Parrocchia S.Martino - Discorso alla città - 11 novembre, festa di S.Martino          pagina precedente

 

Giovanni Mariano, parroco  di S.Martino e prevosto di Bollate

FAMIGLIA: BELLA E IMPOSSIBILE?


Sesta "lettera pastorale"
per gli oltre 23.000
Parrocchiani di Bollate-Centro
e le loro 10.000 famiglie

 

QUADERNI DI S.MARTINO 6/2009

 

 

UNA INTRODUZIONE CURIOSA

Una storia d’altri tempi. Non del tutto remoti per me ma remotissimi per i giovani e per la “cultura” attuale. Ricordo, più di quaranta anni fa, quando ero studente alla Cattolica, di aver conosciuto due ragazze, tramite due docenti di lingue: una studentessa francese di Bordeaux e una giapponese di Tokyo. “Conoscersi”, allora, significava corrispondere per lettera (cose ben diverse da quelle che succedono oggi); difatti con una scrivevo lettere in francese, con l’altra in inglese (evidentemente non in giapponese). Ci siamo conosciuti bene, a distanza; ci scrivevamo di tutto (così ci si esercitava tanto). Allora non c’era Internet; ma anche il solo telefono era irraggiungibile. Ci andava benissimo la normale posta che, allora, sembrava discretamente sicura e veloce. Si parlava proprio di tutto; e anche del nostro futuro, degli studi, della professione e della nostra futura famiglia. Allora non avevo assolutamente in mente di diventare prete e parlare di famiglia da fondare era naturale. Solo che, con mia sorpresa, proprio su questo argomento il dialogo a distanza si inceppava. La studentessa francese, arrivati al punto, “glissava” (mi permetto questo “francesismo”) e rispondeva raccontando tutto della festa della vendemmia lungo la Garonne e della bellezza degli stagni rivieraschi (e mi mandava tante cartoline stupende). La studentessa giapponese semplicemente non capiva. Ho capito io, dopo. In quella zona della Francia, come nel resto della Francia, le famiglie da tempo si disfacevano in abbondanza grazie al divorzio facile (cosa impensabile in Italia, per allora). E in Giappone l’idea di famiglia era diversa, forse molto diversa, con una strana mescolanza di instabilità all’americana innestata sul loro medioevo familiare non ancora concluso (parlo degli anni Sessanta…); e, comunque, i giovani giapponesi –mi faceva capire– ne parlavano pochissimo e con distacco, come se metter su famiglia o il suo contrario fosse equivalente. E, comunque, non fosse una gran scelta di vita. Se avessi avuto corrispondenze americane, avrei toccato con mano fenomeni iniziati almeno trenta-quarant’anni prima…

Perché questa strana introduzione?

Per dire che in questi ultimi decenni sono arrivati anche da noi fenomeni disgregatori della famiglia già vissuti tempo prima da altri paesi. E come io non ho capito subito che cosa stava dietro ai discorsi sull’amore e sulla famiglia (e ai loro silenzi), forse anche noi italiani –con divorzio, aborto e tanto altro– non abbiamo capito in quale direzione disastrosa stavamo mettendoci, ripetendo errori e drammi già vissuti.. E’ sempre difficile capire i cambiamenti che confliggono con i nostri valori cristiani, la nostra mentalità e pratica della famiglia. Ma è ciò che oggi abbiamo davanti con tante famiglie attuali, nelle quali, per giunta, la vita cristiana si è così affievolita che, davvero, non resta da fare che una… ri-evangelizzazione (ormai lo dicono tutti).

***

L’anno pastorale 2008/2009 praticamente appena concluso è stato il terzo e ultimo dedicato al tema della famiglia. L’Arcivescovo, con le sue tre magistrali lettere-programma ha detto l’essenziale. Il punto di partenza è, anche per la famiglia, l’ascolto della Parola di Dio (2006/2007); la fede suscitata e ricevuta in dono va comunicata, ed è proprio la famiglia il primo luogo di comunicazione (2007/2008); la famiglia può così diventare “lettera viva” per il mondo, un mondo da amare e animare cristianamente da parte della famiglia (2008/2009). Tutti i testi delle tre lettere dell’Arcivescovo sono stati messi a disposizione dal momento della loro pubblicazione. E poi, su Internet, nel sito della Diocesi, sono comunque reperibili (ricordo che il sito della Diocesi www.chiesadimilano.it è raggiungibile anche tramite il sito della Parrocchia www.sax.it/sanmartino). Ora, un povero parroco, che cosa può aggiungere a quello che ha detto il suo Vescovo?

 

1. TUTTI ABBIAMO RIFLETTUTO SU QUEI TESTI....

  Do per scontato che (quasi) tutti abbiano riflettuto sul quello che ha detto il nostro Arcivescovo; non ripeterò quasi nulla rispetto a quanto ha già detto: naturalmente, da parroco, scendo sul pratico, sul concreto, sul “da farsi”, a partire da quello che già si fa, perché la famiglia -avendo ascoltato la Parola e così attrezzata per comunicare la propria fede- si dia un programma, rispetti una regola, individui passi concreti, perché dalle alte parole si passi a uno stile quotidiano. E ci si muova con maggior velocità, nel seguire il Vangelo. Dice l’Arcivescovo a pagina 38 (§ 11) della terza lettera: “Rivolgo anche quest’anno uno sguardo carico di fiducia e di speranza a tutte le famiglie, in particolare a quelle che vorranno affrontare insieme a molte altre questo cammino, meglio questa “missione” esaltante e irrinunciabile per il bene di ogni famiglia e dell’intera società: divenire anima del mondo”. Di questo mondo da amare con sempre nuovo vigore, perché da sempre immensamente amato da Dio stesso in Gesù: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Giovanni 3,16)”.

2. UNA LETTERA CHE NON SARA’ CERTO “I PROMESSI SPOSI”-BIS

Talvolta mi domando: che fine hanno fatto le mie prime cinque “lettere” ai Bollatesi miei parrocchiani? Qualcuno mi ha detto: “Davvero utili”. Qualcun altro: “Tempo perso, tanto la gente non cambia”. E un altro ancora: “Ho sentito per due anni la mancanza di questa comunicazione”. Certo, si potrebbe aggiungere: con tre anni dedicati alla famiglia e tre lettere del cardinale che cosa dire di più? Già le tre lettere del nostro Arcivescovo fanno un volume alto quasi come “I Promessi Sposi” e il rischio è di creare inflazione anche in questo campo. Ma credo che, con chi è disponibile a riflettere, possiamo fare un piccolo cammino, insieme, offrendo qualche spunto applicativo e qualche parola di fiducia, che di questi tempi non può che essere molto preziosa. Sono davanti agli occhi le difficoltà crescenti delle nostre famiglie, da ogni punto di vista, compresa la crisi economica che imperversa di questi tempi: e allora qualche indicazione di rotta e qualche parola di fiducia sono sicuramente le benvenute. Fiducia nella potenza della Parola di Dio; fiducia nei cammini fatti percorrere dalla Chiesa e che daranno sicuramente frutti; fiducia nella ragione e nel cuore delle persone, “costrette” dalla vita a misurarsi con problemi familiari e sociali molto grandi, e a riflettere e decidere.  


3. ALLA RICERCA  

Non pretendo di fare sintesi adeguata di questi tre anni di percorso pastorale diocesano, ma desidero solo aiutare tutti i miei  parrocchiani ad avere qualche idea in più circa quello che “possiamo fare”, insieme pastore e popolo di Dio, oggi, in famiglia (le nostre concrete famiglie) per comunicare la fede, così che ogni membro della famiglia entri nella logica dell’essere “anima del mondo”; e anzitutto perchè   entri nel mistero della bontà di Dio, che nella Chiesa ci raggiunge e ci spinge a essere anima del mondo.

E’ un tentativo in più, magari insufficiente. Ma dato che non sbaglia mai solo chi non fa niente (o non dice niente o non propone niente…) meglio offrire uno strumento deficitario che il nulla; “Meglio sbagliare avendo fatto o deciso qualcosa, piuttosto che non fare affatto”, diceva il cardinale Martini.


4. CHE COSA, ALLORA, POSSIAMO FARE?  

Chiesero a Giovanni Battista: “Che cosa dobbiamo fare?” (Lc 3,10). E Giovanni Battista rispose. Anch’io, senza pretendere nulla, provo a “sciogliere il legaccio dei sandali” di Giovanni Battista, mentre lui non si sentiva degno di farlo verso Gesù. Provo ad aiutare concretamente le nostre famiglie e ogni membro in esse, anche con questa piccola lettera aperta, semplice, confidenziale.


5. LA FATICA DI MOGLI E MARITI; LE DIFFICOLTA' DEI GIOVANI  

Sento spesso le parole di mogli e mariti che faticano ad essere gente di fede e quindi faticano a comunicare la fede ai giovani.

Perché questa fatica? Forse perché tanti giovani, oggi, sono “meno giovani” della loro età anagrafica già problematica. Le famiglie soffrono per queste sfasature: per definizione, un giovane dovrebbe essere in ricerca e quindi aperto a ogni contributo. Il giovane dovrebbe essere in ricerca di Qualcuno che dia senso alla propria vita; non tutto si può ridurre a internet esasperato, ipod, discoteca che addormenta nonostante i decibel sparati verso il cielo, sesso usa e getta, droga che lascia solo stracci. Non può essere tutta qui la vita di un adolescente o di un giovane. Giovani seri e in ricerca ce ne sono e Dio sa quanti vorrei che ce ne fossero in più…

Sappiamo dall’esperienza, che in famiglia oggi non avviene una buona comunicazione.

Eppure tutti sono convinti che la fede deve vedere il primo passo in famiglia, altrimenti Dio somiglia al padre che non ti capisce e che tu non vuoi capire; la Chiesa somiglia alla madre che rampogna: solo nel gruppo (nel branco) si può evadere.

Ma anche qui: le tre forme di fiducia di cui parlavo prima  (alla fine del § 2) possono aiutare in modo significativo o addirittura determinante.

Il primo passo della fede nasce in famiglia.

E’ per questo motivo che tento di offrire, in questa lettera, qualche “attrezzo di lavoro” immediatamente utilizzabile.

Presuppongo che ci sia voglia di dialogo in famiglia, voglia di religiosità seria, voglia di ascolto di Dio, fatto insieme. Marito/padre con moglie/madre e figli, insieme. Difficile, ma solo “insieme” può veramente riuscire.

Bisogna provare.

Oltre alle tre lettere del Cardinale Tettamanzi, prendo spunto anche da una lettera del Cardinale Martini, forse un po’ dimenticata. Era la lettera “Parlo al tuo cuore”, del lontano 1997, una delle sue più belle che, in sintonia con quelle del Cardinale Dionigi, può sostenere il piccolo tentativo che voglio fare proprio per attrezzare le nostre famiglie a diventare “anima del mondo”.


6. NESSUNA PAURA DEL "MONDO"

Anzitutto, non spaventiamoci del “mondo”: è ben stretto nelle mani del Signore e il Vangelo è quel seme particolare che ha bisogno di morire nella terra per far spuntare foglie e frutti.

“Mondo” (vedi quello che ne pensa san Giovanni nel suo Vangelo) è chi si oppone a Dio; ma, paradossalmente, anche un  nemico di Dio può convertirsi, se viene aiutato, perchè Dio ha tanto amato anche questo “mondo” lontano.

Se c’è qualcosa per la quale possiamo spaventarci è questa: se non abbiamo problemi; se la nostra religiosità è diventata solo una abitudine.

Non siamo “cristiani inquieti”, direbbe il cardinal Martini o non siamo (stavolta penso a me stesso e al resto dei preti) preti che sappiano “inquietare la falsa pace delle coscienze”, come dice una orazione tra le più belle della nostra Liturgia ambrosiana. E’ facile, ma rischioso, scoprirsi omologati al “mondo”.


7. C'E' ANCORA POSTO PER UNA FAMIGLIA CRISTIANA NEL NOSTRO MONDO?

Non spaventiamoci della preoccupante situazione di tante famiglie. Precaria da tanti punti di vista; una precarietà, purtroppo, corrispondente a fattori che interagiscono e producono i disagi ben noti. Dice l’Arcivescovo al n. 11 della lettera “Famiglia diventa anima del mondo”: “Dopo aver richiamato le caratteristiche essenziali della famiglia come soggetto ecclesiale e sociale viene spontaneo domandarsi: c’è ancora posto nella nostra attuale società per una famiglia così intesa (…) sotto il profilo umano e cristiano?”. Naturalmente do per scontato che la caratteristica originale della famiglia sia nota; sicuramente è nota alle oltre 400 coppie che ho avviato al Matrimonio in questi otto anni e mezzo: speriamo non se le siano dimenticate. L’unica cosa che mi consola è sapere che poche di quelle 400 coppie hanno avuto difficoltà fino a disfarsi… Allora, che cosa fare?


8. DIVENTIAMO "FAMIGLIE INQUIETE"

     Intendiamoci bene: l’inquietudine cui mi riferisco è quella che il Cardinale Martini definisce “inquietudine del cuore”, cioè la ricerca appassionata di Dio, della Verità e di come meglio collaborare alla salvezza del mondo.
     Se così non diventassero maggiormente le nostre famiglie, fra quanti anni cesseremo di avere vere famiglie cristiane e di formare veri cristiani?
    Si parla già – con motivata ragione – di rottura nella catena che fa passare la fede di generazione in generazione.
    Il rischio è mortale: se un cristiano accetta di essere sempre “meno praticante”, si assuefà ai valori correnti e diventa inerte non solo verso Dio ma anche verso i valori veri della vita; e una famiglia composta da membri così non è più né “anima del mondo” (e ogni membro non è più “luce del mondo e sale della terra”, diceva Gesù nel discorso della montagna secondo Matteo), ma fiammella che si spegne, e progressivamente.
    Ecco allora il motivo di questa mia sesta lettera a voi, miei fratelli bollatesi: ricostruiamo insieme un “tracciato” lungo il quale cercare di non “perdere l’anima cristiana” delle nostre famiglie e di ciascun membro in esse.


9. FAMIGLIE IN RICERCA DI RISPOSTE VERE

     Chi, davanti allo scorrere del tempo e dell’unica vita terrestre che ci è data, finisce per non cercare più niente, non è nella condizione di trovare alcun senso a quel che succede.
     Non è necessario che gli muoia una persona di famiglia; basta meno; basta molto meno: basta la crisi economica che fa tirare la cinghia, basta un malanno, basta che lo pianti la “ragazza” o, peggio, la moglie.
    Chi può dare risposte vere senza illudere nessuno?
    E’ solo il Signore Gesù Cristo: è lui che con il Vangelo riempie il cuore e la vita.
    Senza il Signore siamo in balìa degli eventi o delle correnti di pensiero o della poca serietà dei giornali quando parlano di fede, di chiesa, di preti, di vita cristiana, ecc.
    E il Signore e il suo Vangelo ciascuno lo può trovare dove c’è: ed è nella Chiesa, non altrove, anche se Dio “sa suscitare figli di Abramo anche dalle pietre” (Mt 3,9), non c’è bisogno di attendere alcun miracolo; il “miracolo” c’è già: ed è la Chiesa; per noi la Santa Chiesa di Milano, la Santa Chiesa ambrosiana; per noi bollatesi la Comunità ecclesiale di san Martino.
    Per trovare il Signore basta entrare nella vita ordinaria della nostra Comunità parrocchiale: è qui che si scopre che Dio ci ama, non solo ci sopporta.
    Entrando nella vita ordinaria della nostra Parrocchia, segno e presenza della Chiesa Ambrosiana e Universale, uno trova preti a disposizione; trova laici che si sforzano di essere dei testimoni e collaborano con impegno; e, con loro, scopre che –mentre fa domande– è Dio che gli pone domande.
    E da questo incontro nasce ogni cosa, ogni prospettiva, ogni futuro (per quanto dipende da noi).

10. IL TESORO DI TANTE VITE

    Arrendiamoci insieme a Dio, riconoscendolo come Nostro Signore; qui, nella Chiesa, si impara a pensare, a fare, a scegliere come lui.
     La Chiesa “ci conferma” in questo. Solo così comprendiamo sempre più profondamente che Dio ci ama e che, quindi, è possibile volersi bene anche tra noi.
     In famiglia, come membri di una famiglia e di quella famiglia di famiglie che è la Comunità cristiana.
     Quello che “impariamo” in famiglia vivendo le relazioni d’amore (i genitori tra loro e coi figli, nel contesto più ampio degli altri legami), diventa il tesoro di tante vite, di tante persone.
     Pensate a quanto sia importante che l’amore coniugale sia riconosciuto nella sua dignità e nella sua grandezza; pensate all’importanza di far crescere i figli con la stima più grande nell’amore vero e pieno che è quello tra coniugi. Pensate all’importanza dell’educazione dei figli alla sessualità che dice tutto della loro persona. Non certa “sessualità” che si può definire “usa e getta” e che tratta l’altro come cosa e strumento di piacere egoistico, da dimenticare subito dopo l’uso. Ma la sessualità che diventa la vera fisionomia di ciascuno, il modo di presentarsi agli altri, l’espressione di amore vero, che è solo “dono”.


11
. LA PILLOLA DELL'INTELLIGENZA

     Da questo punto di vista, durante il cammino di revisione della fede e della vita con i fidanzati, è bello anche recuperare un documento di papa Paolo VI, conosciuto come “l’enciclica contro la pillola”, mentre, in realtà, parla anzitutto dell’amore vero, della grandezza dell’amore umano e della famiglia, davvero “piccola Chiesa”, in cui si vive donandosi reciprocamente fino al sacrificio di sé (Lettera enciclica “Humanae Vitae”, 1968).

     Se un figlio capisce questo, può andare verso un Matrimonio oppure verso una consacrazione totale a Dio: ma è drammatico quando ci si mette insieme con motivazioni carenti o immature.

     Drammatico anche quando consideriamo la diminuzione drastica (in Italia e nel resto d’Europa) di chi si consacra a Dio nella Chiesa. E’ drammatico veder diminuire famiglie vere; è drammatico vedere che mancano giovani che vanno verso il Sacerdozio: non sarà per caso che, non avendo capito l’Amore vero, è inutile rinunciare a ciò che non si stima?

     Sono due problemi profondamente collegati.

     Molti pensano alla morale dell’amore solo come a discorso di divieti. Credo, però, che se viene spiegata bene la grandezza dell’amore coniugale ai fidanzati (i quali provengono da tutte le esperienze possibili), proprio a partire dall’Humanae Vitae, restano colpiti dalla bellezza e concretezza delle parole della Chiesa. E capiscono verso quali mete devono, insieme, camminare, senza scoraggiarsi dei propri limiti e anche dei propri peccati.

     Ha scritto il card. Martini: “La Chiesa deve lavorare a una nuova cultura della sessualità e della relazione. Deve farlo anche per contribuire a risolvere un problema fondamentale nei paesi occidentali: un  matrimonio su due o su tre termina con il divorzio. La sofferenza che ne deriva è incommensurabile (…).  
     Possiamo e dobbiamo sviluppare una nuova cultura che favorisca la tenerezza e la fedeltà. Solo questa cultura può generare felicità tra i coniugi e aiutare i figli a crescere felici”.


12. QUELLO CHE RICEVIAMO NELLA CHIESA

E’ nella Chiesa che riceviamo tutto il necessario per vivere in modo diverso da  chi cancella Dio dalla propria vita e anche in modo diverso da una “famiglia” da telenovela.

E mentre riceviamo il necessario, che cosa possiamo fare?

Possiamo, come famiglie e come membri di una famiglia, trasmettere i doni ricevuti: non era forse questo lo scopo del secondo anno pastorale “Famiglia, comunica la tua fede”?

Forse è necessario mettere ancora una volta a fuoco i doni ricevuti e da comunicare fedelmente e in modo vitale.

Ci proviamo.

 

12.1 - IL DONO DELLA PAROLA DI DIO – La Parola di Dio è quel racconto ispirato che parla di vicende, di persone, di verità, di fatti, di idee che ci tirano dentro nel mondo di Dio; ci fanno gustare il difficile e progressivo cammino del Popolo di Dio e ci conduce alla Comunità di Gesù Cristo, la Chiesa.

Nel nostro ambito di Chiesa locale la Parola di Dio è sempre “a disposizione”; non solo nelle celebrazioni, come è ovvio; ma per radio (Radio Città Bollate, FM 101.7), sul settimanale “insieme”, ovunque.

Bisogna essere aperti e fiduciosi nella forza e potenza della Parola di Dio: è solo così  che permettiamo a Dio di fare sì che “Tutto sia Cristo per noi” (s. Ambrogio).

Proprio “per noi”, perché il Signore Gesù Cristo è la risposta vera alle domande vere: domande che Lui stesso, attraverso le vicende della vita e attraverso la sua Parola, aiuta a formulare.

Bisognerebbe valorizzare di più la “presenza della Parola di Dio” nei vari momenti e, naturalmente, farla diventare punto effettivo di riferimento personale e familiare: perché - ha detto una volta qualcuno - la Parola di Dio raccoglie la polvere in un angolo remoto della casa e non è invece aperta, in vista di tutti e con possibilità di usarla da parte di ciascuno?

Posso suggerire di creare un angolo, su un mobile, in cui tenere aperta e a disposizione la Bibbia?

La Liturgia delle Ore (particolarmente con i Vespri celebrati comunitariamente) è a disposizione in ogni angolo della nostra Chiesa.

Anche le Lettere dell’Arcivescovo, essendo “Parola di Dio tradotta”, sono a disposizione di tutti.

Nelle lettere pastorali dell’Arcivescovo, la Parola è tradotta in  idee e scelte pastorali, così che aiuta a vivere ogni anno un  aspetto del “modo ambrosiano” di annunciare il vangelo, di vivere e testimoniare il vangelo e l’appartenenza a Gesù Cristo e alla sua Chiesa.

La Parola di Dio passa anche attraverso le occasioni di formazione cristiana. Anzi, di più, passa attraverso le occasioni per metterla concretamente in pratica (pensiamo alle proposte di volontariato, all’azione caritativa, ecc.).

Non dimentichiamo allora la prima lettera dell’arcivescovo sulla Famiglia, 2006/2007: “Famiglia, ascolta la Parola di Dio”.

 

12.2 - IL DONO DELLA FEDE BATTESIMALE – Il dono del Battesimo è la radice di tutto; è la prima vocazione di ciascuno che si realizza.

Ma chi chiede il Battesimo? E’ la Famiglia nella quale è nato un bambino.

Chiede il Sacramento solo per tradizione? Certo, è già qualcosa; da lì ci si può evolvere anche nella fede… ma quanto durerà una tradizione così labile e incerta?

Eppure il Battesimo resta la radice di tutto e l’occasione per prenderne coscienza.

Gesù Cristo non lo si incontra quando vogliamo noi, ma anzitutto quando Lui ha deciso di offrirsi a noi. E quel primo fondamentale incontro ha dei nomi precisi come autori della scelte: padre e madre del bambino; e una data precisa: il giorno del Battesimo.

Anche chi dovrà crescere molto, aprirà prima o poi gli occhi e riconoscerà il Signore molto più tardi, ma non potrà non partire da quel giorno; magari se ne dimenticherà, ma sarà “costretto” a riconoscere che tutto era già cominciato quel giorno.

Nelle nostre famiglie si valorizzi il giorno del Battesimo: non vi sfugga la data posta sulla pergamena-ricordo che da anni do ai Battezzati. E’ un giorno nascosto ma del quale fare costante memoria, così che la grazia di Dio possa agire nella vita di un cristiano con sempre nuovo vigore.

E’ al Battesimo che è stato consegnato per la prima volta il Credo. Lì è la prima “Traditio Symboli”, che poi noi, insieme, celebriamo annualmente nel sabato che precede la Domenica delle Palme.

 

12.3 -  IL DONO DELL’EUCARISTIA -  L’Eucaristia è la ragione dell’essere cristiani; è lo stile di vita dei cristiani; è la molla dell’impegno cristiano; è il terreno di verifica dello spirito di comunione; è la roccia su cui si fonda la vita di una comunità. E anche della piccola comunità che è la Famiglia!

Senza che una famiglia partecipi all’Eucaristia e della forza dell’Eucaristia, mancano la carità e la  speranza… questa famiglia muore. Dall’Eucaristia vengono le esigenze  più coinvolgenti per la vita personale, familiare, sociale.

Non perché l’Eucaristia “preveda tutto”, ma perché ispira tutto, “condiziona tutto”, misura tutto, mette positivamente in crisi tutto.

Per questo le nostre famiglie non si accontenteranno di partecipare passivamente all’Eucaristia, ma vi troveranno la forza di vivere proprio come famiglia che si ama, sperimentando l’amore crocifisso che si dona.

L’Eucaristia spinge a vivere con il Signore, per il Signore, come il Signore.


13. LA "SCALETTA" DELLA VITA CRISTIANA FAMILIARE


Possiamo arrivare  a ricordarci un minimo di punti di riferimento?

 

13.1 -  LA PREGHIERA QUOTIDIANA: non può mancare.

Chi si ricorda, però, che la preghiera è anzitutto dialogo con Dio? E che per dialogare, bisogna prima ascoltare e solo dopo parlare? Ascolto Dio che nella sua Parola si rivolge a me e rispondo alle domande che mi suscita.

Come famiglia, ascoltiamo insieme la Parola di Dio e gli diciamo quello che pensiamo, quello che viviamo, quello che  desideriamo fare per metterla in pratica…

 

13.2 - I SACRAMENTI: fanno vivere il cristiano e le famiglie cristiane.

Se non li celebriamo, ci autotagliamo fuori dai doni di Dio.

Oltre la Messa domenicale, il sacramento della Riconciliazione, così fondamentale per una famiglia in pace. E poi gli altri Sacramenti, vissuti non come “tagliandi” da fare o ticket da pagare…

 

13.3 -  LA PAROLA DELLA CHIESA: la accoglieremo con grande attenzione e rispetto, perché è annuncio della vita secondo il Vangelo; non è occasione di dibattiti e  critiche (lo fanno già i giornali), ma occasione per accogliere serenamente e con disponibilità la Verità del Vangelo con parole adatte a noi di oggi.

 

13.4 -  SOCIALIZZIAMO! Noi, come famiglia, abbiamo bisogno di entrare in comunicazione con le altre famiglie: anche qui le occasioni non mancano.

Crescere insieme permette di uscire di Chiesa e di entrare nella vita di ogni giorno per testimoniare la grandezza di Dio, la vicinanza del suo Figlio Gesù Cristo, la forza dello Spirito Santo, la bellezza della Chiesa e di tutta la vita cristiana.

E così possiamo portare a tutti un vero dono di cultura cristiana, di mentalità cristiana, di visione cristiana della vita: che oggi sembra mancare in tanti più o meno radicalmente.

E’ il compito cui Dio ci chiama e del quale essere orgogliosi e grati.

Per essere “anima del mondo” siamo continuamente richiamati alla necessità di mettere il Signore al centro della nostra vita, nella tradizione di s. Ambrogio, così capace di rinnovamento e di azione, di proposta, di dialogo costruttivo…: “anima del mondo”, appunto.


14. CONCLUSIONI

Perché possa essere “anima del mondo” ogni nostra famiglia non può rinunciare a:

essere una famiglia gioiosamente “inquieta”, in ricerca della volontà di Dio e mai sazia dei risultati raggiunti;

essere una famiglia serenamente grata di appartenere alla Chiesa, e alla Chiesa di oggi;

essere una famiglia fortemente capace di restituire i doni ricevuti.

Ricordate, allora tre “non” e tre “sì”:

 

NON annegate nei problemi di oggi, quasi siano insuperabili: ciascuna epoca riceve dal Signore la grazia e la forza per affrontare i problemi del tempo;

 

NON fate avanzare il facile deserto spirituale, che in tanti ha già raso al suolo ogni buona disposizione;

 

NON spaventatevi se il Vangelo vi chiama ad andare controcorrente.

 

SI’ a una ritorno della preghiera familiare, segreta forza per non perdersi;

 

SI’ a un ritorno familiare in Oratorio, come luogo di aggregazione e riferimento educativo cristiano: in Oratorio con i figli!

 

SI’ a impegni di collaborazione per l’annuncio del Vangelo e per la trasmissione della fede e della vita cristiana: solo facendosi “missionari” si conserva il Vangelo vivo nel cuore.

 

***

La Parrocchia vi è vicina, care famiglie bollatesi. In particolare vi è vicino il parroco, che vede in voi il luogo della speranza non solo per una Chiesa migliore, ma anche per una società bollatese migliore. Sì, abbiamo questa forte speranza. La Madonna Ausiliatrice, dall’alto del  campanile dei cent’anni (ormai 101), ci protegga e ci ispiri.

Buon proseguimento con gli anni della Famiglia ormai alle spalle, ma da non dimenticare perché sono il trampolino di lancio verso un più consapevole futuro.

 

 

 

Bollate, 24 giugno 2009, solennità della Natività di san Giovanni Battista