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Giovanni Mariano, parroco di S.Martino e prevosto di Bollate FAMIGLIA: BELLA E IMPOSSIBILE?
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UNA INTRODUZIONE CURIOSA Una storia d’altri tempi. Non del tutto remoti per me ma remotissimi per i giovani e per la “cultura” attuale. Ricordo, più di quaranta anni fa, quando ero studente alla Cattolica, di aver conosciuto due ragazze, tramite due docenti di lingue: una studentessa francese di Bordeaux e una giapponese di Tokyo. “Conoscersi”, allora, significava corrispondere per lettera (cose ben diverse da quelle che succedono oggi); difatti con una scrivevo lettere in francese, con l’altra in inglese (evidentemente non in giapponese). Ci siamo conosciuti bene, a distanza; ci scrivevamo di tutto (così ci si esercitava tanto). Allora non c’era Internet; ma anche il solo telefono era irraggiungibile. Ci andava benissimo la normale posta che, allora, sembrava discretamente sicura e veloce. Si parlava proprio di tutto; e anche del nostro futuro, degli studi, della professione e della nostra futura famiglia. Allora non avevo assolutamente in mente di diventare prete e parlare di famiglia da fondare era naturale. Solo che, con mia sorpresa, proprio su questo argomento il dialogo a distanza si inceppava. La studentessa francese, arrivati al punto, “glissava” (mi permetto questo “francesismo”) e rispondeva raccontando tutto della festa della vendemmia lungo la Garonne e della bellezza degli stagni rivieraschi (e mi mandava tante cartoline stupende). La studentessa giapponese semplicemente non capiva. Ho capito io, dopo. In quella zona della Francia, come nel resto della Francia, le famiglie da tempo si disfacevano in abbondanza grazie al divorzio facile (cosa impensabile in Italia, per allora). E in Giappone l’idea di famiglia era diversa, forse molto diversa, con una strana mescolanza di instabilità all’americana innestata sul loro medioevo familiare non ancora concluso (parlo degli anni Sessanta…); e, comunque, i giovani giapponesi –mi faceva capire– ne parlavano pochissimo e con distacco, come se metter su famiglia o il suo contrario fosse equivalente. E, comunque, non fosse una gran scelta di vita. Se avessi avuto corrispondenze americane, avrei toccato con mano fenomeni iniziati almeno trenta-quarant’anni prima… Perché questa strana introduzione? Per dire che in questi ultimi decenni sono arrivati anche da noi fenomeni disgregatori della famiglia già vissuti tempo prima da altri paesi. E come io non ho capito subito che cosa stava dietro ai discorsi sull’amore e sulla famiglia (e ai loro silenzi), forse anche noi italiani –con divorzio, aborto e tanto altro– non abbiamo capito in quale direzione disastrosa stavamo mettendoci, ripetendo errori e drammi già vissuti.. E’ sempre difficile capire i cambiamenti che confliggono con i nostri valori cristiani, la nostra mentalità e pratica della famiglia. Ma è ciò che oggi abbiamo davanti con tante famiglie attuali, nelle quali, per giunta, la vita cristiana si è così affievolita che, davvero, non resta da fare che una… ri-evangelizzazione (ormai lo dicono tutti). *** L’anno pastorale 2008/2009 praticamente appena concluso è stato il terzo e ultimo dedicato al tema della famiglia. L’Arcivescovo, con le sue tre magistrali lettere-programma ha detto l’essenziale. Il punto di partenza è, anche per la famiglia, l’ascolto della Parola di Dio (2006/2007); la fede suscitata e ricevuta in dono va comunicata, ed è proprio la famiglia il primo luogo di comunicazione (2007/2008); la famiglia può così diventare “lettera viva” per il mondo, un mondo da amare e animare cristianamente da parte della famiglia (2008/2009). Tutti i testi delle tre lettere dell’Arcivescovo sono stati messi a disposizione dal momento della loro pubblicazione. E poi, su Internet, nel sito della Diocesi, sono comunque reperibili (ricordo che il sito della Diocesi www.chiesadimilano.it è raggiungibile anche tramite il sito della Parrocchia www.sax.it/sanmartino). Ora, un povero parroco, che cosa può aggiungere a quello che ha detto il suo Vescovo?
1. TUTTI ABBIAMO RIFLETTUTO SU QUEI TESTI.... Do per scontato che (quasi) tutti abbiano riflettuto sul quello che ha detto il nostro Arcivescovo; non ripeterò quasi nulla rispetto a quanto ha già detto: naturalmente, da parroco, scendo sul pratico, sul concreto, sul “da farsi”, a partire da quello che già si fa, perché la famiglia -avendo ascoltato la Parola e così attrezzata per comunicare la propria fede- si dia un programma, rispetti una regola, individui passi concreti, perché dalle alte parole si passi a uno stile quotidiano. E ci si muova con maggior velocità, nel seguire il Vangelo. Dice l’Arcivescovo a pagina 38 (§ 11) della terza lettera: “Rivolgo anche quest’anno uno sguardo carico di fiducia e di speranza a tutte le famiglie, in particolare a quelle che vorranno affrontare insieme a molte altre questo cammino, meglio questa “missione” esaltante e irrinunciabile per il bene di ogni famiglia e dell’intera società: divenire anima del mondo”. Di questo mondo da amare con sempre nuovo vigore, perché da sempre immensamente amato da Dio stesso in Gesù: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Giovanni 3,16)”. 2. UNA LETTERA CHE NON SARA’ CERTO “I PROMESSI SPOSI”-BIS Talvolta mi domando: che fine hanno fatto le mie prime cinque “lettere” ai Bollatesi miei parrocchiani? Qualcuno mi ha detto: “Davvero utili”. Qualcun altro: “Tempo perso, tanto la gente non cambia”. E un altro ancora: “Ho sentito per due anni la mancanza di questa comunicazione”. Certo, si potrebbe aggiungere: con tre anni dedicati alla famiglia e tre lettere del cardinale che cosa dire di più? Già le tre lettere del nostro Arcivescovo fanno un volume alto quasi come “I Promessi Sposi” e il rischio è di creare inflazione anche in questo campo. Ma credo che, con chi è disponibile a riflettere, possiamo fare un piccolo cammino, insieme, offrendo qualche spunto applicativo e qualche parola di fiducia, che di questi tempi non può che essere molto preziosa. Sono davanti agli occhi le difficoltà crescenti delle nostre famiglie, da ogni punto di vista, compresa la crisi economica che imperversa di questi tempi: e allora qualche indicazione di rotta e qualche parola di fiducia sono sicuramente le benvenute. Fiducia nella potenza della Parola di Dio; fiducia nei cammini fatti percorrere dalla Chiesa e che daranno sicuramente frutti; fiducia nella ragione e nel cuore delle persone, “costrette” dalla vita a misurarsi con problemi familiari e sociali molto grandi, e a riflettere e decidere.
Non pretendo di fare sintesi adeguata di questi tre anni di percorso pastorale diocesano, ma desidero solo aiutare tutti i miei parrocchiani ad avere qualche idea in più circa quello che “possiamo fare”, insieme pastore e popolo di Dio, oggi, in famiglia (le nostre concrete famiglie) per comunicare la fede, così che ogni membro della famiglia entri nella logica dell’essere “anima del mondo”; e anzitutto perchè entri nel mistero della bontà di Dio, che nella Chiesa ci raggiunge e ci spinge a essere anima del mondo. E’ un tentativo in più, magari insufficiente. Ma dato che non sbaglia mai solo chi non fa niente (o non dice niente o non propone niente…) meglio offrire uno strumento deficitario che il nulla; “Meglio sbagliare avendo fatto o deciso qualcosa, piuttosto che non fare affatto”, diceva il cardinale Martini.
Chiesero a Giovanni Battista: “Che cosa dobbiamo fare?” (Lc 3,10). E Giovanni Battista rispose. Anch’io, senza pretendere nulla, provo a “sciogliere il legaccio dei sandali” di Giovanni Battista, mentre lui non si sentiva degno di farlo verso Gesù. Provo ad aiutare concretamente le nostre famiglie e ogni membro in esse, anche con questa piccola lettera aperta, semplice, confidenziale.
Sento spesso le parole di mogli e mariti che faticano ad essere gente di fede e quindi faticano a comunicare la fede ai giovani. Perché questa fatica? Forse perché tanti giovani, oggi, sono “meno giovani” della loro età anagrafica già problematica. Le famiglie soffrono per queste sfasature: per definizione, un giovane dovrebbe essere in ricerca e quindi aperto a ogni contributo. Il giovane dovrebbe essere in ricerca di Qualcuno che dia senso alla propria vita; non tutto si può ridurre a internet esasperato, ipod, discoteca che addormenta nonostante i decibel sparati verso il cielo, sesso usa e getta, droga che lascia solo stracci. Non può essere tutta qui la vita di un adolescente o di un giovane. Giovani seri e in ricerca ce ne sono e Dio sa quanti vorrei che ce ne fossero in più… Sappiamo dall’esperienza, che in famiglia oggi non avviene una buona comunicazione. Eppure tutti sono convinti che la fede deve vedere il primo passo in famiglia, altrimenti Dio somiglia al padre che non ti capisce e che tu non vuoi capire; la Chiesa somiglia alla madre che rampogna: solo nel gruppo (nel branco) si può evadere. Ma anche qui: le tre forme di fiducia di cui parlavo prima (alla fine del § 2) possono aiutare in modo significativo o addirittura determinante. Il primo passo della fede nasce in famiglia. E’ per questo motivo che tento di offrire, in questa lettera, qualche “attrezzo di lavoro” immediatamente utilizzabile. Presuppongo che ci sia voglia di dialogo in famiglia, voglia di religiosità seria, voglia di ascolto di Dio, fatto insieme. Marito/padre con moglie/madre e figli, insieme. Difficile, ma solo “insieme” può veramente riuscire. Bisogna provare. Oltre alle tre lettere del Cardinale Tettamanzi, prendo spunto anche da una lettera del Cardinale Martini, forse un po’ dimenticata. Era la lettera “Parlo al tuo cuore”, del lontano 1997, una delle sue più belle che, in sintonia con quelle del Cardinale Dionigi, può sostenere il piccolo tentativo che voglio fare proprio per attrezzare le nostre famiglie a diventare “anima del mondo”.
Anzitutto, non spaventiamoci del “mondo”: è ben stretto nelle mani del Signore e il Vangelo è quel seme particolare che ha bisogno di morire nella terra per far spuntare foglie e frutti. “Mondo” (vedi quello che ne pensa san Giovanni nel suo Vangelo) è chi si oppone a Dio; ma, paradossalmente, anche un nemico di Dio può convertirsi, se viene aiutato, perchè Dio ha tanto amato anche questo “mondo” lontano. Se c’è qualcosa per la quale possiamo spaventarci è questa: se non abbiamo problemi; se la nostra religiosità è diventata solo una abitudine. Non siamo “cristiani inquieti”, direbbe il cardinal Martini o non siamo (stavolta penso a me stesso e al resto dei preti) preti che sappiano “inquietare la falsa pace delle coscienze”, come dice una orazione tra le più belle della nostra Liturgia ambrosiana. E’ facile, ma rischioso, scoprirsi omologati al “mondo”.
Non spaventiamoci della preoccupante situazione di tante famiglie. Precaria da tanti punti di vista; una precarietà, purtroppo, corrispondente a fattori che interagiscono e producono i disagi ben noti. Dice l’Arcivescovo al n. 11 della lettera “Famiglia diventa anima del mondo”: “Dopo aver richiamato le caratteristiche essenziali della famiglia come soggetto ecclesiale e sociale viene spontaneo domandarsi: c’è ancora posto nella nostra attuale società per una famiglia così intesa (…) sotto il profilo umano e cristiano?”. Naturalmente do per scontato che la caratteristica originale della famiglia sia nota; sicuramente è nota alle oltre 400 coppie che ho avviato al Matrimonio in questi otto anni e mezzo: speriamo non se le siano dimenticate. L’unica cosa che mi consola è sapere che poche di quelle 400 coppie hanno avuto difficoltà fino a disfarsi… Allora, che cosa fare?
Intendiamoci bene: l’inquietudine cui mi riferisco è quella che il Cardinale Martini definisce “inquietudine del cuore”, cioè la ricerca appassionata di Dio, della Verità e di come meglio collaborare alla salvezza del mondo.
Chi, davanti allo scorrere del tempo e dell’unica vita terrestre che ci è data, finisce per non cercare più niente, non è nella condizione di trovare alcun senso a quel che succede.
10 . IL TESORO DI TANTE VITE
Arrendiamoci insieme a Dio, riconoscendolo come Nostro
Signore; qui, nella Chiesa, si impara a pensare, a fare, a scegliere come lui.
Da questo punto di vista, durante il cammino di revisione della fede e della
vita con i fidanzati, è bello anche recuperare un documento di papa Paolo VI,
conosciuto come “l’enciclica contro la pillola”, mentre, in realtà, parla
anzitutto dell’amore vero, della grandezza dell’amore umano e della famiglia,
davvero “piccola Chiesa”, in cui si vive donandosi reciprocamente fino al
sacrificio di sé (Lettera enciclica “Humanae Vitae”, 1968).
Se un figlio capisce questo, può andare verso un Matrimonio oppure verso una
consacrazione totale a Dio: ma è drammatico quando ci si mette insieme con
motivazioni carenti o immature.
Drammatico anche quando consideriamo la diminuzione drastica (in Italia e nel
resto d’Europa) di chi si consacra a Dio nella Chiesa. E’ drammatico veder
diminuire famiglie vere; è drammatico vedere che mancano giovani che vanno verso
il Sacerdozio: non sarà per caso che, non avendo capito l’Amore vero, è inutile
rinunciare a ciò che non si stima?
Sono due problemi profondamente collegati.
Molti pensano alla morale dell’amore solo come a discorso di divieti. Credo,
però, che se viene spiegata bene la grandezza dell’amore coniugale ai fidanzati
(i quali provengono da tutte le esperienze possibili), proprio a partire dall’Humanae
Vitae, restano colpiti dalla bellezza e concretezza delle parole della Chiesa. E
capiscono verso quali mete devono, insieme, camminare, senza scoraggiarsi dei
propri limiti e anche dei propri peccati.
Ha scritto il card. Martini: “La Chiesa deve lavorare a una nuova cultura della
sessualità e della relazione. Deve farlo anche per contribuire a risolvere un
problema fondamentale nei paesi occidentali: un matrimonio su due o su tre
termina con il divorzio. La sofferenza che ne deriva è incommensurabile (…).
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E’ nella Chiesa
che riceviamo tutto il necessario per vivere in modo diverso da chi cancella
Dio dalla propria vita e anche in modo diverso da una “famiglia” da telenovela.
E mentre
riceviamo il necessario, che cosa possiamo fare?
Possiamo, come
famiglie e come membri di una famiglia, trasmettere i doni ricevuti: non era
forse questo lo scopo del secondo anno pastorale “Famiglia, comunica la tua
fede”?
Forse è
necessario mettere ancora una volta a fuoco i doni ricevuti e da comunicare
fedelmente e in modo vitale.
Ci proviamo.
12.1 - IL DONO DELLA PAROLA DI DIO –
La Parola di Dio è quel racconto ispirato che parla di vicende, di persone, di
verità, di fatti, di idee che ci tirano dentro nel mondo di Dio; ci fanno
gustare il difficile e progressivo cammino del Popolo di Dio e ci conduce alla
Comunità di Gesù Cristo, la Chiesa.
Nel nostro
ambito di Chiesa locale la Parola di Dio è sempre “a disposizione”; non solo
nelle celebrazioni, come è ovvio; ma per radio (Radio Città Bollate, FM 101.7),
sul settimanale “insieme”, ovunque.
Bisogna essere
aperti e fiduciosi nella forza e potenza della Parola di Dio: è solo così che
permettiamo a Dio di fare sì che “Tutto sia Cristo per noi” (s. Ambrogio).
Proprio “per
noi”, perché il Signore Gesù Cristo è la risposta vera alle domande vere:
domande che Lui stesso, attraverso le vicende della vita e attraverso la sua
Parola, aiuta a formulare.
Bisognerebbe
valorizzare di più la “presenza della Parola di Dio” nei vari momenti e,
naturalmente, farla diventare punto effettivo di riferimento personale e
familiare: perché - ha detto una volta qualcuno - la Parola di Dio raccoglie la
polvere in un angolo remoto della casa e non è invece aperta, in vista di tutti
e con possibilità di usarla da parte di ciascuno?
Posso suggerire
di creare un angolo, su un mobile, in cui tenere aperta e a disposizione la
Bibbia?
La Liturgia
delle Ore (particolarmente con i Vespri celebrati comunitariamente) è a
disposizione in ogni angolo della nostra Chiesa.
Anche le
Lettere dell’Arcivescovo, essendo “Parola di Dio tradotta”, sono a disposizione
di tutti.
Nelle lettere
pastorali dell’Arcivescovo, la Parola è tradotta in idee e scelte pastorali,
così che aiuta a vivere ogni anno un aspetto del “modo ambrosiano” di
annunciare il vangelo, di vivere e testimoniare il vangelo e l’appartenenza a
Gesù Cristo e alla sua Chiesa.
La Parola di
Dio passa anche attraverso le occasioni di formazione cristiana. Anzi, di più,
passa attraverso le occasioni per metterla concretamente in pratica (pensiamo
alle proposte di volontariato, all’azione caritativa, ecc.).
Non
dimentichiamo allora la prima lettera dell’arcivescovo sulla Famiglia,
2006/2007: “Famiglia, ascolta la Parola di Dio”.
12.2 - IL DONO DELLA FEDE BATTESIMALE
– Il dono del Battesimo è la radice di tutto; è la prima vocazione di ciascuno
che si realizza.
Ma chi chiede
il Battesimo? E’ la Famiglia nella quale è nato un bambino.
Chiede il
Sacramento solo per tradizione? Certo, è già qualcosa; da lì ci si può evolvere
anche nella fede… ma quanto durerà una tradizione così labile e incerta?
Eppure il
Battesimo resta la radice di tutto e l’occasione per prenderne coscienza.
Gesù Cristo non
lo si incontra quando vogliamo noi, ma anzitutto quando Lui ha deciso di
offrirsi a noi. E quel primo fondamentale incontro ha dei nomi precisi come
autori della scelte: padre e madre del bambino; e una data precisa: il giorno
del Battesimo.
Anche chi dovrà
crescere molto, aprirà prima o poi gli occhi e riconoscerà il Signore molto più
tardi, ma non potrà non partire da quel giorno; magari se ne dimenticherà, ma
sarà “costretto” a riconoscere che tutto era già cominciato quel giorno.
Nelle nostre
famiglie si valorizzi il giorno del Battesimo: non vi sfugga la data posta sulla
pergamena-ricordo che da anni do ai Battezzati. E’ un giorno nascosto ma del
quale fare costante memoria, così che la grazia di Dio possa agire nella vita di
un cristiano con sempre nuovo vigore.
E’ al Battesimo
che è stato consegnato per la prima volta il Credo. Lì è la prima “Traditio
Symboli”, che poi noi, insieme, celebriamo annualmente nel sabato che precede la
Domenica delle Palme.
12.3 - IL DONO DELL’EUCARISTIA -
L’Eucaristia è la ragione dell’essere cristiani; è lo stile di vita dei
cristiani; è la molla dell’impegno cristiano; è il terreno di verifica dello
spirito di comunione; è la roccia su cui si fonda la vita di una comunità. E
anche della piccola comunità che è la Famiglia!
Senza che una
famiglia partecipi all’Eucaristia e della forza dell’Eucaristia, mancano la
carità e la speranza… questa famiglia muore. Dall’Eucaristia vengono le
esigenze più coinvolgenti per la vita personale, familiare, sociale.
Non perché
l’Eucaristia “preveda tutto”, ma perché ispira tutto, “condiziona tutto”, misura
tutto, mette positivamente in crisi tutto.
Per questo le
nostre famiglie non si accontenteranno di partecipare passivamente
all’Eucaristia, ma vi troveranno la forza di vivere proprio come famiglia che si
ama, sperimentando l’amore crocifisso che si dona.
L’Eucaristia
spinge a vivere con il Signore, per il Signore, come il Signore.
13.1 - LA PREGHIERA QUOTIDIANA:
non può mancare.
Chi si ricorda,
però, che la preghiera è anzitutto dialogo con Dio? E che per dialogare, bisogna
prima ascoltare e solo dopo parlare? Ascolto Dio che nella sua Parola si rivolge
a me e rispondo alle domande che mi suscita.
Come famiglia,
ascoltiamo insieme la Parola di Dio e gli diciamo quello che pensiamo, quello
che viviamo, quello che desideriamo fare per metterla in pratica…
13.2 - I SACRAMENTI:
fanno vivere il cristiano e le famiglie cristiane.
Se non li
celebriamo, ci autotagliamo fuori dai doni di Dio.
Oltre la Messa
domenicale, il sacramento della Riconciliazione, così fondamentale per una
famiglia in pace. E poi gli altri Sacramenti, vissuti non come “tagliandi” da
fare o ticket da pagare…
13.3 - LA PAROLA DELLA CHIESA:
la accoglieremo con grande attenzione e rispetto, perché è annuncio della vita
secondo il Vangelo; non è occasione di dibattiti e critiche (lo fanno già i
giornali), ma occasione per accogliere serenamente e con disponibilità la Verità
del Vangelo con parole adatte a noi di oggi.
13.4 - SOCIALIZZIAMO!
Noi, come famiglia, abbiamo bisogno di entrare in comunicazione con le altre
famiglie: anche qui le occasioni non mancano.
Crescere
insieme permette di uscire di Chiesa e di entrare nella vita di ogni giorno per
testimoniare la grandezza di Dio, la vicinanza del suo Figlio Gesù Cristo, la
forza dello Spirito Santo, la bellezza della Chiesa e di tutta la vita
cristiana.
E così possiamo
portare a tutti un vero dono di cultura cristiana, di mentalità cristiana, di
visione cristiana della vita: che oggi sembra mancare in tanti più o meno
radicalmente.
E’ il compito
cui Dio ci chiama e del quale essere orgogliosi e grati.
Per essere
“anima del mondo” siamo continuamente richiamati alla necessità di mettere il
Signore al centro della nostra vita, nella tradizione di s. Ambrogio, così
capace di rinnovamento e di azione, di proposta, di dialogo costruttivo…: “anima
del mondo”, appunto.
Perché possa essere “anima del mondo” ogni nostra famiglia non può rinunciare a: essere una famiglia gioiosamente “inquieta”, in ricerca della volontà di Dio e mai sazia dei risultati raggiunti; essere una famiglia serenamente grata di appartenere alla Chiesa, e alla Chiesa di oggi; essere una famiglia fortemente capace di restituire i doni ricevuti. Ricordate, allora tre “non” e tre “sì”:
NON annegate nei problemi di oggi, quasi siano insuperabili: ciascuna epoca riceve dal Signore la grazia e la forza per affrontare i problemi del tempo;
NON fate avanzare il facile deserto spirituale, che in tanti ha già raso al suolo ogni buona disposizione;
NON spaventatevi se il Vangelo vi chiama ad andare controcorrente.
SI’ a una ritorno della preghiera familiare, segreta forza per non perdersi;
SI’ a un ritorno familiare in Oratorio, come luogo di aggregazione e riferimento educativo cristiano: in Oratorio con i figli!
SI’ a impegni di collaborazione per l’annuncio del Vangelo e per la trasmissione della fede e della vita cristiana: solo facendosi “missionari” si conserva il Vangelo vivo nel cuore.
*** La Parrocchia vi è vicina, care famiglie bollatesi. In particolare vi è vicino il parroco, che vede in voi il luogo della speranza non solo per una Chiesa migliore, ma anche per una società bollatese migliore. Sì, abbiamo questa forte speranza. La Madonna Ausiliatrice, dall’alto del campanile dei cent’anni (ormai 101), ci protegga e ci ispiri. Buon proseguimento con gli anni della Famiglia ormai alle spalle, ma da non dimenticare perché sono il trampolino di lancio verso un più consapevole futuro.
Bollate, 24 giugno 2009, solennità della Natività di san Giovanni Battista
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