matrimonio e, alla radice di tutto, la pastorale Battesimale.

     Abbiamo bisogno di imparare davvero a lavorare insieme, fedeli alle strategie scelte, in nome del Vangelo.

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9 Cfr cap. 4.

10 Ivi, cfr 4.b.

11 Ivi

11. Un grande e bel sogno con i niniviti-bollatesi

     Coltivo, con particolare insistenza, in questi mesi il sogno che dovrebbe essere il sogno di ogni parroco: arrivare presto a formulare un aggiornato Progetto pastorale, frutto di una ricerca comunitaria, fatta in spirito di vera comunione di intenti. Un po’ di questo lavoro è già stato fatto a suo tempo. Ma, come ogni progetto, anche l’esistente Progetto pastorale parrocchiale, ha bisogno di essere riformulato e adattato (ammesso che lo si sia conosciuto e applicato).

     Saremo facilitati tutti in questa operazione, grazie al rinnovo dei Consigli parrocchiali (Consiglio pastorale parrocchiale e Consiglio parrocchiale per gli affari economici) e grazie al Consiglio di Oratorio che potrebbe parallelamente nascere: mi riproporrò di far partire assieme ai Consigli, tante Commissioni che aiutino il lavoro di approfondimento e progettazione della Comunità: sono tanti i campi sui quali c’è già tanto cammino fatto, ma ci sono altrettanti campi sui quali resta molto da fare.

     Una Comunità vasta come la nostra esige un Progetto pastorale articolato, capace di indicare scopi, mete, passi da fare, tempi di attuazione e griglie di verifica della evangelicità dei frutti.

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12. Le scelte fondamentali per Bollate-Ninive

     Quali sono le sicure attenzioni prioritarie per un lavoro sul campo parrocchiale? Niente di originale: è solo ciò che una Parrocchia e un Parroco devono fare per prima cosa.

     Predicare il Vangelo: non solo durante le celebrazioni, ma facendo sì che la Parola di Dio sia davvero a portata di mano (non solo teoricamente) di tutti; e poi qualificando meglio la catechesi nel suo complesso.

     Assieme alla Parola di Dio, la parola della Chiesa che l’annuncia: e questa ha nomi noti: documenti del Concilio Vaticano II, testi di catechesi proposti dai Vescovi, catechismo della Chiesa Cattolica, contenuti della Dottrina sociale della Chiesa…

     Il tutto in una vera logica di comunione, di condivisione, di carità, di apertura al resto del mondo.

     Oso di più: il tutto in modo che diventi crescita “culturale” del popolo di Dio e, quindi, occasione di maturazione “interna” della nostra Chiesa locale e, contemporaneamente,  incontro con le strade diverse di chi nel popolo di Dio non c’è ancora.

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13. Consigliare a Ninive-Bollate

     Più volte ho citato i Consigli parrocchiali: colgo l’occasione per sognare quel rinnovo intelligente dei Consigli di cui parlavo e che è previsto in tutta la Diocesi per la terza Domenica di ottobre.

     Intendo incoraggiare le candidature: anche se desidero che non si candidino quelli che, superbamente, si ritengono “i migliori”, ma quelli che hanno in animo di umilmente collaborare perché tutti crescano secondo i disegni di Dio.

     C’è bisogno di gente generosa nel donare alla Chiesa tempo ed energie; ma anche gente competente in qualche settore della vita sociale; e, infine, gente che abbia voglia di iniziare o di proseguire un cammino di “formazione permanente”, capace di attrezzarla a un servizio costruttivo ed esemplare.

     Non gente che sa dare solo tanti “consigli” e al momento dell’operatività si ritrae, ma gente che collabora concretamente ad affrontare e risolvere i problemi di una Comunità come la nostra. I progetti non si improvvisano e non si realizzano automaticamente: sono frutto di attenzione alla realtà, di preghiera, discernimento, discussione, condivisione e di decisione salda.

     Vorrei inoltre che tutte le categorie di persone fossero presenti nei nuovi Consigli, in particolare che fosse grande il numero dei giovani 20-trentenni: se non si allenano adesso ad essere corresponsabili della Comunità, quando potranno farlo?

     Le candidature sono aperte: coraggio!

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14. Una "margherita" per Bollate-Ninive

     Non riesco a pensare soltanto nei termini troppo generali di evangelizzazione, liturgia, carità, missione, quando penso alla vita della Chiesa.

     Subito mi “perdo” volentieri tra i petali di una “margherita” di settori.

     Per cui se penso al lavoro futuro, sogno (come ho già detto al § 11) tantissime Commissioni che lavorano sodo e che offrono ai preti e ai laici dei Consigli parrocchiali, materiali stimolanti, idee, proposte per rispondere alle esigenze del Signore e della gente.

     Sogno così un bel gruppo di persone che si forma competenze non solo nel campo della Liturgia, delle Celebrazioni, della Catechesi, ma che si spinge a considerare le vie di una Nuova Evangelizzazione (così si dice, viste le modificazioni delle realtà cristiane) che non sarà “Evangelizzazione” se non oserà essere “Nuova”, con nuove prospettive, nuove occasioni, nuovi strumenti.

     Sogno una Pastorale giovanile che non solo gestisca bene i giovani esistenti, ma si faccia missionaria verso quei giovani (oltre l’80%) che hanno ugualmente diritto a essere nel mirino della Pastorale, da raggiungere per vie nuove.

     Sogno una Commissione Caritas ancora più vivace, una Commissione Cultura e Scuola, una Commissione socio-politica e che si occupi anche della formazione socio-politica, una Commissione di Pastorale familiare, una che si interessi alla Pastorale missionaria, a quella della Terza Età, agli Ammalati, al Tempo libero, al Turismo, allo Sport e (deformazione professionale!) alle Comunicazioni sociali.

     Infine sogno una Commissione che aiuti a conoscere sempre meglio il Territorio e a creare collegamenti con le realtà del territorio, dalle persone, ai palazzi, alle vie, alle Istituzioni: sì perché “territorio” non è solo un confine amministrativo o un’area geografica: è… la gente, la nostra gente.

     Da amare: se non la conosco, non posso dire di amarla.

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15. Un grosso pesce e un ricino

     In questo inizio di ministero pastorale io per primo, ma tutti insieme, abbiamo bisogno di fare l’esperienza di Giona inghiottito dal grosso pesce: lì, in quel ventre oscuro, il profeta ha modo di riflettere e di decidere di andare a Ninive, secondo il comando del Signore. Giona spreca anche quella occasione, perché arriverà comunque a Ninive, ma malvolentieri.

     Noi tutti, invece, abbiamo bisogno di sfruttare bene questi primi mesi per ammirare la gestazione di qualcosa di grande: è un tempo di grazia che, se ben sfruttato, ci permetterà di arrivare a grandi risultati per la gloria di Dio.

     Anche le difficoltà che incontreremo saranno occasioni di crescita, di maturazione: vediamole come la pedagogia di Dio per aiutarci a non dissipare i talenti che a piene mani sono disseminati nella nostra vita di Comunità cristiana.

     E tutti abbiamo bisogno, di tanto in tanto, che un “ricino” ci spunti sopra la testa. Come per Giona. Solo che lui non sfrutta nemmeno il dono di quella pianta: si lamenta soltanto e non produce. Noi sotto l’ombra del ricino, vogliamo trovare l’occasione per pregare, fare silenzio, invocare la forza di Dio: c’è la città davanti a noi e ha bisogno di noi: non delle nostre lagne, ma della nostra inventiva e del nostro impegno. Per questo all’inizio di ogni anno faremo due giorni di ritiro con tutti i collaboratori di ogni tipo: per pregare, studiare, programmare la vita parrocchiale, sotto lo sguardo del Signore. E poi all’inizio dell’Avvento, della Quaresima e in altre buone occasioni, momenti di spiritualità offerti a tutti i parrocchiani. Come sarebbe bello se, nel breve periodo, si valorizzasse di più la Liturgia delle Ore, non solo con i Vespri domenicali… E se ogni parrocchiano avesse in mano il libro della Parola di Dio, per la lettura, la meditazione, la preghiera personale e familiare…

     Qualche strumento ce lo stiamo già dando, ma c’è molto da fare ancora.

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16. Anche S.Martino é stato a Ninive

     Non so se valorizzare la leggenda che s. Martino sia stato qui nelle nostre campagne. Sicuramente “è stato a Ninive”, nel senso che ha trovato le città da convertire, ha trovato i poveri sulla sua strada, ha trovato i potenti ai quali ricordare il Vangelo.

     Credo che in tutta la nostra azione pastorale, da san Martino extracomunitario originario dell’Ungheria, cresciuto a Pavia, soldato romano, poi monaco a Poitiers, vescovo a Tours, possano venire linee ispiratrici importanti.

     Allora la fede cristiana era poco diffusa: e c’era bisogno di evangelizzazione; allora la globalizzazione era quella dell’Impero romano: e c’era bisogno di non farsi schiacciare ma di renderla umana; allora la pastorale aveva a che fare con il cuore e la libertà dell’uomo: come adesso, come sempre.

     Riscopriremo anche la figura di questo nostro santo patrono, così importante nella storia della Chiesa, così significativo per la nostra Bollate.

     O Ninive...: comunque città per la quale Dio si preoccupa grandemente.

     Bollate: città che, se anche restasse per sempre (da un punto di vista numerico) soltanto “media”, potrebbe diventare “grande” non per il vertiginoso aumento di popolazione, bensì per la crescita strepitosa della conversione al Vangelo della salvezza e della vita. Siamo qui per questo.

     Buon anno pastorale 2001-2002.